Le raccolte fondi online ai tempi del Covid. Come va il digital fundraising?
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Ultimo aggiornamento il 16 ottobre 2020 alle 5:31

Le raccolte fondi online ai tempi del Covid. Come va il digital fundraising in Europa?

Un'analisi pubblicata da iRaiser, attiva nel campo del non profit in Europa, ha evidenziato soprattutto il grande passo avanti della Francia

La pandemia ha reso tutto più digitale, anche le donazioni. Soprattutto durante le fasi di lockdown dei vari Paesi europei, le raccolte fondi sono difatti continuate grazie all’utilizzo di circuiti online. Una recente indagine condotta e pubblicata da iRaiser, società specializzata in Europa nel settore del fundraising, ha evidenziato innanzitutto l’esempio virtuoso della Francia.

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Donazioni in Francia durante il lockdown

I dati francesi sulle raccolte fondi raccontano un forte aumento del digital fundraising negli ultimi mesi. Grazie all’utilizzo di sistemi digitali all’avanguardia, i cugini d’oltralpe hanno raccolto oltre 67 milioni di euro fra marzo e maggio 2020, ossia nel periodo della quarantena. I dati provengono da 62 organizzazioni non profit che usano le soluzioni per le donazioni digitali di iRaiser almeno da marzo dello scorso anno.

© Foto: Pexels.com

La società ha quindi comparato i dati con alcuni numeri relativi al 2019, offrendo uno scorcio più efficace su quanto la cultura digitale abbia fatto breccia in Francia anche nel settore delle donazioni. L’importo dei 67 milioni di euro, raccolti da marzo a maggio scorsi, rappresenta infatti più del 43% del totale dei fondi raccolti nel 2019 da tutti i clienti di iRaiser, realtà attiva in Europa. “Ci teniamo a diffondere i dati francesi anche in Italia perché riteniamo che la Francia, Paese per tradizione e cultura molto vicino all’Italia, possa essere un buon punto di riferimento per capire le potenzialità del mercato e offrire uno sguardo sul futuro al Terzo Settore del nostro Paese”, commenta Francesca Arbitani, Country Manager di iRaiser Italia.

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“Il digitale è uscito trionfante da questa crisi senza precedenti anche nel Terzo settore”, continua Arbitani. “Ed è stata necessaria un’accelerazione notevole. Occorre però un cambiamento di mentalità nel nostro Paese per quanto riguarda il digitale, non solo a livello di fundraising, ma più in generale. Nel digitale i cambiamenti sono all’ordine del giorno e l’evoluzione è velocissima. È necessario”, prosegue la Country Manager di iRaiser Italia, “sfruttare a pieno l’onda di cambiamento generata e ripartire subito con una mentalità aperta e volta alla digital transformation. Tenendo presente che molte cose non torneranno mai più come prima“.

© Foto: Pexels.com

Italia, sul digitale occorre migliorare

Difatti, nel nostro Paese, seppur sono aumentate le donazioni durante la fase di lockdown, scarseggia ancora una diffusa propensione agli strumenti digitali. Sempre più essenziali, da qui in avanti, non solo nel fundraising, ma in ogni settore lavorativo e di istruzione. “La crescita di iRaiser in Italia, +150% rispetto al 2019, e in Europa, negli ultimi mesi, è sintomo più in generale della crescita del digitale e dell’importanza data al settore”. Tuttavia, come osservato da Francesca Arbitani, l’Italia presenta ampi margini di miglioramento nella digitalizzazione di modalità lavorative e servizi.

 

A conferma di questo fatto, un sondaggio realizzato dall’organizzazione Italia Non Profit ha evidenziato come, durante la pandemia, molti enti italiani attivi nelle donazioni siano rimasti bloccati dalle chiusure. Il 78% di questi ha più che dimezzato le proprie attività, non riuscendo a raggiungere gli obiettivi prefissi per le proprie raccolte fondi. In ogni caso, la strada è tracciata e non si può tornare indietro, anche nel bel Paese. “Negli ultimi mesi, anche in Italia è stato registrato un aumento dei pagamenti digitali”, osserva Arbitani, “consolidando un trend che era comunque in crescita negli ultimi dieci anni”.

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