Il governo cinese ha bloccato l’utilizzo di WhatsApp nel paese

Dopo una prima limitazione all'invio degli allegati a luglio, Pechino ha deciso di impedire ai suoi cittadini l'utilizzo della piattaforma di messaggistica di proprietà di Facebook allo scopo di favorire altri servizi come WeChat sui quali esercita un maggiore controllo

La censura cinese si abbatte su WhatsApp. Dopo alcune ore in cui gli utenti dell’applicazione di messaggistica hanno riscontrato dei malfunzionamenti, al momento non è più possibile utilizzare la piattaforma di chat in tutte le regioni del Paese. Si tratterebbe di un intervento del governo che da sempre vede nella circolazione di materiale online un pericolo per il mantenimento dello status quo. L’azione sarebbe stata decisa per stabilire delle restrizioni in vista del Congresso nazionale del Partito Comunista, previsto per il 18 ottobre prossimo.

Il primo blocco degli allegati a luglio

La notizia è stata confermata dagli esperti al New York Times. Non si tratta del primo blocco per WhatsApp in Cina. L’applicazione di proprietà di Facebook era riuscita a sopravvivere sul mercato cinese dopo che nel mese di luglio 2017 era stato interdetto l’invio di allegati (video, foto e audio) tramite la piattaforma. Si tratta comunque dell’unico servizio gestito da Mark Zuckerberg che era ancora possibile utilizzare a Pechino: Facebook e Instagram erano già stati bloccati in precedenza.

Spingere gli utenti verso altre piattaforme

Secondo l’esperto di crittografia Nadim Kobeissi, intervistato dal New York Times, la mossa del governo cinese sarebbe legata allo sviluppo di un qualche sistema che riesca a interferire e quindi a controllare i messaggi scambiati sulla piattaforma e protetti dal sistema end to end. Questo tipo di crittografia rende al momento di fatto impossibile anche a Facebook di conoscere i contenuti delle conversazioni intrattenute dagli utenti. Le difficoltà incontrate in Cina da WhatsApp sarebbero cominciate già nella giornata di domenica e avrebbero come obiettivo quello di spingere gli utenti a utilizzare servizi che la censura è in grado di controllare con più facilità, come WeChat. Questa piattaforma ha comunicato ai suoi utilizzatori di non avere problemi a fornire informazioni rischieste dagli enti goverantivi. L’uso massiccio di questa applicazione da parte dei cittadini cinesi – parliamo di 963 milioni di persone – ha ridotto anche il ricorso alle e-mail.

L’azione della censura

Il controllo sui media in Cina è stato accettato dalla World Trade Organization nonostante l’impegno sottoscritto dal governo ad aprirsi alla competizione internazionale anche in fatto di media. Le restrizioni agli strumenti digitali che hanno di fatto impedito anche l’utilizzo di Google nel paese a vantaggio di Baidu, sono comunque solo degli esempi di quanto il regime abbia interesse a gestire ogni aspetto della vita quotidiana dei cittadini. Le violazioni dei diritti umani si sono infatti estese fino alla chiusura di molte chiese e all’incarcerazione di numerosi attivisti e avvocati.