Il Kashmir offline: la drammatica vita senza internet
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Ultimo aggiornamento il 28 ottobre 2019 alle 7:00

Il Kashmir offline: la drammatica vita senza Internet

La situazione nel paese è drammatica: senza rete le attività commerciali sono penalizzate e le comunicazioni (quasi) impossibili

Alcuni hanno percorso 10 km soltanto per comprare la copia di un giornale cartaceo e capire cosa stesse succedendo. Questo perché nel Kashmir non c’è più internet dopo che il governo di Nuova Delhi ha scelto di emendare la propria costituzione in agosto, smettendo di trattare questo stato – stretto e contesto da decenni tra India e Pakistan – come un’area a statuto speciale. Oltre ai morti e alla paura di un conflitto tra due potenze nucleari, la vita nel Kashmir è resa difficile anche dai blackout imposti dal governo del primo ministro indiano, Narendra Modi, che da quasi tre mesi oscurano la rete e bloccano gran parte delle comunicazioni. Come si sono adattati gli 8 milioni abitanti della Valle? Il sito Quartz lo ha raccontato basandosi su testimonianze.

La storia (in breve) del Kashmir

Prima di capire che cosa sta succedendo in una delle parti di mondo più militarizzate, è doveroso riassumere le vicende di una questione geopolitica irrisolta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Chiuso infatti il lungo capitolo della dominazione britannica in India, a metà del secolo scorso i principati come il Kashmir dovettero scegliere se seguire la strada dell’indipendenza, oppure aderire al Pakistan (a maggioranza musulmana) o all’India (a maggioranza hindu).

Pur essendo uno stato a maggioranza musulmana, il Kashmir decise di legarsi a Nuova Delhi, scatenando l’immediata reazione del potente vicino. Nel quadro globale, il conflitto politico e religioso è stata una delle pagine della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia: nonostante i tentativi di accordi, gli strappi e le tensioni non risolsero mai la situazione che fino a oggi resta uno delle più gravi eredità del XX secolo.

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Senza internet niente medicine

Stando ai racconti degli abitanti del Kashmir, quest’estate molti hanno scoperto che la situazione stava precipitando soltanto sintonizzandosi sui notiziari emessi da vecchie radio. Quando l’esercito indiano ha rinforzato la propria presenza nelle strade, non è stato imposto soltanto il coprifuoco: i ripetuti blocchi a internet hanno generato il panico e la crisi delle economie locali, rendendo più difficile, ad esempio, il rifornimento di farmaci.

Senza più Netflix – il sito Quartz ci ricorda che le serie tv sono amate in tutto il mondo – le persone si arrangiano con pen drive da acquistare a poco più di un dollaro dentro internet cafè: in ciascuna trovano una stagione dei loro programmi tv preferiti scaricati come file torrent. Alcuni si scambiano materiale grazie al bluetooth, ma i più abili sarebbero i bambini che usano i router del wi-fi per giocare in multi-player sugli smartphone.

Come ricorda il New York Times l’India è il paese che ha fatto più ricorso di tutti ai blackout di internet come arma politica contro i dissidenti. Nel 2018 gli shutdown sono stati 134. Il vicino Pakistan, che è il secondo stato più censore del web, ha spento internet “soltanto” 12 volte lo scorso anno.

 

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