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Le icone delle app sono dei marchi?

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Le icone delle app sono dei marchi?

Tradizionalmente, esistono diversi tipi di marchi: denominativi, figurativi o misti. Una nuova puntata della rubrica “Startup tra diritto e rovescio”

Tradizionalmente, esistono diversi tipi di marchi: denominativi, figurativi o misti. Una nuova puntata della rubrica “Startup tra diritto e rovescio”

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I marchi denominativi sono quelli che hanno ad oggetto la parola in sé e per sé, i marchi figurativi sono quelli che normalmente definiamo “loghi” e cioè quei marchi che hanno ad oggetto una figura, di qualsiasi tipo essa sia ed i marchi misti (o come si diceva una volta “complessi”), quei marchi cioè che sono composti tanto da una parte denominativa, magari a sua volta caratterizzata da una particolare veste grafica, ed una parte figurativa.

Oggi tuttavia ci si deve interrogare sulla proteggibilità di nuovi segni distintivi.

Uno tra questi sono le icone delle app.

Considerato il momento storico in cui viviamo, in cui attraverso gli smartphone, in particolare, facciamo di tutto e di conseguenza abbiamo diverse app, una per ogni prodotto o servizio che ci interessa, è evidente come la loro pronta riconoscibilità giochi un ruolo fondamentale, sia per noi che le dobbiamo utilizzare, sia per il titolare che le deve rendere riconoscibili rispetto a quelle dei concorrenti.

In quella piccola icona è racchiuso tutto il valore del marchio (e del progetto) che vi sono dietro (cfr sul punto il mio precedente articolo “che cos’è il marchio e come tutelarlo”): l’icona, infatti, è un segno distintivo e, pertanto, esattamente come il marchio serve a distinguere i prodotti o i servizi dell’impresa che ne è titolare da quelli di un’altra, permettendo così di individuare facilmente il prodotto o il servizio che ci interessa da quelli degli altri concorrenti, da un lato, e riducendo così i tempi del processo d’acquisto, dall’altro, indicando, al contempo, che quel prodotto o servizio proviene da quell’impresa e non da un’altra.

Ma non solo.

Esattamente come il marchio, l’icona, contribuisce a creare e ad accrescere il valore dell’impresa che ne è titolare.

Un’indagine tra i registri dei marchi a livello mondiale, tuttavia, rivela come, sorprendentemente, ancora siano pochissime le icone registrate come marchio.

Probabilmente la scelta nasce dalla considerazione (sbagliata) che la propria registrazione di marchio tuteli anche l’icona. Cosa che, ovviamente, non necessariamente è vera: dipende da cosa si è registrato come marchio, come lo si è registrato e da che classi si sono rivendicate.

Le icone, per loro natura, sono contraddistinte da una parte “standardizzata” e da una parte “libera”.

Notoriamente, infatti, le icone sono racchiuse in un quadrato con angoli arrotondati imposto da iOS, Android e altre piattaforme (parte standardizzata), al cui interno viene racchiusa la rappresentazione grafica prescelta (parte libera).

E proprio alla parte prescelta occorre fare attenzione affinchè, esattamente come per il marchio, possa essere considerata valida (cfr sul punto il mio precedente articolo “Marchio debole o forte? Come sceglierlo e quali sono le insidie”): comporla di parti descrittive dei prodotti o servizi che andrà a contraddistinguere, utilizzare una grafica eccessivamente semplice o poco distintiva, finisce per rendere l’icona inadatta a svolgere la funzione di marchio e può addirittura esporla al rischio di essere rifiutata dagli uffici competenti alla sua registrazione a causa del suo carattere banale, decorativo o funzionale.

La scelta migliore sarebbe, ovviamente, quella di usare il marchio con cui si contraddistinguono i propri prodotti o servizi. Questa scelta consentirebbe di capitalizzare la notorietà accumulata, consolidare i diritti esistenti a livello globale ed evitare nuovi depositi di marchi.

 

I marchi possono, tuttavia, essere troppo lunghi per essere racchiusi in un quadratino e quindi c’è la tendenza ad inserirvi, ad esempio, le sole iniziali finendo così per “azzopparne” la capacità distintiva: le lettere, infatti, salvo rari casi, sono considerate dotate di una scarsa capacità distintiva   e, di conseguenza, marchi c.d. “deboli” e cioè marchi che, devono accettare di convivere con marchi concorrenti anche solo “lievemente” differenti ( cfr. mio articolo, testè citato “Marchio debole o forte? Come sceglierlo e quali sono le insidie”).

O ancora si può scegliere come icona una raffigurazione o una componente grafica che richiami le caratteristiche salienti del prodotto o servizio che si vuole offrire, se non addirittura una raffigurazione del prodotto o servizio, finendo così per comprometterne del tutto la capacità distintiva ed esponendola così al rischio di nullità.

Bisogna, inoltre, prestare particolare attenzione ai colori: alcuni colori sono infatti diventati caratterizzanti categorie particolari, ad esempio il verde, per le app di comunicazione e giallo per le app di taxi, limitando così, di fatto, la portata della propria icona.

Sono poi da evitare i c.d. “segni ufficiali” intesi come gli stemmi, i simboli, gli emblemi (ad esempio le bandiere dei paesi, il logo della Croce Rossa) poichè spesso inutilizzabili come segno distintivo, in quanto considerati segni di interesse pubblico.

Da ultimo, buona norma è assicurarsi che non esistano icone uguali o simili a quella che si intende depositare come marchio o anche solo utilizzare, attraverso una c.d. ricerca di anteriorità, in quanto potrebbero costituirne un ostacolo alla registrazione e all’uso.