Stati generali, il giorno della maturità per Conte. Arriva Bonomi - Startupitalia

Ultimo aggiornamento il 17 giugno 2020 alle 6:26

Stati generali, il giorno della maturità per Conte. Arriva Bonomi

La notte prima degli esami scandita da un battibecco. Il leader degli industriali: "Fase 3 senza visione". La replica di palazzo Chigi: "Ansia da prestazione"

Oggi è il gran giorno. Il giorno dell’esame di maturità tanto per l’esecutivo, che dovrà vedersela con l’avversario maggiormente agguerrito, quanto per Carlo Bonomi che, faccia a faccia col governo, dovrà essere all’altezza di tutti i suoi precedenti strali. Strali che, come vedremo, in neppure 30 giorni da quando è stato eletto presidente sono già innumerevoli. Più che un incontro, infatti, quello tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il numero 1 di Confindustria, Carlo Bonomi, si preannuncia un vero e proprio scontro, capace di destare un po’ l’attenzione dei media attorno a quegli Stati generali che, diciamolo, nonostante i grandi obiettivi (salvare il Paese) si sono rivelati assai sonnolenti e sterili, scivolati piuttosto in fretta dalle prime pagine di tutti i quotidiani a quelle interne.

Bonomi, ancora una volta, si preannuncia battagliero. Eletto da nemmeno un mese ha già inferto a Conte una serie di bordate micidiali: il 16 aprile scorso ha definito l’intera «classe politica smarrita», il 29 maggio ha detto che è «priva di visione», per poi riservare il 31 l’attacco più duro: «rischia di fare più danni del Covid». E qui ci siamo limitati ai principali, per evitare di essere ridondanti. Conte, finora, ha sempre incassato in silenzio, ma non è detto che anche oggi resterà zitto.

Carlo Bonomi

Gli ultimi battibecchi la notte prima degli esami

Del resto, che il premier non sia più intenzionato a fare l’inerme sacco da boxe degli industriali lo rivela la risposta, piccata, che Conte ha affidato ieri sera a Fanpage.it in relazione all’ultimo attacco arrivato da viale dell’Astronomia: «Mi dicono che quando c’è un nuovo insediamento c’è una certa ansia da prestazione politica. Io dal dottor Bonomi e da tutti gli associati mi aspetto un’ansia da prestazione imprenditoriale, è questo il loro scopo».

Cosa ha detto Bonomi questa volta per riuscire, dopo settimane di tentativi infruttuosi, a fare arrabbiare il flemmatico Conte? Ufficialmente niente. I canali social di Confindustria sono in silenzio stampa da giorni. Al Corriere però ancora due giorni fa l’ex numero 1 di Assolombarda ha detto: «Mi sarei aspettato dal governo un piano dettagliato. Non lo ha fatto, lo faremo noi», derubricando gli Stati generali tanto cari al presidente del Consiglio a «periodo di politica degli annunci» e lamentando un Paese «bloccato dalla burocrazia e dall’incapacità di decidere». Giudizi ferali, che di fatto stroncano non solo la kermesse contiana, programmata dal premier con dovizia di particolari (e con altrettanta dovizia rilanciata sui social), ma anche la strategia stessa dell’esecutivo, che per Bonomi è semplicemente inesistente.

Le dure parole che Bonomi oggi scandirà in faccia a Conte

Ma non è a quelle parole che Conte ha risposto con la battuta velenosa sull’ansia (siamo pur sempre in tempi di uomini soli al comando, da una parte e dall’altra, e parlare di prestazioni ferisce il decantato machismo dei maschi alfa), bensì a quelle vergate da Bonomi come prefazione del pamphlet “Italia 2030. Proposte per lo sviluppo” che oggi il presidente degli industriali consegnerà al padrone di casa di villa Doria Pamphili. Tutt’altro che un cadeau per ringraziare dell’ospitalità visto che, stando alle anticipazioni delle agenzie, si tratta di una nuova gragnuolata di critiche che investe Conte e il suo governo: “Sulla Fase 3 – si leggerebbe in copertina – è mancata una qualunque visione” e le mosse studiate dall’esecutivo per uscire dalla crisi sarebbero “soluzioni di breve periodo, bonus a tempo”, tanto che per Confindustria pensare di sfangarla sulla base di quelle misure “è un’illusione”. E poi il passo più politico di tutti, perché Bonomi ribadisce che vanno usate subito le “ingenti risorse stanziate dall’Ue”. Ma il MES è ancora tabù per buona parte dei 5 Stelle. Insomma, le premesse perché questa giornata, dal punto di vista mediatico, non sia dimenticabile, come tutte le altre degli Stati generali vissute finora, ci sono. Ma probabilmente ora il Paese avrebbe bisogno di altro, più che di liti da avanspettacolo. Se quello che andrà in scena oggi, insomma, è un esame di maturità, speriamo che entrambi i candidati si rivelino, se non preparati, almeno maturi.

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