Danimarca: nì al Recovery. Parigi e Berlino: prepararsi a nuova pandemia
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Ultimo aggiornamento il 10 giugno 2020 alle 14:31

Danimarca: nì al Recovery Fund. Parigi e Berlino: prepararsi a nuova pandemia

Si incrina (un po') il fronte dei Frugal Four, che però acquistano il supporto dei Paesi di Visegrád

Si incrina leggermente il fronte dei Frugal Four (Austria, Olanda, Danimarca e Svezia), i Paesi ostili al Recovery Fund, quel Next Generation Eu un po’ finanziamenti a fondo perduto, un po’ prestiti, presentato dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen. Mentre Olanda e Austria fanno sapere che daranno battaglia, la Danimarca pare un po’ più possibilista all’ipotesi di aiutare, con i soldi di tutti i membri dell’Unione europea, gli Stati maggiormente in difficoltà per via del Coronavirus.

La (timida) apertura della Danimarca

“Il nostro compito non è mettere il veto, ma trovare una soluzione”, e “il governo è a favore del fondo per aiutare i Paesi più colpiti” dalla pandemia: lo ha detto la premier danese, Mette Frederiksen, durante un’interrogazione al suo Parlamento. “Dobbiamo restare uniti all’interno dell’Unione europea e questo è il punto di partenza del governo per questi negoziati”, ha aggiunto.

La premier danese, Mette Frederiksen

Gli Stati che chiedono gli aiuti farebbero bene a non festeggiare prima del tempo. Perché se è vero che la posizione del capo del governo danese sembra aprire una piccola crepa nel gruppo dei Frugal Four, la premier ha comunque chiarito: “Sono una fervente sostenitrice della cooperazione europea ma sono anche una frugale del Nord e penso che sia giusto pagare i propri debiti da soli”. Insomma, aiuti sì, ma a patto che siano prestiti. Posizione non dissimile a quella di Olanda e Austria.

Orban tuona contro il Recovery Fund

E se i quattro potrebbero diventare tre, arrivano comunque soccorsi dal Gruppo di Visegrád, il mini-club delle scalcagnate economie post sovietiche, che non sembra troppo entusiasta dell’idea di soccorrere i Paesi in maggiore difficoltà.

Viktor Orbán e Giuseppe Conte

Secondo il ministro delle Finanze ungherese, Varga Mihaly, ma le parole sono quelle già espresse dall’egoarca ungherese Viktor Orbán, in odore di dittatura, il piano per la ripresa proposto dalla Commissione europea “nella sua forma attuale è ingiusto per l’Ungheria, perché in essenza è un’idea ritagliata su misura per le necessità dei paesi del Sud”. Ovvero Francia, Spagna e Italia. Da Budapest paiono però aver dimenticato il fatto che l’Ungheria sia stato finora massimo beneficiario dei fondi comunitari per lo sviluppo.

Francia e Germania: “Prepariamoci alla nuova pandemia”

Oggi, la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron, assieme ad altri quattro leader europei – Danimarca, Spagna, Belgio e Polonia – hanno inviato una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, allo scopo di accelerare sul piano di ricostruzione e sulle riforme comunitarie, necessari – sostengono – per non farsi trovare nuovamente impreparati di fronte allo scoppio di un’altra pandemia.

“Speriamo – si legge nella missiva – che il paper serva da ispirazione per ulteriori e fruttuosi confronti a livello europeo su come assicurare una preparazione da parte dell’UE alle future pandemie”

Gualtieri: “Il Recovery Fund non può essere ridimensionato”

Aveva messo paletti ben in vista, all’inizio dell’Ecofin di ieri, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “L’Italia sostiene un Recovery plan ambizioso e rivolto al futuro. La proposta della Commissione è un compromesso equilibrato e non deve essere ridimensionata. Adesso al lavoro su investimenti e riforme”.

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