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Formaggi italiani tarocchi nel padiglione russo a Expo, per smascherarli c’è una startup

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Formaggi italiani tarocchi nel padiglione russo a Expo, per smascherarli c’è una startup

Bandiere tricolore e scritte “Italian style” su alimenti provenienti dal Tatarsan presentati all’Esposizione Universale impongono un ragionamento sui danni della contraffazione, che ci causa 60 miliardi di perdita ogni anno. E spunta una startup che ha una soluzione per proteggere il Made in Italy

Bandiere tricolore e scritte “Italian style” su alimenti provenienti dal Tatarsan presentati all’Esposizione Universale impongono un ragionamento sui danni della contraffazione, che ci causa 60 miliardi di perdita ogni anno. E spunta una startup che ha una soluzione per proteggere il Made in Italy

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Lo stop alle importazioni di prodotti alimentari dall’Italia ha provocato nel Paese di Putin un vero boom nella produzione locale di “tarocchi” Made in Italy. Tanto da far arrivare la finta mozzarella, il parmigiano e la robiola con il marchio “Prego” e tanto di gagliardetto tricolore fino a Expo.

I tarocchi russi esposti a Expo

Il crollo delle esportazioni Made in Italy in Russia è dovuto all’embargo scattato il 6 agosto 2014 che ha sancito il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce dai Paesi dell’Ue, dagli Usa, ma anche da Australia, Canada e Norvegia.

Nell’agroalimentare ai danni diretti stimati in 20 milioni di euro all’anno di mancate esportazioni si sommano anche i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. La produzione casearia russa di formaggio che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato infatti un sorprendente aumento del 30 per cento e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o Parmesan.

Imitazioni che sono arrivate fino a Expo dove, verso la fine del percorso nella sala dedicata al Tatarstan, si trovano formaggi che richiamano all’Italia con il marchio Prego “Italian Style”, la scritta “Original Italian Recipe”gagliardetto tricolore e vaschette con la scritta “Solo Formaggio” con tanto di bandierina italiana nel logo.

ItforItaly, la startup che smaschera i falsi Made in Italy

Russia a parte Federalimentare ha stimato che, solo sul mercato nord americano, il 97% dei sughi per pasta venduti nei supermercati sono imitazioni, e copia imperfetta è il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto. Nella classifica del malaffare seguono i pomodori in scatola (il 76%è contraffatto) e i formaggi (85%). La stessa ricerca rivela poi che solo nel Nord America l’imitazione di parmigiano, provolone, ricotta e mozzarella è pari quasi al 100%. Risultato? Una perdita secca per l’industria alimentare italiana di oltre 60 miliardi di euro l’anno.

it4italy

Il problema delle imitazioni dei prodotti italiani nel mondo è ancor più notevole se oltre al giro d’affari che genera si considera il danno d’immagine che procura al nostro Paese. Ma, si sa, ormai per ogni problema c’è una startup che ha pensato a come risolverlo. Ed è proprio con lo scopo di farci scoprire se un cibo è stato veramente prodotto in Italia con materie prime italiane e che è nata ItforItaly, giovane impresa toscana che ha inventato una app con la quale smascherare i falsi Made in Italy. Ad oggi disponibile per Android e iOS, a breve si potrà scaricare anche dal Windows Store.

Il sistema utilizza etichetta, barcode, app, web e social, tutti strumenti che sono già patrimonio delle aziende e del consumatore, ma connettendoli realizza un ecosistema di informazioni unico. Basta inquadrare il codice a barre con la videocamera dello smartphone e la app si mette in contatto con il database per verificare se quel prodotto sia davvero Made in Italy. “Il servizio non ha frontiere – spiega Lorenzo Guariento, amministratore di ItforItaly – e sarà utile anche per le aziende per poter difendere i propri prodotti all’estero dove l’imitazione del made in Italy purtroppo è una piaga. Le aziende possono iscriversi gratuitamente al database presentando i loro marchi, così come free è l’uso per i consumatori.”