Dal Brasile all'Iran, quei Paesi in cui il Covid-19 galoppa - Startupitalia

Ultimo aggiornamento il 5 giugno 2020 alle 15:35

Dal Brasile all’Iran, quei Paesi in cui il Covid-19 galoppa

Economie fragili e depresse, mancanza di democrazia, società al collasso: così il virus ora rischia di innestarsi su situazioni incancrenite, creando allarme

Il numero di casi di Coronavirus nel mondo ha ormai superato la soglia dei 6,6 milioni, mentre il bilancio dei morti è di oltre 391mila unità. È quanto emerge dal conteggio dell’università americana Johns Hopkins. Eppure, il prossimo primo luglio l’Unione europea tornerà ad aprire le proprie frontiere esterne. Forse molti lo hanno dimenticato ma, al momento, il Vecchio continente è sigillato (il pieno funzionamento di Schengen dovrebbe essere attuato invece entro fine giugno), per lo meno alla libera circolazione delle persone. Ancora per pochi giorni. Anche se i dati dicono che, in buona parte del pianeta, dal Brasile all’Iran, passando per gli States fino ad arrivare all’Etiopia, il Covid-19 è ancora fuori controllo, la decisione di riaprirci al mondo (probabilmente con diverse riserve) è stata presa in quanto, in vista della bella stagione, non si può facilmente rinunciare al turismo che proviene dalla Cina e dagli USA. L’Europa sembra aver vinto almeno questo primo round contro la malattia ma, dove mancano i diritti, la malattia sta prosperando e potrebbe essere più difficile sradicarla.

Nel Brasile di Bolsonaro l’epidemia infuria

Il focolaio più preoccupante, al momento, è il Brasile di Jair Bolsonaro. Il leader maximo sudamericano non solo ha in più occasioni sottovalutato pubblicamente il rischio pandemico, ma ha anche licenziato due ministri della Salute in due mesi colpevoli di avere chiesto una risposta più seria al dilagare dell’epidemia.

Jair Bolsonaro

Bolsonaro dal canto suo tira dritto, e di Covid-19 non vuole sentire parlare. Finora è apparso con la mascherina in poche occasioni, preferendo apparire di fronte ai cronisti senza. “Mi dispiace per i morti, ma è la fine di tutti noi”: ha commentato così l’ondata di decessi in costante crescita nel Paese, cresciuta di circa 1500 unità solo nelle ultime 24 ore ed arrivata ormai a quota 34mila dall’inizio della pandemia, con più di 614mila casi accertati.

Il Paese non è stretto solo dalla crisi sanitaria, ma anche da quella economica. L’Argentina è già fallita, il Brasile è assai più solido ma comunque non sta meglio: se ne parla poco, ma la Banca centrale stampa a ritmo serrato moneta che poi la Caixa, la banca pubblica, elargisce senza freno ai disoccupati del lock down, e questo inquieta i mercati. Quarantotto ore fa il Tesoro di Brasilia ha emesso obbligazioni in dollari USA per 3,50 miliardi, suddivisi in due tranche a 5 e 10 anni. Gli investitori internazionali si chiedono quanto sia saggio investire nel Brasile, quanto convenga dargli fiducia.

La situazione è critica soprattutto nelle favelas

Alla luce anche del fatto che continuano a emergere gruppi e gruppetti paramilitari reazionari che, all’apparenza in modo autonomo (ma si sospetta invece che siano teleguidati da Bolsonaro), silenziano qualsiasi protesta e intimidiscono giudici, giornalisti, esponenti dell’opposizione. Il governo, a seguito degli ultimi rimpasti, conta ormai 10 militari su 22 componenti.

Il Perù supera il 5mila morti

Ma il Brasile non è il solo Paese del Sud America che non riesce a gestire l’epidemia di Coronavirus. Il Perù ha superato ieri la soglia dei 5.000 decessi provocati dal Covid-19. Nell’ultimo bollettino il ministero della Sanità ha reso noto che nella giornata di giovedì sono morte 137 persone, per un totale di 5.031 dall’inizio della pandemia. Allo stesso tempo, il numero complessivo dei casi è salito a quota 183.198, ben 4.284 in più rispetto a mercoledì. Secondo il conteggio della Johns Hopkins University, il Perù è il secondo Paese dell’America Latina con il maggior numero di contagi dopo il Brasile (614.941).

