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Ecco come tre studenti universitari combattono il riciclaggio di denaro

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Ecco come tre studenti universitari combattono il riciclaggio di denaro

Il 10 aprile il trio di giovani ricercatori, Nicolò Quilico, Mattia Andreosso e Umberto Gilardi, sarà ospite alla Banca D’Italia per presentare il progetto

Il 10 aprile il trio di giovani ricercatori, Nicolò Quilico, Mattia Andreosso e Umberto Gilardi, sarà ospite alla Banca D’Italia per presentare il progetto

Riciclare denaro sporco ora sarà più difficile grazie a tre studenti di scienze politiche dell’Università di Pavia. Nicolò Quilico, Mattia Andreosso e Umberto Gilardi, non sono solo tre bravi tesisti ma la dimostrazione di quanto un ateneo possa essere utile alla società, persino al sistema bancario. I tre giovani, coordinati dalla docente Silvia Figini, hanno sviluppato una metodologia e alcuni algoritmi computazionali per il monitoraggio e previsione di fenomeni di riciclaggio.

Un progetto innovativo che ha conquistato l’attenzione del ministero dell’Economia e delle Finanze della Banca d’Italia che nei giorni scorsi nella sala conferenze RGS polo multifunzionale in occasione del seminario “Data Science and Social Network Analysis for Anti Money Laundering” ha portato sul palco i tre universitari e la loro professoressa.

Una prima tappa visto che il 10 aprile il team pavese sarà ospite della Banca D’Italia. I tre “investigatori” informatici sono stati capaci di introdurre l’analisi delle reti sociali per identificare i possibili collegamenti sospetti tra diversi soggetti. Le transazioni dubbiose, sulle quali gli universitari pavesi si sono concentrati, sono i pagamenti in contanti o effettuati da terzi. Con il modello pavese si riesce a risalire alla fonte dei pagamenti e permettree una forma di prevenzione per gli intermediari finanziari.

«L’idea del progetto nasce dal fatto di contrastare il problema di riciclaggio e si interseca con l’esigenza di disciplinare anche dal punto di vista quantitativo il problema», spiega Figini. Il modello statistico serve per valutare su tutte le transazioni il rischio di riciclaggio e fornire alle autorità una valutazione.

Il problema è di attualità perché gli intermediari finanziari devono mettere a punto un insieme di modelli per verificare le operazioni sospette e riempire l’Aui (archivio unico informatico) di Banca d’Italia dove confluiscono tutte le transazioni. Quilico, Andreosso e Gilardi hanno posto l’attenzione anche all’estensione della metodologia considerando l’aspetto temporale attraverso lo studio di social network dinamici.

Un altro interessante sviluppo concerne l’integrazione di tecniche di raggruppamento e profilazione nella social network analysis per ottenere una visualizzazione grafica, semplice ed immediata dei gradi di rischio dei soggetti e dei loro collegamenti sia espliciti che impliciti, e quindi potenzialmente sospetti.

E’ chiaro che questo è solo un modello, un esempio di quanto il mondo universitario e la ricerca possano essere indispensabili non solo alle imprese ma al sistema economico di un Paese. Oggi va creata una rete tra chi sperimenta e chi opera ogni giorno. Il riciclaggio di soldi non può essere combattuto solo attraverso le tradizionali indagini ma seguendo il denaro attraverso sistemi sofisticati che permettano di bloccare i flussi sospetti, di captarli. La ricerca non può che essere sostenuta in ogni ateneo che si tratti di corsi di medicina, di economia o di scienze della formazione primaria.