Coronavirus a Singapore. Tre cose che hanno funzionato - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 26 febbraio 2020 alle 9:52

Coronavirus a Singapore. Tre cose che hanno funzionato

A Singapore abbiamo già vissuto tutto questo un mese fa, quando per settimane la città-stato sudest asiatica è stata al primo posto per casi di Coronavirus dopo la Cina

Supermercati saccheggiati, notizie false su Whatsapp, e strade vuote. Questa sembra essere l’Italia degli ultimi giorni. Ma a Singapore abbiamo già vissuto tutto questo un mese fa, quando per settimane la città-stato sudest asiatica è stata al primo posto per casi di Coronavirus dopo la Cina. L’ondata di panico è arrivata quando il livello DORSCON, ovvero le misure preventive da prendere in risposta al contagio, è passato da giallo ad arancione a seguito di una serie di casi di contagio locale.

Al momento, i casi confermati a Singapore sono 91, su una popolazione di 5.6 milioni di abitanti, contro i 322 italiani, con una popolazione di 60.48 milioni. In proporzione, ci sono stati più di 3 volte i casi italiani.

In più, per ora, i casi guariti sono il 58% sui 91 confermati, contro la media mondiale di 34.8%.

Ecco cosa ha funzionato qui per sedare il panico e rispondere alla crisi in modo veloce ed efficace.

 

1.    Comunicazione politica chiara

 

Il primo ministro Lee ha ritenuto necessario sedare il panico pubblicando un video-discorso sui suoi canali social. Ha chiesto alla popolazione di stare calma, spiegando in modo semplice la risposta al contagio messa in atto dallo Stato. Nel discorso, ha anche ritenuto necessario sottolineare che non c’è bisogno di comprare carta igienica e noodle in massa, visto che i supermercati erano stati assaltati.

Non solo lui, ma anche il Ministro dell’Istruzione ha spiegato come si sarebbero gestite le attività scolastiche. La pulizia delle aule è aumentata e le attività di interscambio tra diverse scuole sono state bloccate. A tutti gli alunni sono state spiegate le misure preventive di igiene.

 

2.    Numeri, non sensazionalismi

 

I titoli dei giornali non sono quasi mai stati sensazionalisti. Non si grida all’untore. Si fanno parlare i numeri e le relazioni tra i diversi casi. Lo Straits Times, il giornale principale di Singapore, ha creato un’infografica per spiegare meglio il contagio. Ma anche giornali minori, come Mothership Singapore o Today Online, hanno mantenuto una comunicazione costante e semplice per spiegare di ora in ora e di giorno in giorno cosa stesse succedendo.

Immagini del profilo Instagram di Today Online (“recovered” significa guarito, ndr).

3.    Ognuno deve fare la propria parte

 

Ovunque si possono trovare le informazioni ufficiali sulle precauzioni da prendere, come lavarsi le mani frequentemente e non toccarsi il volto. Nei ristoranti, negli uffici, nei cinema, nei condomini, praticamente ovunque, ci sono bottigliette di disinfettante per le mani a disposizione di tutti quelli che entrano nell’edificio. E in alcuni casi, si possono trovare anche le mascherine.

Chi non si sente bene, è invitato ad andare dal medico immediatamente. E anche se la sanità qui è in maggioranza privata, per i cittadini ci sono sovvenzioni per la visita in caso di influenza, e costa solamente 10$ (circa 6 euro). È stato anche creato un sito web con le cliniche sovvenzionate che hanno gli strumenti adatti per identificare il coronavirus.

 

Queste soluzioni non risolvono il problema del contagio, ma riescono a contenere la diffusione del panico, che è altrettanto pericoloso.

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