Covid, ci è già costato 100 miliardi di debito. Altra manovra da 25 mld
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Ultimo aggiornamento il 23 luglio 2020 alle 9:53

Covid, ci è già costato 100 miliardi di debito. Altra manovra da 25 mld

Il deficit aggiuntivo porterà il livello dell'indebitamento netto dal 10,4% all'11,9%

Sale alla ragguardevole cifra di 100 miliardi di nuovo debito l’importo complessivo delle manovre emergenziali per il Coronavirus. Si tratta di una cifra capace di far sobbalzare qualsiasi economista dato che equivale a quattro leggi di bilancio varate annualmente, con la differenza che queste ultime di norma prevedono spese ma anche coperture. A far compiere al deficit il balzo verso la soglia psicologica dei 100 miliardi spesi in meno di sei mesi il nuovo documento economico varato nella notte dal Governo per chiedere alle Camere il terzo scostamento di bilancio da 25 miliardi per l’anno 2020, 6,1 miliardi nel 2021, 1 miliardo nel 2022, 6,2 miliardi nel 2023, 5 miliardi nel 2024, 3,3 miliardi nel 2025, e 1,7 miliardi a decorrere dal 2026.

Cosa prevede la nuova manovra da 25 miliardi

La terza manovra emergenziale segue i 20 miliardi di nuovo debito del dl Cura Italia e i 55 miliardi del dl Rilancio. Ma, nonostante la portata, è stata partorita in un clima meno teso rispetto alle precedenti per via del fatto che l’esecutivo ha già in tasca l’accordo sul Recovery Fund. La maggior parte dei fondi è destinata a rifinanziare la Cassa integrazione, previsti poi sgravi fiscali per gli imprenditori che non la rinnoveranno. Infine, stanziate somme per permettere alle scuole di riaprire in sicurezza.

E già si guarda alla manovra d’autunno

Ma le spese non sono finite qui: il governo entro il 30 settembre dovrà infatti presentare la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. Entro il 15 ottobre dovrà invece inviare alla Commissione europea e all’Eurogruppo il Documento programmatico di bilancio per l’anno successivo. Entro il 20 ottobre è atteso alle Camere il disegno di Legge di Bilancio, che va varato entro il 31 dicembre per non incorrere nell’esercizio di bilancio provvisorio. Un iter serrato che negli ultimi tempi, a causa di maggioranze sempre più friabili, ha messo alla prova più di un esecutivo, figurarsi cosa potrà mai accadere ora che gli occhi di tutta Europa sono puntati su di noi.

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