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Dic 2, 2018

La stima del Politecnico sugli investimenti in startup. A dicembre si sfioreranno i 600 milioni

Nel periodo da settembre 2017 a inizio novembre 2018, gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a 598 milioni di euro

Lo dice lo studio dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Polimi presentato a Milano venerdì 30 novembre, in occasione del convegno “Imprese e startup nel vortice della trasformazione digitale: alla ricerca dell’innovazione”: gli investimenti esteri rappresentano ancora il principale traino per l’ecosistema, con 229 milioni di euro raccolti nel solo 2018 (+82%) grazie al sempre più stretto legame con il mondo imprenditoriale USA (dal quale proviene il 73% del totale del capitale estero). I dati raccolti fanno riferimento al periodo settembre 2017, inizio novembre 2018: poco più di 13 mesi.

 

Raddoppia il contributo degli attori formali, composto da fondi di Venture Capital indipendenti (VC) o aziendali (CVC), Governmental Venture Capital (GVC) o Finanziarie Regionali, che raggiunge i 215 milioni di euro.

Cresce fino a 154 milioni di euro (+58%) anche la quota derivante dagli attori informali, come Business Angel Network e piattaforme di Equity Crowdfunding.

 

 

2018, raddoppiato il valore complessivo del settore

Nel 2018 le startup hi-tech italiane hanno raccolto 267 milioni di euro in più rispetto al 2017, quasi raddoppiando il valore complessivo del settore. Una crescita inedita dal 2012 (anno del primo Decreto Legge sulle startup innovative), che rafforza il trend positivo degli ultimi anni e il ruolo degli investitori esteri – formali e informali – che raggiungono il 38% del capitale messo a disposizione.

 

Risulta sempre più evidente la complementarietà tra il ruolo del comparto informale (26% della raccolta totale) e quello dei player formali (36%): la necessità di attrarre investimenti con taglio medio-elevato da parte di quest’ultimi (nel 2017 i finanziamenti superiori al milione di € sono stati il 46% dei round complessivi) serve proprio a non vanificare e dare seguito al fondamentale ruolo svolto dagli informali nelle primissime fasi del ciclo di vita delle startup.

 

“Nel 2018 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a 598 milioni di euro, in crescita dell’81% rispetto al valore totale consuntivo del 2017 (331 milioni).” afferma Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano. “Per la prima volta dal 2012, primo anno di registrazione dei finanziamenti da parte del nostro Osservatorio – corrispondente all’introduzione del Decreto Legge del 10 ottobre 2012 sulle startup innovative – l’ecosistema mostra una crescita così netta, che rafforza il trend positivo già evidenziato lo scorso anno: nel 2018 le startup hi-tech raccolgono 267 milioni di euro in più rispetto al 2017, quasi raddoppiando il valore complessivo. Un valore che sfiora i 600 milioni di euro, rappresentando un vero e proprio giro di boa verso l’obiettivo del miliardo di euro di finanziamenti annui, posto ambiziosamente per stimolare uno sviluppo che renda merito alla qualità delle nostre startup hi-tech”.

 

Gli investimenti da parte di attori formali raddoppiano

 

Gli investimenti da parte di attori formali raddoppiano, passando dai 107 milioni del 2017 ai 215 milioni del 2018. Negli ultimi anni abbiamo spesso assistito a variazioni oscillatorie in questo comparto, spesso non particolarmente significative in termini di valore assoluto. Questo risultato, estremamente positivo e senza precedenti nel nostro Paese, riporta gli investitori formali a rivestire un importante ruolo di traino della crescita complessiva.
Le ragioni alle spalle di tale espansione sono molteplici. In primis, la presenza di startup e scaleup sempre più meritevoli e ad alto potenziale, in grado di attrarre grandi operazioni: per la prima volta dal 2012, rileviamo in Italia 12 round nell’ordine delle decine di milioni di euro. Queste operazioni da sole valgono oltre 315 milioni di euro, e coinvolgono pesantemente i VC nazionali – con alcuni casi rilevanti di syndication insieme a attori informali e privati. In secondo luogo, la rivalutazione positiva degli investimenti passati effettuata nel 2017 da parte di alcuni tra i principali “fondi di fondi”, che ha portato un nuovo afflusso di capitali a disposizione dei VC per investire a partire dal 2018.

