9 cose davvero inutili alla crescita di una startup

Dalla caccia al venture di turno, alla visibilità, finanche a strumenti di comunicazione come Slack. Il Ceo di una startup canadese ha fatto la sua lista di cose che sembrano fondamentali e invece farebbero solo perdere tempo e soldi

I consigli per chi intende buttarsi in un’iniziativa imprenditoriale possono essere tantissimi. Molti sono coloro che si sentono esperti abbastanza per poter dare un suggerimento a chi ha intenzione di mettere in piedi una startup. Di solito è tutto un elenco delle cose a cui bisogna badare, degli elementi che non devono assolutamente mancare a un business nascente.

Ross Andrew, Ceo della startup canadese Maropost, scrive per Venture Beat una lista delle cose che invece, secondo lui, non sono necessarie. Sono 9 insospettabili elementi dati per fondamentali da alcuni e qui derubricati a optional costosi. È lo stesso imprenditore a precisare a quale titolo si sente legittimato a dare questi consigli: «Dalla mia esperienza nel far progredire un’azienda fino a 25 milioni di ricavi e a una crescita del 3.800% negli ultimi cinque anni, ho realizzato che ci sono molte cose considerate indispensabili di cui si può fare a meno, ammesso che le basi siano a posto», scrive.

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1. Finanziamento dei venture capital

Ci sono due ragioni per cercare di evitare il finanziamento da parte dei venture capital: innanzitutto la possibilità di mantenere la proprietà assoluta del proprio business. E poi non sorge la necessità di piegare la propria idea di azienda alla visione degli investitori. Ross Andrew porta la sua personale scelta ad esempio: «Non aver accettato i venture capital all’inizio ha permesso alla mia startup di avere un’idea ampia e di concentrarsi sulle necessità dei clienti», dice.

2. Un dipartimento marketing

Qui il ragionamento è sulle risorse. Se la startup non è in grado di sostenere economicamente un dipartimento o anche un solo addetto marketing, farebbe bene ad evitarlo perché non risulta fondamentale. Più importante è concentrarsi su quanto può valere ciascun cliente per l’azienda e quanto costa acquisirlo. Lo scarto tra le due spese deve essere sempre vantaggioso per l’imprenditore.

3. La stampa

Nell’opinione di Ross Andrew la copertura da parte della stampa non è affatto una cosa inutile. Anzi, è un fattore che avrebbe desiderato potersi permettere quando ha lanciato la sua startup. Quello che contesta, però, è l’intenzione con la quale molti founders fanno di tutto solo per ottenere un articolo su un magazine nel quale sono i protagonisti. Insomma, non serve a molto impegnare tempo ed energie per apparire in copertina. Più importante dedicarsi allo sviluppo del prodotto e all’acquisizione di nuovi clienti.

4. Una costosa gestione dei clienti

Esistono diversi sistemi che aiutano a gestire i rapporti tra l’azienda e i suoi clienti. Si chiamano Crm. Più sono flessibili, più il loro costo aumenta. Dall’inizio del suo business, però, Ross Andrew si è affidato a un sistema dal prezzo contenuto, 20 dollari al mese, lasciando da parte quelli più costosi che superano i 100mila dollari all’anno. E non si pente affatto di questa decisione.

5. Slack

Ross Andrews non se la sente di elencare le caratteristiche negative di Slack, il sistema di messaggistica pensato per i team di lavoro. Non lo fa forse perché, in realtà, non ci sono difetti evidenti da sottolineare. L’unica cosa che ci tiene a dire, però, è che non è indispensabile usarlo, al di là di quello che pensano in molti.

6. La startup community

Si fa un gran parlare dell’importanza di creare una rete di contatto tra le startup di un determinato posto, una sorta di community locale con la quale scambiare idee e confrontare esperienze. Secondo Ross Andrews queste relazioni possono diventare un’ulteriore distrazione, una semplice cerchia di persone che parlano durante gli eventi.

7. Finanziamento pubblico

Accedere a un finanziamento pubblico significa dedicare tempo ed energie alla domanda, con tutti gli intoppi burocratici che questo può significare. In cambio si riesce ad ottenere magari una cifra intorno ai 100 mila dollari. «Perché non impiegare tempo per generare 110 mila dollari in vendite invece?», suggerisce Andrew.

8. Un ufficio

Potrebbe sembrare una cosa quasi scontata, ma non lo è. La sede è una delle cose più costose per una startup e spesso si preferisce farne a meno. Con molto dispiacere. Certamente, l’assenza di un luogo fisico nel quale lavorare presume una grande motivazione da parte del team che deve rendersi operativo dovunque si trovi, ma non bisogna commettere l’errore di pensare che avere un posto equivalga ad aver creato un business.

9. Appoggio di tutti tranne che dei tuoi clienti

Si può passare il tempo a cercare sostegno da operatori del settore, esperti, colleghi. Ma ciò che davvero conta per una startup è avere l’appoggio dei clienti: se l’utente apprezza il servizio e pensa che le funzionalità che la startup sta offrendo siano valide, allora ci sono delle opportunità di crescita. E anche le critiche si trasformano in occasioni per migliorarsi.