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Marcia indietro di Facebook: in Australia tornano le news. E ora?

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Marcia indietro di Facebook: in Australia tornano le news. E ora?

Menlo Park guadagna tempo. E intanto i sostenitori della legge si aggrappano all’arbitrato obbligatorio

Menlo Park guadagna tempo. E intanto i sostenitori della legge si aggrappano all’arbitrato obbligatorio

Passi avanti, ma la tempesta può sempre tornare. Facebook ha annunciato che presto le news potrebbero tornare sul feed degli utenti australiani. Una settimana fa la società di Menlo Park aveva infatti preso una decisione drastica, oscurando tutte le notizie e le pagine delle testate giornalistiche in risposta alla legge che verrà approvata in Australia. Il codice stabilisce che tra Big tech ed editori dovranno essere firmati accordi per remunerare questi ultimi sulla base delle news pubblicate e diffuse sulle piattaforme. Facebook si era sempre opposta, dichiarando non solo che le news rappresentano appena il 4% del suo traffico, ma che il social network ha da sempre favorito l’informazione.

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Facebook: serve tempo

A spingere Facebook al tavolo degli accordi è stata la decisione della politica australiana di concedere più tempo alla multinazionale di Mark Zuckerberg per capire come e se stringere davvero accordi con gli editori. La legge in questione è in via di approvazione e, come ci aveva spiegato il giornalista di The Australian, Chris Griffith, il via definitivo dal parlamento sarebbe questione di giorni. Per ora il social network non sarebbe comunque obbligato a pagare per le informazioni che dovrebbero tornare nel feed.

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Arbitrato obbligatorio

Come si legge sul New York Times, il rappresentante di Facebook Campbell Brown ha già messo le mani avanti dicendo che «il governo ha chiarito che manterremo la capacità di decidere se le notizie appariranno o meno su Facebook, così che non saremo automaticamente soggetti a una negoziazione forzata». E proprio su quest’ultimo aspetto potrebbe esserci frizioni. L’arbitrato obbligatorio fa parte della legge australiana in questione e, nelle intenzioni del legislatore, andrebbe a beneficio soprattutto degli editori meno forti che avrebbero così il diritto e l’opportunità di sedersi al tavolo coi Big Tech. «La chiave è e rimane la clausola di arbitrato obbligatorio – ha detto Johan Lidberg, un professore di media alla Monash University di Melbourne – dovrà essere mantenuta, altrimenti il codice sarebbe inefficace».

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