Un milione da investitori italiani per startup della Silicon Valley, la sfida di SiamoSoci

SiamoSoci avvia American Startup Club, una partnership con il fondo statunitense Mission and Market di Stefano Bernardi. Ne abbiamo parlato con il presidente di SiamoSoci Dario Giudici

SiamoSoci ha lanciato una partnership con il fondo statunitense Mission and Market. Obiettivo, aprire il mercato degli investimenti in startup americane anche ad investitori italiani. Si chiamerà American Startup Club. E’ il primo club d’investimento del genere studiato da SiamoSoci. Lo fa con la società di venture di San Francisco di Stefano Bernardi e soci. 29 anni, romano, Bernardi dal 2012 è in Silicon Valley dove ha fatto parte di Betable, startup che ha raccolto 20 milioni di dollari. Poi la sua nuova vita da investitore, con Mission and Market. Tra i soci Simone Brunozzi e Francesco Simoneschi. Il loro fondo è di 3 milioni di dollari, di cui SiamoSoci con American Startup Club si è riservato un milione per investitori italiani. Ne abbiamo parlato con Dario Giudici, cofounder e presidente di SiamoSoci, che ci spiega dinamiche e ragioni dell’operazione.

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Dario Giudici, presidente SiamoSoci

Partite oggi ma ci lavorate da mesi, come è nato American Startup Club?

American Startup Club nasce da una nostra vecchia amicizia con Bernardi. Conosciamo il suo Mission and Market. Siamo rimasti in contatto per un po’. Quando ha preso forma ci siamo accorti che ha moltissimi punti in comune con un altro nostro progetto italiano, Club Italia Investimenti, che fa investimenti preseed in startup. Lo stesso fa Mission and Market che investe a partire da 25 mila dollari in startup, molte delle quali accelerate da YCombinator, con il quale il fondo ha un canale privilegiato. L’idea è di permettere investimenti in startup altrimenti inaccessibili dall’Italia.

Avete chiesto per i vostri investitori che vi fosse riservato un milione nel fondo in Mission and Market. A quali investitori pensate di rivolgervi e come pensate di convincerli? 

Ci rivolgiamo a investitori del nostro network che hanno capacità di comprendere cosa vuol dire investire in startup, e che hanno una competenza specifica nel settore. Ne capiscono le logiche aziendali e di investimento. Ma anche a quelli che vogliono avvicinarsi a un mercato americano altrimenti inaccessibile. Il nostro scopo è sensibilizzare un investitore a questo tipo di investimento. Penso ai professionisti, agli imprenditori, ai manager d’impresa. Sono loro il nostro target.

Qual è la quota minima per sottoscriverlo? 

Noi vogliamo raccogliere un milione, e la quota minima per accedere è di 10mila euro. Riteniamo che per molti di quelli che entreranno in American Startuo Club si tratterà di un investimento alternativo, e vogliamo convincerli che ha senso destinare una parte del proprio portafogli a questo tipo di investimento.

Avete già cominciato la raccolta e le prime sottoscrizioni?

Cominiciamo ufficialmente lunedì (oggi, ndr) ma abbiamo già parlato con primi investitori del nostro network che sappiamo potenzialmente interessati alla cosa. Siamo fiduciosi di riuscire a raccogliere il milione che ci siamo prefissati.

In Italia spesso si lamenta una scarsa propensione al rischio degli investitori tra le cause principali della sottocapitalizzazione del marcato del venture, perché dovrebbero metterli in un fondo che investe in startup negli Usa?

Noi crediamo che fare un’operazione di piccolo taglio come questa non è un rischio per un investitore. Noi come SiamoSoci diamo l’opportunità ad investitori che sappiamo essere potenzialmente interessati a questo genere di investimenti di rivolgere il proprio sguardo Oltreoceano. Ma soprattutto questo può permetterci di introdurre nuovi investitori in questo mondo, far capire loro cosa facciamo, e fa capire che anche in Italia ci sono potenzialità di business nel campo dell’innovazione.

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