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Addio pitch? Il Venture Capital sceglierà in quali startup investire con l’AI

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Addio pitch? Il Venture Capital sceglierà in quali startup investire con l’AI

Sarà così nel 75% dei casi. A dirlo è una ricerca di Gartner

Sarà così nel 75% dei casi. A dirlo è una ricerca di Gartner

Il 75% dei fondi di Venture Capital e degli investitori su aziende early stage orienterà i propri giudizi e investimenti basandosi su algoritmi e intelligenza artificiale. Non fra qualche decennio, ma già entro il 2025. Stando una ricerca di Gartner, l’AI e l’utilizzo dei dati in generale diventeranno strumenti sempre più frequenti, fino a diventare predominanti nel campo del capitale di rischio. Come si legge su Venture Beat, uno dei siti di riferimento per il mondo VC negli USA, tutto questo potrebbe portare a una perdita di importanza dei pitch e delle presentazioni dei dati finanziari per convincere gli investitori a credere (e investire) in una particolare startup.

Investire: sì o no?

Secondo Patrick Stakenas, direttore senior della ricerca di Gartner, la valutazione delle startup – soprattutto quelle early stage – si sta spostando dagli aspetti qualitativi a quelli quantitativi, frutto di analisi di dati che affiancano la decisione degli investitori di Venture Capital. «Questi dati – ha commentato Stakenas – vengono sempre più utilizzati per costruire modelli sofisticati in grado di determinare meglio la fattibilità, la strategia e il potenziale risultato di un investimento in un breve lasso di tempo. Domande come “quando investire”, “dove investire” e “quanto investire” stanno diventando quasi automatiche».

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Attenzione ai bias

Elementi qualitativi come la composizione del team e le competenze interne a una startup sotto esame potranno dunque essere misurati sotto forma di dato, senza per forza di cose essere sminuiti. Chi sta già operando con l’intelligenza artificiale è Signalfire, fondo di Venture Capital con sede a San Francisco: attraverso la sua piattaforma proprietaria Beacon, che costa 10 milioni di dollari all’anno, la società riesce a monitorare le prestazioni di oltre 6 milioni di aziende, pescando da 10 milioni di fonti di dati, tra cui pubblicazioni accademiche e registri di brevetti. Tutto questo le consente di poter arrivare prima di altri competitor, proprio quando un’azienda innovativa mostra ottime performance in base ai dati elaborati dall’intelligenza artificiale.

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La previsione di Gartner non deve suggerire un futuro in cui i fondi di Venture Capital si affideranno anima e corpo all’intelligenza artificiale e agli algoritmi. Per rifuggire da questo scenario, è eloquente l’esempio citato da Venture Beat: lo scorso anno l’Harvard Business Review aveva realizzato un algoritmo di investimento per capire se le scelte compiute sarebbero state migliori o peggiori rispetto a quelle degli umani. Non è andata bene, dal momento che gli algoritmi contenevano bias cognitivi, ovvero pregiudizi che li portavano a preferire una startup con un team composto da bianchi e con founder uomini invece che donne. Ecco dunque che l’approccio migliore sarà sempre quello ibrido: gli esperti verranno affiancati, non sostituiti dalla tecnologia.