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La locomotiva Lombardia, la Campania cresce: startup, i dati aggiornati e le tendenze

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La locomotiva Lombardia, la Campania cresce: startup, i dati aggiornati e le tendenze

La geografia, il fatturato ma anche i numeri sui posti di lavoro: un’analisi delle startup in Italia a partire dai dati del 15 maggio

La geografia, il fatturato ma anche i numeri sui posti di lavoro: un’analisi delle startup in Italia a partire dai dati del 15 maggio

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Il trend delle startup innovative in Italia è in continua crescita, passando da 1.443 aziende hi-tech nel 2013 (dati Istat) a ben 7.134, secondo i dati forniti dalle Camere di Commercio al 15 maggio 2017. Questo dimostra una forte volontà italiana di mettersi al passo con i tempi, sostenuta anche dalle nuove norme del Governo e dalle varie misure fiscali che incentivano gli investimenti in innovazione da parte delle aziende e delle startup italiane. Investimenti che (secondo i dati forniti dall’osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano) sono passati da 129 milioni di euro nel 2013, a 147 milioni di euro nel 2015 e a 217 milioni di euro nel 2016, con un lieve calo nel 2014 (120 milioni di euro).

In questo quadro, la Lombardia risulta essere al primo posto per il numero di startup innovative presenti. La vera sorpresa è la Campania, che nel corso degli anni sta scalando la classifica, arrivando a essere al quinto posto in Italia.

La classifica delle startup innovative: Lombardia, Emilia Romagna e Lazio sul podio

Secondo i dati ufficiali delle Camere di Commercio aggiornati al 15 maggio, le startup innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese sono 7.134. Al primo posto la Lombardia, con ben 1.621 startup, seguita dall’Emilia Romagna (791), dal Lazio (679), dal Veneto (633) e dalla Campania (506), prima regione del Mezzogiorno. In ultima posizione c’è la Valle D’Aosta (15), preceduta dal Molise (34) e dalla Basilicata (51). Il trend di crescita delle startup hi-tech resta costante nel corso degli anni: 1.443 nel 2013, 3.179 a fine 2014, 5.143 a fine 2015, 6.745 a dicembre 2016 e 7.134 al 15 maggio 2017. Lombardia, Emilia Romagna e Lazio restano ancorate al podio dal 2013 fino ai giorni nostri. La Lombardia passa da 297 startup innovative registrate nel 2013 (dati Istat) a 696 nel dicembre 2014, a 1.122 nel dicembre 2015, a 1.516 nel dicembre 2016 e – come detto – a 1621 nei primi mesi del 2017 (dati Camere di Commercio).

La Campania sorprende e scavalca Piemonte e Toscana

La vera sorpresa nel quadro italiano è la Campania. Secondo i dati Istat, la Campania nel 2013 registra 63 startup innovative, posizionandosi al settimo posto nella classifica regionale, in parità con il Trentino Alto Adige. Prima di loro c’è la Toscana, con 105 startup hi-tech. Le Camere di Commercio confermano il settimo posto per la Campania nel dicembre 2014, con 182 startup innovative. La posizione è la stessa ma l’incremento è alto: ben 119 startup innovative in più nel giro di un anno. La svolta avviene nel 2015: la Campania sale al sesto posto (con 309 startup innovative registrate alla sezione speciale del registro a dicembre 2015) mentre la Toscana scivola al settimo posto (302 startup innovative). Nel 2015 il Piemonte è al quinto posto, con 357 startup innovative. Nel 2016, la Campania passa al quinto posto (con 431 startup innovative), scavalcando il Piemonte (416 startup innovative) e la Toscana (341). Nei primi mesi del 2017 il Trentino Alto Adige scende in undicesima posizione (235 startup innovative), mentre la Toscana scivola al nono posto della classifica regionale (326 startup), preceduta dalle Marche (332 startup) e dalla Sicilia (352 startup), che sta lentamente scalando la classifica regionale.

