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Dic 3, 2018

#SIOS18 | Luis Sal: “Non chiamatemi artista, sono più un operaio digitale”

Youtuber, ma non solo. Luis Sal sarà presente a StartupItalia! Open Summit per raccontare l'evoluzione del ruolo del creator

Poliedrico, divertente, sempre sopra le righe. Luis Sal si è fatto largo tra gli influencer che affollano la Rete grazie alla sua spontaneità e al suo estro creativo che rendono ogni suo intervento nel Web, ogni suo video su YouTube, ogni suo post su Instagram qualcosa di unico, originale e fuori dagli schemi.

 

 

Nato il 18 giugno 1997, seguito ormai da oltre un milione di follower, autore di un libro (guai a chiamarlo libro: preferisce “progetto grafico” o semplicemente “oggetto”) pubblicato da Rizzoli Ciao, mi chiamo Luis che ha subito guadagnato le parti più alte della classifica, Luis Sal sarà presente a StartupItalia! Open Summit del 17 dicembre per spiegare come si è evoluto il ruolo del “creator”. Lo abbiamo incontrato in anteprima e ci abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

L’intervista a Luis Sal

StartupItalia!: Ciao Luis, raccontaci anzitutto come è nata la tua carriera da youtuber.

Luis Sal: Tutto ha avuto inizio nel modo più banale che si possa immaginare… Ho dato libero sfogo a quella che è sempre stata una mia passione. Fin da piccolo infatti mi riprendevo, scattavo foto, poi l’incontro fortuito con YouTube e ho detto: “ma sì, perché no?”.

 

SI!: Nella tua famiglia si è sempre respirata una forte atmosfera artistica: ti senti un figlio d’arte?

LS: No, anche perché non mi considero un “artista”, termine che vuole dire un po’ tutto e un po’ niente. Mi definisco un “operaio digitale”: mi piace sporcarmi le mani, montare, tagliare, mettermi alla prova, fare ciò che mi passa per la testa.

 

SI!: In passato hai fatto anche il reporter: in Rete gira ancora una tua vecchissima intervista al politico Umberto Bossi, in più hai filmato diverse manifestazioni studentesche proprio nei momenti più concitati delle cariche da parte della polizia… non sarà che in Luis Sal c’è una passione segreta per il giornalismo?

LS: In realtà no. Lo ammetto senza problemi. Le mie riprese delle manifestazioni rappresentavano più un modo per mettermi alla prova con situazioni estreme, che poi avrebbero richiesto un montaggio particolare. Le ho vissute insomma esclusivamente guardando al lato tecnico della realizzazione dei video mentre io restavo dietro la telecamera senza avere la pretesa di raccontare nulla.

SI!: Invece il libro può avere risvegliato una inattesa passione per la scrittura?

LS: No anche in questo caso, anche perché in realtà ho scritto poche righe. Infatti non volevo avere un ghost writer: ho insistito che fosse qualcosa coerente con me. Anche chiamarlo “libro” è troppo: è un progetto grafico, un oggetto…

 

SI!: Parlaci invece di come ti rapporti con chi ti segue: come reagisci per esempio agli insulti degli hater?

LS: Ho un ottimo rapporto con gli hater: evito di rispondere. In questo modo si silenziano automaticamente. Però se c’è una cosa che ho imparato stando nel Web è che anche i complimenti possono essere tanto pericolosi quanto gli insulti perché il rischio è sempre quello di lasciarsi ammaliare, sedersi sugli allori… Io preferisco andarmene per la mia strada.

SI!: Possiamo allora dire che il tuo successo sia in qualche modo collegato al fatto che non ti lasci influenzare, dunque non fai video con lo scopo di compiacere il tuo pubblico?

LS: Sì, forse è proprio così. Per me lo spettatore è una entità senza sesso, senza identità e senza tempo. Anche la mia narrazione è senza tempo: per questo a ogni video mi presento, in questo modo sono accessibili a chiunque, anche a tutti coloro che non mi conoscono. E io non parlo a platee predefinite: solo uomini, sono donne, solo teenager perché comunico ciò che ho da dire in quel momento e parlo un po’ a tutti.

 

SI!: Hai mai pensato a come sarebbe stata la tua vita senza tecnologia? Il tuo potenziale artistico come sarebbe venuto fuori?

LS: Sì, ci ho pensato spesso… se fossi nato trent’anni fa probabilmente sarei finito a lavorare in televisione oppure mi sarei cimentato con le vignette… se avessi vissuto in epoche più antiche sarei stato forse un artigiano o un pittore o, chissà, un membro di un circo itinerante… Quel che è certo è che avrei cavalcato senz’altro il mezzo più dirompente di quel periodo. Sono nato in questa era di computer e quindi sono stato subito attratto da YouTube e da Instagram.

 

SI!: A StartupItalia! Open Summit farai un intervento nel segmento dedicato ai creators: come si è evoluto il vostro ruolo con il cambiamento dei media?

LS: La nuova televisione, la nuova radio, oggi è rappresentata da Internet. Quello del creator è un lavoro solo apparentemente semplice, ma in realtà riassume in una sola persona una pluralità di professioni: regista, fonico, tecnico, attore, sceneggiatore, montatore che il più delle volte lo si fa senza essere professionisti in alcun campo… Dunque è un lavoro a tutto tondo, che impegna per un sacco di ore e merita rispetto. Per quanto riguarda le cose che comunichiamo… abbiamo senz’altro responsabilità con il pubblico, soprattutto perché spesso chi ci segue è giovanissimo, ma l’educazione impartita dai genitori viene prima di tutto, quindi anche quando veicoliamo messaggi che non sono proprio tra i più educativi, speriamo sempre che chi ci guarda abbia avuto figure di riferimento che gli abbiano insegnato cosa seguire e cosa no.

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