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The show must go on. Silvio Cavallo, da Zelig al Web, per via dei teatri chiusi

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The show must go on. Silvio Cavallo, da Zelig al Web, per via dei teatri chiusi

Quando gli applausi diventano emoticon. L’artista chiacchierando con StartupItalia ha creato l’hashtag #artecontinua

Quando gli applausi diventano emoticon. L’artista chiacchierando con StartupItalia ha creato l’hashtag #artecontinua

Alla vigilia della riapertura di cinema e teatri, il mondo dell’arte prova a lasciarsi alle spalle un anno davvero difficile. Il confronto al botteghino tra il primo semestre 2019 con il primo semestre del 2020 registra un calo considerevole per quanto concerne il numero di eventi e di ingressi. Calo che supera il 60%. Dati sconfortanti che fanno preoccupare rispetto a un veloce recupero del settore, considerando anche che la riapertura nei mesi estivi potrebbe non essere un fattore facilitante. E in ballo ci sono milioni di posti di lavoro, per questo non sono mancate le iniziative, l’ultima è stata la protesta dei Bauli in piazza del Popolo a Roma sabato 17 aprile, per puntare il faro questa volta non sul proscenico, ma sulla paralisi di un settore che ha visto i propri botteghini sprangati da oltre un anno.

I comici alla scoperta dei social

C’è chi poi ha scelto di sfruttare la crisi per rimettersi in gioco, come e dove poteva, pur di continuare a fare ciò che ama. Come? Puntando sulle nuove tecnologie. È il caso di Silvio Cavallo, attore comico di Zelig e Colorado, ma anche di teatro, che ha deciso di raccontarsi a Startupitalia. Lo scorso anno aveva partecipato a Italia’s got talent; il 6 marzo 2020, albori del lockdown, era pure il giorno della finale a Roma: “è stato il primo in cui è stato vietato l’utilizzo del pubblico nelle trasmissioni televisive. Era uno studio di 1000 spettatori ed era totalmente vuoto. È stata la prima serata, da lì in poi in televisione non è più stato usato il pubblico. Quindi la cosa l’ho vissuta proprio in maniera diretta, ho fatto questa finale ed è stato stranissimo. Al contrario degli attori di teatro che recitano tragedie, o commedie, il comico ha una reazione immediata e diretta del pubblico, la risata è immediata, quindi hai anche un feedback immediato sul fatto che stai andando bene, o non stai andando bene. La cosa è stata strana, non è andata male, oppure bene, io mi sono divertito, però è stato stranissimo”, ci spiega.

Silvio Cavallo

L’artista Silvio Cavallo

Silvio Cavallo: “Il trasloco sul Web è stato spontaneo”

Da lì in poi, parentesi estiva a parte, il mondo dello spettacolo è stato sospeso; teatri e cinema chiusi mentre in televisione sono stati riproposti format già rodati in passato, o che non necessitano la presenza del pubblico. Poco spazio per i comici, Silvio ci racconta che “a parte qualche puntata di Zelig non si è fatto più praticamente nulla”. Se il sipario si è calato e il pubblico non può più radunarsi cosa fare? Silvio, così come molti altri artisti, ha iniziato a fare ampio uso dei social network come Facebook e Instagram per continuare col proprio mestiere. “È avvenuto molto spontaneamente, l’unica preoccupazione è stata che piattaforma utilizzare” spiega. “Anche se magari non si aveva un’idea su cosa fare, spopolavano queste dirette online”. Format pensati in presenza nei locali, o a Zelig, come “La La Song” sono finiti online, al solo scopo di divertirsi e intrattenere.

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Silvio Cavallo fa cabaret su Zoom

“Sono stato chiamato come ospite, su piattaforme, di solito Zoom, e sapevamo che c’era il pubblico perché Facebook ci avvisava del fatto che si fossero collegate 74 milioni di persone, oppure meno e c’erano anche le interazioni, i commenti “Silvio sei il migliore in assoluto”, “Silvio sei di una bellezza spaventosa”, “Silvio sodomizzami” e vedevi la reazione così.” Tutto bellissimo, certo, ma siamo sicuri che il Web possa sostituire le assi scricchiolanti di un teatro? L’attore ci spiega che quello che viene meno è l’energia del pubblico, “in presenza, mentre si parla, il pubblico ride e questo permette di capire se si sta andando bene, oppure se non ride capisci che devi cambiare qualcosina dei tuoi parametri di esposizione, però io di solito vado per la mia strada, sono impassibile, diciamo non gioco molto col pubblico onestamente, sono serio e se mi segui bene, se no meno bene”. E se anche gli applausi diventano emoticon e le risate non si sentono, ma si leggono, forse allora si può ancora fare spettacolo.

…E i soldi?

Dal punto di vista economico tutto questo ha avuto un riscontro esiguo, perché si tratta per lo più di scambi di favori tra amici e colleghi e di amore incondizionato per il proprio mestiere, che porta a reinventarsi davanti a una crisi così importante. Per quanto riguarda l’esposizione mediatica il comico spiega che funziona “abbastanza, quando faccio Colorado o Zelig in televisione, siamo davanti a milioni di persone, le dirette Instagram per quanto bene possano andare non raggiungono mai i 5 milioni di ascoltatori di Italia’s got Talent o i 3, 4 milioni di Zelig; quindi sì, possiamo dire che funziona, con numeri diversi che si aggirano attorno a qualche migliaia di followers”.


Il teatro online è il teatro davvero democratico?

Quello che sta dunque avvenendo sui social, in maniera indipendente da parte di molti artisti è più un movimento di coesione sociale. Questi professionisti si sono svincolati dei luoghi fisici entro cui esprimere i loro talenti e sono entrati nelle case di migliaia di persone attraverso un nuovo media e un nuovo format, forse anche inconsapevolmente, mettendo in atto qualcosa che scardina un po’ lo stereotipo sociale che aleggia attorno al teatro e lo relega a un pubblico d’elitè. “Attualmente penso che l’unica cosa che impedisca a persone non particolarmente colte di recarsi a teatro è il pagamento del biglietto, bisogna volerlo e sfidare il fatto che scene o linguaggi non sempre sono comprensibilissimi, ma vale anche a me che sono un addetto ai lavori. Io vado a vedere spettacoli e spesso esco e dico “non ci ho capito assolutamente niente”. Però ci vado e spesso il biglietto non è che costi troppo, costa come una serata di cabaret, è uno scoglio più mentale”.

Silvio Cavallo lancia l’hashtag #Artecontinua

Prima di salutarlo, abbiamo chiesto a Silvio di creare un hashtag, qualcosa che raccogliesse queste esperienze, che certificasse l’esistenza di un movimento di persone che oltre a resistenza abbiano messo in atto un processo vero e proprio di resilienza. Ha scelto #artecontinua, perché rende conto del fatto che l’arte non si ferma e che sebbene non sia per tutti, nel senso che non tutti possono fare arte, è finalmente disponibile per tutti. Anche grazie a comici come Silvio Cavallo che, senza guadagnare un soldo, stanno facendo dirette sui social solo per strapparci un sorriso in un momento tanto difficile.