Startup innovative in Italia al 15 maggio 2017

Occupazione: 6.562 dipendenti in più in 3 anni

Anche per quanto riguarda l’occupazione il trend è positivo. Facendo riferimento ai dati delle Camere di Commercio, il numero dei dipendenti (esclusi quelli con Partita Iva) al 30 settembre 2014 (Elaborazione dati Inps) è pari a 2.607, passando a 5.351 al 30 settembre 2015 e a 9.169 al 30 settembre 2016. Si registra un lieve calo nel primo trimestre del 2017, con 8.669 addetti (dati riferiti al 31 dicembre 2016). Il motivo del calo (500 dipendenti in meno, con una flessione del 5,4%) è riconducibile con probabilità alla cancellazione dalla sezione speciale del registro delle imprese costituite prima del 18 dicembre 2012, ossia prima dell’entrata in vigore del Decreto Crescita 2.0, per superamento dei termini temporali. In ogni caso, il trend occupazionale rispetto agli anni precedenti è in crescita, (6.562 unità in più dal 2014 al 2016), escludendo tra l’altro i soci presenti nelle startup.

Aumenta il fatturato ma le startup innovative sono in perdita

In questo quadro, qual è lo scenario economico? Ancora non ci si può esprimere sul 2016, poiché i dati potranno essere disponibili alla fine di settembre di quest’anno. Ma qualche considerazione è possibile metterla in campo. Secondo l’osservatorio del Politecnico, il fatturato totale delle startup hi-tech è in crescita: 146 milioni di euro nel 2013, 184 milioni di euro nel 2014 e 247 milioni di euro nel 2015. Nel corso degli anni però prevale la quota percentuale delle startup innovative che registra una perdita. Facendo riferimento ai dati delle Camere di Commercio in riferimento ai bilanci 2015, le startup innovative iscritte al registro speciale al 31 marzo 2017 che registrano una perdita rappresentano il 57,96% mentre le startup che chiudono in positivo sono il 42,04%. Il bilancio in rosso rappresenta comunque una situazione abbastanza normale per le nuove realtà. Motivo per il quale gli interventi legislativi offrono agevolazioni per la ricostituzione delle perdite. Le startup però si devono impegnare affinché nel futuro possano crescere.

Attenzione al mercato e connessione internazionale

A parlare in termini di crescita è Matteo Giuliano Caroli, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese internazionali alla facoltà di Economia dell’Università Luiss Guido Carli di Roma e dal 2014 direttore del CERIIS – Centro di ricerche internazionali sull’innovazione sociale.

«Quello delle startup è un fenomeno molto importante – spiega – legato a normative nazionali e regionali che ne hanno supportato lo sviluppo. Il fenomeno è anche favorito dagli incubatori, luoghi fisici o virtuali dove i neo imprenditori o gli aspiranti tali hanno la possibilità di sviluppare la loro idea imprenditoriale e incontrare i loro interlocutori. Tuttavia – ha aggiunto – 

ci vuole attenzione non solo alla creazione ma anche alla fase di consolidamento per creare le condizioni affinché le startup non restino piccole ma crescano.

Le esigenze del mercato si evolvono in maniera molto rapida. Sono esigenze complesse che devono essere soddisfatte nel migliore dei modi. Per questo bisogna prestare molta attenzione al mercato. Uno fra gli errori più comuni è quello di innamorarsi della propria idea, perdendo di vista l’esigenza fondamentale del mercato».

Fuori dall’Italia

Un altro punto cruciale è uno sguardo fuori dall’Italia. «È importante sapersi connettere a livello internazionale, favorendo la collaborazione tra imprese che operano in contesti geografici diversi. Ci sono aree di eccellenza, come Israele o la Silicon Valley. Bisogna sviluppare anche da noi un ecosistema dove si possono trovare le migliori condizioni di eccellenza internazionale». Insomma, l’Italia pare essere ancora lontana dall’eccellenza della Silicon Valley, modello mondiale per la creazione di nuove imprese ad alta tecnologia. Tuttavia, la volontà di rinnovarsi e di innovarsi italiana sta compiendo passi da gigante.