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Nov 6, 2018

Crescono gli investimenti in Early Stage Technology. Il rapporto di Tech.eu, Stripe e Techstars

Le sentenze di un rapporto di Tech.eu, Stripe e Techstars sui finanziamenti alle imprese che si trovano nella fase di sviluppo e ideazione del ciclo economico del prodotto: domina il Regno Unito, la Francia al sorpasso, Mediterraneo indietro

Tech.eu, Stripe e Techstars hanno presentato al Web Summit in corso a Lisbona un rapporto dedicato agli investimenti nelle imprese “early stage technology” europee. Che hanno raggiunto un nuovo picco storico. Si tratta di 19 miliardi di euro nel corso del 2017, con un aumento del 36% sui 14,3 miliardi dell’anno precedente.

Nello specifico, negli ultimi tre anni gli investimenti nella “early stage technology” nel Vecchio Continente – cioè in imprese che si trovano nella fase di sviluppo e ideazione del ciclo economico del prodotto, uno stadio in cui generalmente non percepiscono ancora delle entrate – hanno registrato una crescita senza precedenti sia nel finanziamento totale che nel volume degli investimenti effettuati. Secondo la ricerca appena pubblicata sono aumentati di quattro volte nel periodo che parte dal primo semestre 2015, passando da 875 milioni di euro investiti nei primi sei mesi del 2015 a più di 3,6 miliardi di euro nel primo semestre del 2018.

Regno Unito e Francia si mangiano la metà della torta

Nonostante le incertezze legate alla Brexit, sono le startup del Regno Unito a mantenere il primato relativo (24,59%) dei fondi ricevuti dalle startup tecnologiche in questa particolare fase di sviluppo dei propri beni o servizi, ma i dati di trend prevedono a breve un sorpasso al vertice da parte della Francia (oggi al 24,04%), protagonista di un clamoroso rilancio in chiave startup nell’ultimo quinquennio. L’accesso a un mercato che sappia offrire sviluppatori qualificati è uno dei principali motivi a frenare il dato di paesi come Spagna (appena il 3,9% del totale), Italia (un misero 1,92%) o Portogallo (un inesistente 0,26%).

Poche competenze italiane

A livello di numero assoluto di impiegati nel settore, infatti, gli sviluppatori italiani rappresentano intorno al 2% del numero globale (dietro solamente a UK, Francia e Germania) ma se la cifra viene rapportata al dato della popolazione l’Italia scivola tra le ultime posizioni. Le prime due città nostrane per numero di sviluppatori (una stima calcolata sul numero di account attivi sulla piattaforma GitHub) sono invece Milano e Roma, rispettivamente 29a e 31esima per numero assoluto di iscritti: per farsi un’idea basti considerare che è un dato paragonabile a quello di città dal più ridotto numero di abitanti come Breslavia e Edimburgo.

© Flickr, CC

Fintech e medicale al vertice

Al vertice ci sono le startup fintech e del settore medicale. La ricerca ha infatti rilevato che promettenti realtà come Monzo e N26 o, nel secondo ambito, come Dr.Focused, Kry e Doctolib hanno saputo beneficiare maggiormente dell’afflusso di investimenti, poiché si sfidano a vicenda per ottenere la maggior parte dei capitali a disposizione durante le fasi iniziali. Entrambi i settori hanno ricevuto rispettivamente 2,32 miliardi di euro e 2,07 miliardi di euro di investimenti negli ultimi tre anni. La Brexit, di nuovo, non sembra fare paura: il Regno Unito continua infatti a essere la prima destinazione anche in termini di investimenti fintech con 829,9 milioni di euro raccolti rispetto ai 402,2 milioni dello stesso periodo in Germania, al secondo posto.

Lo scenario tecnologico europeo sta chiaramente prosperando. Vedere un aumento quadruplo del valore degli investimenti EST in soli tre anni è una dimostrazione molto importante del potenziale dello scenario startup del continente – ha spiegato Guillaume Princen, capo europeo di Stripe – il Regno Unito non è più solo. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova generazione di società tecnologiche competitive a livello globale, guidata da Francia, Germania, Svezia e Spagna. Le startup fanno parte del Dna di Stripe e continueremo a fare la nostra parte nel sostenere la loro crescita entusiasmante, in Europa e non solo”.

In Italia il quadro non è affatto roseo. Purtroppo anche questa ricerca segnala come il nostro ecosistema sia ancora in ritardo rispetto ai principali Paesi europei comparabili per Pil – spiega a StartupItalia! Angelo Coletta, presidente di Italia Startup – l’auspicio è, ovviamente, quello di potere assistere a breve anche in Italia a un’accelerazione in termini di iniezione di risorse nella fase di early stage delle imprese, introducendo misure ad hoc a livello fiscale, come ad esempio un taglio d’imposta dall’attuale 30 al 60% per i soggetti che investono in startup”.

Il problema, però, non passa solo dai capitali: “Il gap attuale non è solamente legato alla mancanza di capitale o alle tempistiche politiche e burocratiche, quanto piuttosto a un ritardo sulle competenze: è assolutamente necessario favorire l’aumento del numero di laureati in discipline tecnologiche come la nostra capacità di attrarre a breve termine specialisti provenienti dagli altri Paesi. La mancanza di capitali, infatti, deriva a monte da una scarsità di competenze tecniche e di management internazionale – aggiunge Coletta – per competere alla pari, all’Italia serve sicuramente un maggior afflusso di risorse, ma prima di tutto ci aspettiamo un cambio culturale, che ci permetta di diventare un hub di innovazione, in grado di attrarre talenti da tutta Europa (e non solo)”.

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