Coronavirus, il governo cerca 3,6 miliardi per far ripartire l'economia
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Ultimo aggiornamento il 1 marzo 2020 alle 14:50

Coronavirus, il governo cerca 3,6 miliardi per far ripartire l’economia

Entro venerdì un nuovo decreto con fondi maggiori rispetto al primo. Ma lo spettro recessione resta

Dopo la gragnuolata di critiche piovute sul primo decreto messo a punto per fronteggiare l’emergenza Coronavirus dai presidenti delle Regioni interessate, il governo Conte è stato costretto ad accelerare con l’annuncio del provvedimento gemello che, secondo quanto ha dichiarato oggi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a Repubblica, metterà sul piatto di una economia che rischia il blocco almeno 3,6 miliardi di euro.

Cosa prevede il nuovo decreto

E, in effetti, lo scorso decreto, varato dal Consiglio dei Ministri nella serata di venerdì, di soldi sul piatto ne aveva messi piuttosto pochi, circa 900 milioni di euro, finendo per scontentare davvero tutti. Non ripeterà i medesimi errori il provvedimento destinato a essere varato venerdì prossimo. Parola di Giuseppe Conte, che ai giornalisti ha detto: «Faremo ripartire l’ intera economia, con un’accelerazione della spesa per investimenti e una poderosa opera di semplificazione».

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L’esecutivo, spiega Gualtieri, sfrutterà la settimana per incontrare le parti sociali e i maggiori rappresentanti dei territori coinvolti dalle ripercussioni economiche del coronavirus, in modo da predisporre iniezioni stimolanti proprio dove il muscolo del Paese rischia l’atrofia.

«Sarà un pacchetto di risorse aggiuntive e straordinarie da 3,6 miliardi, pari allo 0,2% del Pil – ha detto il ministro dell’Economia – Conterrà interventi a tutti i livelli, che concorderemo nei prossimi giorni con le parti sociali, le associazioni di categoria e gli enti locali. Abbiamo in mente diverse ipotesi. Dal credito d’imposta per le aziende che abbiano subito un calo del fatturato superiore al 25%, come si è fatto per il terremoto, a riduzioni delle tasse. Dal contributo aggiuntivo per i fabbisogni operativi del servizio sanitario nazionale alla Cassa integrazione in deroga. Nessuno dovrà restare senza cure o perdere il lavoro per il Coronavirus».

Saranno 3,6 miliardi di nuovo debito

Per l’esecutivo non dovrebbe nemmeno essere complesso reperire tali risorse perché saranno debito: «Sono stanziamenti aggiuntivi, per i quali chiederemo l’autorizzazione al Parlamento», ha infatti detto Gualtieri. E, sempre il titolare del Mes ritiene che l’importo rientri in quella forbice di maggior flessibilità che la Commissione europea concede in casi eccezionali. Quindi non dovrebbero esserci problemi neppure da Bruxelles.

Basteranno per attenuare i danni del Coronavirus?

La vera domanda, però, è se quei 3,6 miliardi di euro basteranno a risollevare una economia colpita duramente al cuore, che per l’Italia è rappresentata dalle regioni del Nord e, più in generale, del turismo. Per Confesercenti, per esempio, solo nei consumi ci saranno perdite pari a 3,9 miliardi. Assoturismo sostiene che le sole disdette attuali al settore terziario siano costate non meno di 200 milioni di euro. Cifra destinata a crescere esponenzialmente se proiettata al periodo delle vacanze pasquali e alla stagione estiva.

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Non è più ottimista la versione del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo cui si andrà incontro a una riduzione del Pil dello 0,2% nell’arco di un anno. E poi ci sono le Borse. Piazza Affari in soli 5 giorni ha perduto l’11,2%, pari a più di 60 miliardi (benché “virtuali”, diverranno perdite reali, è noto, alla loro riscossione). Insomma, il rischio è che si voglia curare l’influenza che ha colpito la nostra economia con un panno caldo, mentre la sola cura utile per riprendersi dai danni del Coronavirus sarebbe permettere alle regioni bloccate di ripartire al più presto.

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