Da H&M alle compagnie aeree. Chi soffre la crisi post Covid - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 26 giugno 2020 alle 10:33

Da H&M alle compagnie aeree. Chi soffre la crisi post Covid

Grandi aziende e marchi rinomati alle prese con la terribile "coronacrisis". Migliaia di licenziamenti e molti non riapriranno più

A leggere le agenzie una di seguito all’altra, il bollettino ha sicuramente un forte sapore bellico. Non c’è attività, infatti, che non stia operando tagli draconiani e lasciando a casa personale, a causa della crisi da Coronavirus, o coronacrisis, come la hanno soprannominata i media americani. Non arrivano notizie simili dall’Italia ma solo perché al momento da noi vige il blocco ex lege dei licenziamenti, blocco che durerà fino al prossimo 17 agosto. Dopo, se il governo non lo rinnoverà, subentreranno le regole ordinarie del mercato. Ecco quindi chi soffre maggiormente e anche cosa potrebbe aspettarci.

H&M perde 477 milioni nel secondo trimestre

Conti in profondo rosso nel secondo trimestre per la nota catena di vestiti a buon prezzo Hennes & Mauritz (H&M), naturalmente a causa del Coronavirus. Il colosso svedese ha registrato una perdita di 5 miliardi di corone nel trimestre (477 milioni di euro), perché ha dovuto chiudere un numero di negozi maggiore del previsto per effetto dell’emergenza sanitaria globlae. Lo scorso anno nello stesso periodo H&M aveva registrato un utile netto di 4,6 miliardi. Dimezzato, inoltre, il fatturato nei tre mesi allo scorso 31 maggio a 28,7 miliardi da 57,4 miliardi. Il gruppo, che nel primo trimestre prevedeva di aumentare la propria rete di 35 negozi, ora punta a una riduzione di 40 punti vendita. Nel periodo 1-24 giugno, precisa inoltre H&M, le vendite sono diminuite del 25% in valute locali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Attualmente 350 negozi, pari al 7% del totale, sono ancora chiusi e un grande numero degli altri punti vendita è soggetto a restrizioni locali e ad orari di apertura ridotti. Sono aperti, d’altro canto, 48 dei 51 mercati online del gruppo.

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USA, Macy’s taglia 3.900 posti di lavoro

Un’altra nota catena di negozi di abbigliamento, ma non solo, Macy’s sta correndo ai ripari per limitare le perdite nel 2020 ed evitare persino il fallimento, tagliando 3.900 posti di lavoro, circa il 3% della su forza totale. «Mentre la riapertura dei negozi sta andando bene e anticipiamo una graduale ripresa delle attività, stiamo agendo per allineare i nostri costi con l’attesa di vendite più basse», ha commentato Jeff Genette, amministratore delegato di Macy’s. I negozi di Macy’s sono stati chiusi a causa del lockdown dal 18 marzo al 4 maggio e stanno ora lentamente riaprendo, ma temono la crisi che seguirà l’epidemia.

JC Penney non riaprirà le serrande

Già fallita invece JC Penney, catena di distribuzione con 850 negozi e 90.000 dipendenti. I suoi titoli azionari hanno perso il 16,4% tra marzo e aprile.

Chi ha già chiuso

Agi ha recentemente raccolto le società USA e i grandi gruppi che stanno dichiarando bancarotta. Questo un parziale elenco: The Schurman Retail Group, Lucky’s Market, Earth Fare, Pier 1 Imports, Art Van Furniture, Modell’s Sporting Goods, FoodFirst Global Restaurants, True Religion Apparel, Apex Parks, CMX Cinemas

Lufthansa chiude filiale SunExpress Deutschland

Lufthansa, che ha appena ottenuto l’ok da Bruxelles per il prestito concesso da Berlino, deve comunque ristrutturare il debito, e lo farà con azioni ad alto impatto. Chiusa, per esempio, la filiale SunExpress Deutschland, che conta 1.200 dipendenti. Lo ha reso noto il gruppo. Il voli verranno distribuiti fra altre compagnie.

Regno Unito, Swissport lascia a terra 4.556 dipendenti

Vola nel pieno di una brutta turbolenza anche il colosso internazionale dei servizi aeroportuali Swissport, che ha annunciato oggi un taglio di 4.556 posti di lavoro del suo personale impiegato negli scali Regno Unito, destinato più che a dimezzare l’organico attuale. «Dobbiamo ridimensionarci per sopravvivere alla crisi», ha detto amaramente l’amministratore delegato Jason Holt, indicando stime di un calo del 50% dei ricavi nel 2020 a causa del pesante contraccolpo della pandemia sul traffico aereo.

La crisi non risparmia nemmeno Royal Mail

Persino il gruppo postale britannico Royal Mail ha annunciato il taglio di 2mila dipendenti: una conseguenza delle difficoltà accusate dalla sua divisione di spedizione di pacchi, che si è accentuata con la crisi sanitaria indotta dal Covid-19. La Royal Mail ha annunciato che questa riduzione rientra in una più vasto piano di riduzione dei costi aziendali.

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