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Eurydice: si investe troppo poco nell’istruzione e ancora meno in tecnologia

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Eurydice: si investe troppo poco nell’istruzione e ancora meno in tecnologia

Le dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole restano poche e serve un investimento “decisivo” che potrebbe arrivare dai 120 milioni messi a disposizione per la digitalizzazione

Le dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole restano poche e serve un investimento “decisivo” che potrebbe arrivare dai 120 milioni messi a disposizione per la digitalizzazione

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“Maestro, perché solo nella nostra aula c’è la lavagna multimediale?”. Alla ricorrente domanda dei bambini, dovrei rispondere con un dato: solo l’1% dei 49 miliardi di budget destinati all’Istruzione è destinato a sussidi agli studenti o alle loro famiglie e spese per capitale (tecnologie e infrastrutture, ad esempio). La cifra è frutto dell’esame fatto da Skuola.net sulla base dei dati diffusi da Eurydice in merito alla spesa per la scuola.

Per prima cosa, il rapporto Eurydice – National Sheets on Education Budgets in Europe 2014 mette in luce come, nell’ultimo anno, l’Italia abbia incrementato il budget per la scuola meno dell’1%, come la Spagna e l’Inghilterra. Quest’ultima tuttavia spende di media molto di più nel settore. La percentuale invece è inferiore a quella della Francia, dove sale del 2% all’incirca, e di molto anche rispetto a quella della Turchia, dove le spese sono cresciute di circa il 7% dal 2013.

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A invertire la tendenza dovrebbe essere la riforma appena approvata dal Senato che prevede un investimento notevole per i prossimi dieci anni. Intanto dobbiamo partire da un dato: le dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole restano poche e serve un investimento “decisivo”. In Francia, per esempio, si spende più che in Italia per le spese di funzionamento (21%) e si dedica circa l’1% alle spese per capitale. I sussidi per famiglie e gli studenti, toccano quota 3%. In Turchia, circa il 72% è stato destinato agli impiegati nella scuola. Ma il restante 28% si divide equamente tra strutture, funzionamento e sussidi. Questi ultimi sono addirittura a quota 9%, contro lo scarso 1% italiano.

La fotografia, dall’altro canto, precisa della situazione italiana la fa il servizio statistico del Ministero. I dati a disposizione (anno scolastico 2013/2014) raccontano di un’Italia che ha una forte necessità di investimenti: basta pensare che nel primo ciclo ci sono 9,8 studenti per computer e nel secondo 5,7. Una situazione che è particolarmente grave nelle regioni del Nord dove in Lombardia si arriva ad avere 10,1 computer per bambino alla primaria e in Piemonte 10,7. Chi insegna sa bene quanto sia difficile spiegare Word se ad un PC ci sono più di tre bambini. Anche la navigazione resta difficile: i dati del servizio statistico parlano di solo il 10,5% delle scuole del primo ciclo che ha una rete ad alta velocità e solo il 23,1% di quelle di grado più elevato.

Non andiamo meglio se andiamo ad analizzare i servizi della scuola: solo poco più della metà (58,2%) ha il registro elettronico e la metà esatta degli istituti usa la comunicazione online tra scuola e famiglia. Per il resto l’imperativo è compilare, compilare, compilare visto che un misero 31,2% archivia i documenti in maniera elettronica.

Ad investire sul digitale ora sembra essere il Governo Renzi che su questo capitolo ha messo a disposizione per il 2015, 90 milioni di euro e dal 2016 trenta milioni. In tutto tra 2015 e 2016 sono 120 milioni. Una somma che potrebbe migliorare lo scenario delle nostre aule e metterci nelle condizioni di avere una didattica 2.0 all’altezza del resto dell’Europa.