Immagini del lock down in Messico

Messico, terzo record di contagi consecutivo

Non va meglio in Messico che, con circa 12mila decessi e oltre 105mila ammalati di Covid-19, diventa il 14° Paese al mondo con il maggior numero di contagi. Ieri il Paese sudamericano ha registrato un altro record giornaliero di casi di Coronavirus, il terzo consecutivo: le autorità sanitarie del Paese, riporta la CNN, hanno reso noto che nella giornata di giovedì sono stati rilevati 4.442 nuovi contagi, un bilancio che pota il totale a quota 105.680. Allo stesso tempo, sono stati registrati altri 816 decessi, per un totale di 12.545 dall’inizio della pandemia.

Immagini del lock down in Messico

Il bollettino del Sud America

Come si diceva, la situazione si sta aggravando soprattutto in America latina che globalmente conta 1.153.938 (+48.829) contagi e 59.344 (+2.918) decessi. Numeri comunque che lasciano il tempo che trovano, tra carenze del sistema ospedaliero nei 34 territori latinoamericano e le reticenze dei governi di fornire dati puntuali. Il Brasile che ha oltre la metà dei contagiati a 614.941 (+30.925) e 34.021 morti (+1.473). Lo seguono, distanziati, il Perù (183.198 e 5.031) e il Cile (118.292 e 1.356). Fra le nazioni con più di 5mila contagi troviamo il Messico (101.238 e 11.729), Ecuador, che non ha aggiornato le cifre nelle ultime 24 ore, con (40.966 e 3.486), Colombia (35.120 e 1.087), Repubblica Dominicana (18.319 e 520), Argentina (20.197 e 608), Panama (14.609 e 357), Bolivia (11.638 e 400), Guatemala (5.760 e 143) e Honduras (5.690 e 234).

Lo zar Putin alle prese con il Covid-19

Poi c’è la Russia dello zar Putin. Nel Paese inespugnabile, che ha fermato Napoleone e Hitler, il Covid-19 è arrivato sì con ritardo, ma ora si fa fatica ad arginarlo. Se si vuole compiere un atto di fede e credere ai dati divulgati dal governo, i casi globali sono saliti a quota 450mila unità. Nelle ultime 24 ore il balzo è stato notevole: 8.726 nuovi contagiati. Le vittime invece appena 144 nel corso dell’ultima giornata e 5.528 in totale dall’inizio dell’epidemia. Numeri su cui la comunità nutre più di un sospetto.

Anche l’India non riesce a liberarsi del virus

Un nuovo picco di positivi al Coronavirus è stato registrato nelle ultime 24 ore in India: 9.851 infetti. Secondo i dati del ministero della Salute, nello stesso giorno sono morte 273 persone. Il contagio nel Paese ha ormai raggiunto un totale di 226.770 casi, con 6.348 decessi, portando la popolosissima nazione al settimo posto al mondo per numero di contagiati. Gli stati più toccati sono il Maharashtra con 77.793 positivi, il Tamil Nadu con 27.256, Delhi, con 25.004, seguiti da Gujarat, Rajasthan, Uttar Pradesh e Madhya Pradesh.

La poverissima Haiti lasciata sola

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha espresso preoccupazione per quanto sta avvenendo ad Haiti. Nel Paese si registrano finora almeno 2.507 casi e 48 decessi provocati dal virus ma, data la mancanza di presidi, quei numeri rischiano di essere la punta dell’iceberg. «Al momento siamo molto preoccupati per Haiti a causa delle sue circostanze uniche, della sua fragilità e del fatto che la malattia sta accelerando tra una popolazione altamente vulnerabile», hanno detto dall’OMS.

Il pericolo di una seconda ondata in Iran

Uno dei Paesi più colpiti finora è stato senza dubbio l’Iran, che ha registrato tra i decessi anche alcuni esponenti politici di spicco. Eppure, nonostante gli oltre 170mila casi (cifra probabilmente lontana dalla realtà), il Paese si sta avviando a riaprire tutte le attività economiche. Giovedì gli infetti sono stati 3574: per il terzo giorno consecutivo sopra quota tremila e adesso il governo inizia a prendere in considerazione l’ipotesi di un nuovo lock down. Lo stesso presidente Hassan Rohani ha anticipato che “se il contagio riprende, Dio non voglia, le autorità dovranno imporre nuove restrizioni”.

 

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