 

“La combinazione di queste due principali motivazioni illustra l’emergere e il consolidarsi di un ciclo mutuamente rinforzante tra domanda di capitali (le startup e le scaleup con sempre maggior potenziale) e l’offerta (i fondi formali, alimentati a loro volta dai fondi di fondi): ciclo che, se alimentato con continuità, potrà portare una crescita strutturale e organica del nostro ecosistema nazionale, che vada oltre alcune grandi operazioni di natura contingente.” afferma Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio Startup Hi-tech del Politecnico di Milano. “Aumenta inoltre il taglio medio degli investimenti da parte dei VC: se nel 2016 circa il 42% degli investimenti era maggiore di 1 milione di euro, il consuntivo 2017 mostra come il 46% dei round superino la rappresentativa soglia del milione. Questa combinazione di elementi consente di guardare al futuro con discreto ottimismo, denotando come l’Italia, nonostante le note difficoltà, stia offrendo una risposta concreta ad uno dei problemi strutturali del nostro ecosistema, più volte sottolineato nel corso degli ultimi anni, ovvero l’assenza di round significativi”.

 

I finanziamenti internazionali

 

La componente dei finanziamenti internazionali si conferma anche quest’anno estremamente rilevante e in forte crescita rispetto all’anno precedente: gli investimenti esteri nel 2018 raggiungono i 229 milioni di euro (38,3% sulla raccolta complessiva), +82% rispetto ai 126 milioni di euro consuntivati nel 2017. Questo dato, estremamente positivo, è tuttavia impattato in maniera netta da singole grandi operazioni (una delle quali addirittura in tripla cifra, 100 milioni di euro, vero e proprio record per il nostro ecosistema). Ma se tali operazioni si verificano ogni anno in numero crescente e con una certa sistematicità, possiamo certamente affermare che la componente internazionale è una ulteriore grande opportunità ancora parzialmente inesplorata per sostenere la crescita del nostro ecosistema, anche tramite forme di co-investimento.

 

Investment inflow

L’investment inflow, ossia i capitali attratti dall’ecosistema startup hi-tech da parte di player esteri, provengono prevalentemente da USA (72,73%), Europa (23,36%), Cina (3,77%) e Brasile (0,06%). Focalizzandosi sui 53,5 milioni di euro provenienti da investitori Europei, si riscontra un 71% da investitori con sede in UK (una percentuale doppia rispetto al 2017, a testimonianza del forte interesse mostrato da investitori britannici per le nostre startup), seguiti da Benelux e Svizzera (7 % ciascuno), Francia e Germania (entrambe al 5%) e Spagna (4%). Anche quest’anno, inoltre, la stragrande maggioranza degli investimenti internazionali proviene da attori formali (203 milioni di euro, pari all’88,6% del totale).

 

“La strada per rendere il nostro ecosistema startup hi-tech favorevole non solo alla nascita,  ma anche al finanziamento, sviluppo e crescita di startup è ancora lunga e tortuosa, ma tracciata.” Conclude Antonio Ghezzi. “Si tratta ora di abilitare il passaggio da uno startup ecosystem a uno scaleup ecosystem, caratterizzato sempre più da round di dimensioni significative che consentano alle startup di scalare e crescere a livello internazionale, evitando un loro prematuro trasferimento in altri paesi per via di carenze strutturali nell’accesso al capitale di rischio e a competenze di supporto a livello nazionale. Limitare tali “perdite” potrà aiutarci ad accelerare il raggiungimento dell’obiettivo di 1 miliardo di euro di investimenti annui, avvicinando a piccoli passi l’Italiaalla condizione ideale di startup nation in grado di trattenere e sostenere le proprie realtà imprenditoriali: una condizione tipica di alcuni ecosistemi imprenditoriali più maturi, che, dotati di un’infrastruttura e un approccio sistemico all’imprenditorialità, continuano a correre più rapidamente di noi”.

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