desc

Il social Parler di nuovo online. Dopo Capitol Hill terra bruciata dai Big Tech

TECH
Edit article
Set prefered

Il social Parler di nuovo online. Dopo Capitol Hill terra bruciata dai Big Tech

Senza il fondatore John Matze, la piattaforma torna tra mille incognite

Senza il fondatore John Matze, la piattaforma torna tra mille incognite

Il social network Parler è di nuovo online e i suoi vecchi utenti possono commentare e pubblicare contenuti. Nelle prossime settimane la piattaforma dovrebbe aprire anche ai nuovi iscritti. La storia del sito fondato da John Matze, l’ex CEO licenziato poche settimane fa, si collega ai drammatici fatti di Capitol Hill del 6 gennaio scorso. Dopo le violenze, si è subito acceso un dibattito attorno al ruolo dei social nell’organizzazione e nella diffusione di contenuti fake che hanno aizzato la folla contro il Campidoglio. A seguito della scelta di Twitter di sospendere – prima temporaneamente e poi permanentemente – l’ex presidente Donald Trump, in molti avevano fatto il nome di Parler come di un nuova possibile piattaforma che avrebbe accolto il tycoon e i suoi sostenitori. Così, in quei giorni concitati, giganti come Google, Apple e Amazon hanno tolto l’app dai propri store e oscurato il sito con un’operazione unilaterale senza precedenti.

Leggi anche: Che cos’è Parler. E perché Trump cerca un social dopo il ban di Twitter

Parler: dichiarazione d’indipendenza

Dopo aver incassato la sua seconda vittoria contro il secondo impeachment (non era mai accaduto nella storia USA), Donald Trump sarebbe pronto a tornare dopo oltre un mese di silenzio letteralmente inaudito per un animale politico che aveva abituato l’opinione pubblica mondiale a esternazioni continue a colpi di tweet. Ma come è possibile stare online senza affidarsi ai giganti del tech? Secondo un comunicato stampa citato da The Verge, Parler si sarebbe affidato a una tecnologia “indipendente”. A gennaio la società aveva registrato il proprio dominio con Epik, web hosting company che già accoglie diversi siti dell’estrema destra che hanno subìto un processo di “deplatform” (ovvero sono stati oscurati).

Leggi anche: Parler, licenziato il CEO John Matze. Social usato durante irruzione a Capitol Hill

Parler di nuovo online dovrà comunque affrontare tutte le difficoltà del caso: mancare dagli store di Apple e Google potrebbe essere un problema. D’altra parte il dibattito sul futuro dei social non si è certo esaurito dopo i fatti di Capitol Hill. E mentre il CEO di Twitter, Jack Dorsey, studia un futuro diverso e decentralizzato per la sua piattaforma, l’estrema destra sembra ancora alla ricerca di un riscatto dopo le forti (e, detta di molti, tardive) prese di posizione da parte di Facebook&Co nei confronti di contenuti ritenuti violenti e fake.

Leggi anche: QAnon, il golpe nato sui social. Dalle fake news all’irruzione a Capitol Hill