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Questa startup trasforma i ristoranti di New York in coworking. Il modello Spacious

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Questa startup trasforma i ristoranti di New York in coworking. Il modello Spacious

Un nuovo modo di sfruttare spazi che altrimenti rimarrebbero inutilizzati e vuoti per gran parte della giornata

Un nuovo modo di sfruttare spazi che altrimenti rimarrebbero inutilizzati e vuoti per gran parte della giornata

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Connessione wi-fi veloce e musica work-friendly. Ambiente alla moda, spazio e comodità, dove poter anche organizzare meeting e incontrare colleghi e clienti, avendo a disposizione caffè e snack a volontà. Coworking particolarmente efficienti? Certo, ma non solo. Rappresentano una nuova opportunità per i freelance e per tutti coloro che non dispongono di un ufficio proprio: sono i ristoranti di New York resi disponibili da Spacious. Insomma, ristoranti, normalmente chiusi durante il giorno, possono diventare una risorsa per i lavoratori freelance, grazie alla startup statunitense.

spaciousSpacious, fondata da Preston Pesek e Chris Smothers, ha sviluppato un nuovo modo di sfruttare tutti quegli spazi che altrimenti rimarrebbero inutilizzati e vuoti per gran parte della giornata. Perché? Molti locali della città infatti aprono dopo le cinque del pomeriggio, se non anche più tardi. Secondo Pesek, che ha lavorato per diversi anni nel settore immobiliare per la Fortress Investment Group, sono circa 2000 tra Brooklyn e Manhattan. Allo stesso tempo, le caffetterie  vengono invece prese d’assalto, con evidenti problemi per i professionisti.

Quel ristorante chiuso a Tokyo…

«Io e mia moglie eravamo svegli a causa del jet lag: erano le 3 e 30 del mattino a Tokyo – ha raccontato Pesek – stavo cercando un posto dove riuscire a sedermi e connettermi a Internet. Ero di fronte a questo bellissimo ristorante, chiuso, e ho pensato: “Mi piacerebbe usare questo posto”. Così, rientrato a New York, mi sono reso conto che anche nella mia città, così dove dappertutto, molti ristoranti sono chiusi durante il giorno».

Incontri e riunioni di lavoro nelle stanze dei ristoranti

Basta avere con sé il proprio smartphone per registrare il numero sull’I-pad presente all’entrata del ristorante. Dopodiché si segue la procedura per attivare la connessione wi-fi e si comunica se si aspetta qualcuno, in modo che lo staff possa accoglierlo al suo arrivo. La giornata lavorativa può così iniziare. La prima è gratuita: dopo questa prova, si può scegliere un abbonamento mensile  a 95 dollari oppure giornaliero a 29 dollari. E gli ospiti? Ogni membro ne ha uno gratis per un’ora: per le ore successive il prezzo è di 6 dollari. Un sms avverte dell’imminente chiusura del servizio di Spacious, a partire dal quale si hanno altri sessanta minuti per terminare le proprie attività. Una volta che invece si spalancano le porte del ristorante, si può mantenere il proprio posto, ordinare da mangiare oppure approfittare dell’happy hour direttamente al bancone. I locali selezionati hanno una o più stanze che possono essere utilizzate per incontri e riunioni private, da pagare però a parte.

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I primi passi di un progetto ambizioso

Al momento un locale ha aderito al programma di Spacious, il DBGB Kitchen&Bar nell’East Village, e due sono “in arrivo”: L’Apicio e il Public. Altri verranno aggiunti durante l’estate. La startup ha da poco concluso un round di fundraising con alcune aziende di venture capital e, come ha spiegato Pesek, stanno ricevendo richieste da diversi potenziali investitori: l’avventura è appena iniziata. I piani per il futuro? Pesek non ha dubbi: “Il mondo”.

In America un lavoratore su 3 è freelance

Secondo uno studio pubblicato alla fine del 2014, ben 53 milioni di americani- il 34% delll’intera forza lavoro – era impegnata in attività da freelance. Numeri considerati in costante ascesa anche negli anni a venire. La “freelance economy”, com’è stata definita, richiede quindi soluzioni flessibili e “uffici” che possano rispondere a particolari necessità. Spacious ha saputo cogliere una domanda in crescita donando nuove opportunità non solo ai lavoratori, ma anche ai ristoratori, che ottengono così un profitto dalla condivisione dei propri locali e attrezzature. Uno degli obiettivi dei fondatori, come ha spiegato Pesek in un’intervista a Business Insider, è infatti anche quello di incrementare la cultura del cibo: i ristoranti avvertono meno la pressione del profitto e possono focalizzarsi su nuove ricette e sperimentazioni.

 

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