L’incredibile anti portfolio di Bessemer, tutte le volte che il dio del venture non ci ha preso

Bessemer Venture Partners, fondo di venture americano, racconta perché ha detto "no" a Facebook, Apple e Google.

É raro ammettere i proprio errori. Specie nel mondo del business quando ti chiami Bessemer Venture Partners e sei uno dei venture capital che ha fatto la storia della Silicon Valley con investimenti dal 1911 a oggi. In un post divertente, il fondo parla dei suoi fallimenti, delle aziende nelle quali non ha visto il potenziale. Scorrendo la lista c’è Apple, eBay, Facebook, Google, PayPal, miliardi di dollari buttati al vento: «Abbiamo fatto un atto di generosità verso venture giovani che avevano bisogno di soldi»  scrive Bessemer Venture Partners con ironia.

bessemer venture partners

Da Apple a Google, i soldi non visti

Ecco la lista degli investimenti mancati di Bessemer Venture Partners, e i motivi dei “no” che visti oggi fanno sorridere.

Apple. BVP racconta che avrebbe potuto investire in azioni in Apple (pre-ipo) a una valutazione di 60 milioni. Per Neill Brownstein, partner del fondo, l’operazione era “scandalosamente costosa”. Oggi la valutazione della mela morsicata supera i 500 miliardi.

eBay. “Francobolli, moneti, libri di fumetti? Per favore non scherziamo” è stata la reazione di David Cowan, altro partner del fondo, quando si stava valutando la possibilità di investire nel sito di vendita e aste online.

Facebook. Per l’idea di Mark Zuckerberg c’è da dire che il venture si è impegnato un po’ di più. Nell’estate del 2004 Jeremy Levine, partner, trascorre un weekend a Harvard e segue il pitch di Eduardo Saverin, uno dei cofondatori del social. Poi torna a pranzo e discute di quello che ha capito con i suoi colleghi: «Ragazzi, non avete mai sentito parlare di Friendster (social che non ha avuto molta fortuna, ndr). Andiamo, è una cosa già finita, non ha futuro».

Google.  Un amico del college di Cowan affitta il garage a Brin e Page nei primi anni del motore di ricerca. Tra il 1999 e 2000 l’affittuario cerca di convincere Cowan a finanziare due “ragazzi smart di Standford che lavorano su un motore di ricerca: «Studenti? Un motore di ricerca? Come posso uscire da casa tua senza avvicinarmi al garage?» è stata la sua reazione.

PayPal.  Ancora Cowan si rifiuta di accordare ala startup del payment un round di serie A, non ci credeva troppo o abbastanza. Quattro anni dopo eBay la compra per 1,5 miliardi. Non ha colto l’attimo.

I “no” a Hewlett Packard e Tesla

Ma non è tutto. La lista comprende anche altre big dell’hitech  come Hewelett Packars. Offrono a Felda Hardymon una piccola percentuale dell’azienda. Ma lui dice no. La partecipazione è piccola e troppo costosa. in meno di un anno valeva 17 volte l’investimento che non ha fatto. E ancora Tesla: Byron Deeter incontra il team e guida l’auto. Ma i margini negativi dell’azienda non lo convincono e decide di non rischiare. Oggi Tesla vale 30 miliardi e ironia della sorte Byron ha comprato una Model X, pagandola a prezzo pieno.

Il venture di LinkedIn e Skype

Non solo fallimenti per una società di investimenti  che affonda le sue origini nell’impero di Carnegie Steel, produttore di acciaio che è stato considerato dal Time, il sesto uomo più ricco di tutti i tempi.  Dalla metà del Novecento a oggi, il fondo oggi diretto da Ed Colloton, ha investito nei settori più svariati dalle parrucche, alle patatine fritte, fino alle linee ferroviarie in America e India. Negli ultimi decenni si è interessato al tech finanziando tra l’altro LinkedIn, Yelp, Pinterest, Periscope, solo per ricordare i nomi più conosciuti. I numeri li offre Crunchbase. In totale 549 investimenti in 330 aziende con 28 IPO e 106 acquisizioni.

 

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