Big Tech, la Silicon Valley ha un problema con il razzismo?
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Ultimo aggiornamento il 16 Febbraio 2021 alle 10:25

Big Tech, la Silicon Valley ha un problema con il razzismo?

In California quasi la metà dei casi di intolleranza denunciati contro gli asiatici negli USA

Mike Shinoda, voce storica dei Linkin Park, ha dedicato una toccante canzone al problema dell’odio contro i giapponesi negli Stati Uniti. Nel testo di Kenji la storia di suo padre vale come spaccato dei soprusi che la popolazione asiatica ha dovuto subire durante la Seconda Guerra Mondiale negli USA, il paese che in Europa combatteva il nazifascismo, ma che in patria apriva veri e propri campi di internamento per raggruppare i cosiddetti Japs. A distanza di decenni il problema del razzismo resta irrisolto negli USA e non fa eccezione neppure la Silicon Valley, quell’angolo di progresso e sviluppo tecnologico nella democraticissima California. Nei giorni scorsi, stando al Mercury News, Aptude, azienda tech di Menlo Park, ha pubblicato su LinkedIn un annuncio di lavoro per un data analyst. Tra i requisiti per i candidati compariva anche quello di non essere asiatici.

razzismo

Silicon Valley: tensioni nella terra del “progresso”

L’annuncio è stato rimosso dall’azienda stessa alle prime segnalazioni, ma LinkedIn ha scelto di esporsi spiegando che la piattaforma non tollera razzismo o odio di alcun tipo. La vicenda ha scosso la nutrita comunità locale per l’ennesimo gesto di xenofobia nei confronti di una parte della popolazione sempre più nel mirino dei razzisti. Se ne è occupato anche il New York Times, che ha testimoniato quanto il Capodanno cinese sia stato festeggiato in un clima di tensione (non soltanto per via dell’emergenza pandemia). A San Francisco, poche settimane fa, l’84enne Vicha Ratanapakdee è morto dopo essere stato spinto a terra da un 19enne. A questa tragedia si aggiungono altri drammi quotidiani denunciati dalle associazioni.

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Razzismo e violenze: quasi la metà in California

Stop AAPI Hate, una coalizione di realtà associative che tutela i diritti delle minoranze asiatiche negli USA e diffonde report periodici sugli episodi di violenza, ha pubblicato cifre allarmanti. Dallo scoppio della pandemia sono stati documentati 2500 casi di odio e discriminazione negli Stati Uniti e quasi la metà (46%) si sarebbero verificati in California. Nella città di Oakland, ad esempio, Carl Chan, il presidente della Oakland Chinatown Chamber of Commerce, ha rivelato che soltanto nelle ultime due settimane si sono registrati oltre 20 assalti nel quartiere abitato dalla popolazione di origine cinese.

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Stando ai dati demografici della Silicon Valley, gli asiatici rappresentano la maggioranza relativa della popolazione (34,8%), seguiti da bianchi (33%) e ispanici (25%), mentre gli afroamericani costituiscono una risicata minoranza (2,3%). La retorica del virus cinese, alimentata dall’ex presidente USA Donald Trump non avrà senz’altro giovato alla convivenza nel tragico periodo che anche gli Stati Uniti stanno attraversando. L’attuale presidente USA Joe Biden dovrà fare i conti con una società divisa come non mai e con aziende tech dove, a quanto pare, il razzismo non è stato ancora debellato.

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