Quando il bonus è malus. Tutti i flop degli aiuti economici post pandemia
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Ultimo aggiornamento il 2 settembre 2020 alle 10:12

Quando il bonus è malus. Tutti i flop degli aiuti economici post pandemia

Dal bonus vacanze ignorato dai più al bonus mobilità che continua a essere posticipato, senza dimenticare il bonus per le partite IVA preso anche dai "furbetti" in Parlamento...

La fretta con cui l’esecutivo di Giuseppe Conte ha dovuto mettere mano al portafogli pubblico per una elargizione mai vista di bonus è stata, comprensibilmente, cattiva consigliera. Molte misure si sono rivelate inefficaci, altre sono state persino rifiutate dai beneficiari (è il caso del bonus turismo, come vedremo), altre ancora si sono perse per strada, come il bonus bici, slittato ancora. Nessuno dice che fosse facile, in pochi mesi, approntare un sistema di aiuti valido, ma la sensazione è che parecchi bonus non abbiano raggiunto l’obbiettivo e tanti abbiano semplicemente rappresentato l’ennesimo sperpero di denaro pubblico in un periodo particolarmente complesso.

Il bonus da 600 euro che non aiuta ad arrivare a fine mese

Tra i bonus più chiacchierati c’è sicuramente il bonus a sostegno delle partite IVA: tre mensilità per due assegni da 600 euro e uno da 1000. Arrivati con grandissimo ritardo (l’assegno di maggio è stato incassato solo ad agosto), sono stati subito al centro delle polemiche dei professionisti e degli ordini professionali e non solo perché il primo giorno il sito dell’INPS è crashato, rivelando a tutti le identità di alcuni dei richiedenti, ma anche e soprattutto per la loro portata, che non consente nemmeno di pagare l’affitto del proprio studio.

In più, avvocati, architetti, ingegneri e commercialisti sono stati esclusi dai contributi a fondo perduto cui hanno invece accesso le partite IVA che esercitano attività di impresa. Come se non bastasse, ad agosto è scoppiato il caso dei furbetti che siedono in Parlamento ma hanno comunque avuto l’ardire di chiedere l’assegno di sussistenza perché la legge, fatta in fretta e furia, di fatto glielo permetteva.

Il bonus bici e monopattini è “in fuga”

Ricordate il bonus bici? Molti italiani che, finito il lock down, sono corsi a comprare biciclette e monopattini facendo lunghe code allettati da un pronto rimborso non lo hanno certo dimenticato. Si tratta di una misura per un massimo di 500 euro che copre fino al 60% dell’acquisto di biciclette, ebike, monopattini elettrici acquistati dal 4 maggio al 31 dicembre. Il bonus monopattini è stato criticato tanto dalle opposizioni (su tutte la Lega) e accettato a stento dai partiti della maggioranza, che avrebbero preferito investire quelle risorse altrimenti.

Voluto dal Movimento 5 Stelle, sarebbe dovuto arrivare subito, ma poi è stato posticipato a più riprese. Proprio sulle pagine di StartupItalia Diego De Lorenzis, deputato grillino e vicepresidente della IX Commissione Trasporti a Montecitorio, si era impegnato perché arrivasse entro il 18 luglio, ma così ovviamente non è stato. Posticipato a fine agosto, ora pare sia destinato a vedere la luce per il mese di novembre

Il flop del bonus vacanze

La misura, fortemente voluta da Italia Viva, era stata subito oggetto di aspre critiche da parte degli addetti del settore, che pure chiedevano sostanziosi aiuti per far fronte a una crisi del turismo dalla portata inedita. Confindustria aveva subito fatto notare che far gravare lo sconto sull’albergatore, costringendolo ad anticipare il bonus a favore del turista (maturava in capo all’imprenditore un credito di imposta e dunque il diritto a uno sconto sulle tasse venture), nascondeva un problema di fondo: con gli alberghi vuoti e il personale da pagare, chi ha un albergo ha bisogno di liquidità immediata, ma è rimasto con in mano il “pagherò” dello Stato.

Le critiche delle associazioni di categoria sono state purtroppo buone Cassandre: nel periodo estivo, al 1° settembre sono stati utilizzati appena 499.415 bonus vacanze, mentre ne sono stati generati 1.292.867, per un controvalore economico pari a 623.982.800 euro. Per la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli: «Dei 2,4 miliardi di euro stanziati ne sono stati spesi solo 200 milioni e appena l’8% è giunto nelle casse di albergatori e stabilimenti balneari».

L’errore che ha fatto slittare il bonus ai ristoratori

Come se tutto questo non bastasse, c’è stato un errore grossolano che ha causato ai ristoratori, già in affanno per via del lock down, un ulteriore danno economico. Quando la misura, fortemente voluta dalla ministra per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova, è arrivata in Gazzetta Ufficiale, recitava (Dl 104/2020, al comma 2 dell’articolo 58  -Capo VI, “Sostegno e rilancio dell’economia”) che il bonus (consistente in un contributo a fondo perduto) spettasse unicamente «ai soggetti che hanno avviato l’attività a decorrere dal 1°gennaio 2019». Tagliati fuori, quindi, tutti coloro che avevano aperto l’attività prima del 2019, che sono poi la quasi totalità dei ristoratori, corsi immediatamente sulle barricate. Il governo è dunque dovuto intervenire per correggere quello che è stato definito un “errore materiale”, ma questo ha provocato un ritardo nella fruizione del bonus.

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