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Che rumore fa l’innovazione? Chiara Luzzana a SIOS21 Sardinia Edition

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Che rumore fa l’innovazione? Chiara Luzzana a SIOS21 Sardinia Edition

Viene considerata tra i Sound Designer più innovativi e visionari. Progetta il suono dei brand tra più importanti del mondo

Viene considerata tra i Sound Designer più innovativi e visionari. Progetta il suono dei brand tra più importanti del mondo

Ho conosciuto Chiara Luzzana diversi anni fa e ogni volta le sue performance musicali riescono a trasportarti in una dimensione “altra”, perchè le orecchie più della vista ci portano nella tridimensionalità e da vera cacciatrice di rumori, Chiara riesce a dare vita attraverso il suono a oggetti, città e brand. Le sue opere sonore sono infatti un viaggio nell’anima e nella psico-acustica, non solo musica. E in un mondo che sta mutando le sue geografie, gli spazi e le sue abitudini, il suono per sua natura vive abbattendo tutti i muri e soprattutto ci permette, se lo vogliamo, di rimanere in ascolto. Chiara Luzzana sarà tra gli ospiti del prossimo SIOS21 Sardinia Edition il 21 maggio. 

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Chiara Luzzana

Chiara Luzzana: il percorso

Che suono ha l’orologio Swatch? La pelle per Nivea? La città che viviamo? La nuova collezione Alessi? o  L’hotel di lusso di Singapore? Lei lo sa, perché li crea. Si è formata al Berklee College, dove ha indagato come il cervello reagisce ai suoni e viceversa, al fine di strutturare ogni suo progetto con una missione precisa.

Ha studiato per diventare Audio Engineer nel 2005, ha collezionato Certificazioni e Specializzazioni in ogni campo, dalla neurobiologia della cognizione musicale, alla costruzione di microfoni, per nutrire la sua passione maniacale riguardante ogni singolo dettaglio legato al suono. E’ considerata tra i Sound Designer più innovativi e visionari e progetta il suono dei brand tra più importanti del mondo.  Lecchese di nascita, ha il suo studio a Milano e Shanghai e se volete vedere tutti i suoi progetti ha da poco lanciato il suo nuovo sito  che ci fa anche un po’ giocare con i suoni.

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L’intervista a Chiara Luzzana

Definirti Sound Designer è quasi riduttivo, come hai iniziato questo percorso e quando hai capito che la tua strada era quella di una cacciatrice di rumori?

Ho studiato vari strumenti musicali, per cui ho imparato il metodo rigido, per esempio col pianoforte, ma ho capito che la mia creatività era bloccata. Da piccola poi, quando i miei genitori si sono separati, volevo reagire a quel silenzio che stava diventando troppo ingombrante. Quando ho deciso di guardarlo in faccia  mi sono accorta che in realtà il silenzio non esiste. Perchè c’era una piccola frequenza che mi accompagnava tutto il giorno: l’elettricità.

Quello che pensiamo essere silenzio è ancora rumore, per l’esattezza una frequenza di 50 hertz. Ed è quello che faccio quando creo la mia musica, parto dal rumore, anzi dai rumori che ci circondano.

Cosa vuol dire creare il suono di un brand?

Un suono, a differenza del visivo, non si può descrivere con la stessa facilità. Arriva più velocemente dell’emozione. Per questo un brand che oggi non ha una strategia sonora pianificata e strutturata in modo corretto parte automaticamente “zoppo”, privo di quella componente emozionale che sempre di più fa parte dei brand e dei valori aziendali, ecco questa parte la può offrire solo il rumore.

E’ fondamentale in questo trovare il vero suono dell’azienda, costruirlo, maneggiarlo e  non prendere audio da library o musiche che già rievocano altro. Il suono di un brand deve essere unico.

Per fare questo ti confronterai con uffici marketing e comunicazione, come riesci a trasmettere questo tuo messaggio e c’è già questa consapevolezza nelle aziende?

All’inizio del progetto ci sono diverse riunioni in cui guido davvero i clienti a interrogarsi sull’azienda, sulle emozioni, spesso parto dai colori che le persone immaginano. Sicuramente è un viaggio che il brand stesso fa alla ricerca dei propri valori. Non è ancora una consuetudine farlo con il suono, ma il processo è lo stesso di quando si crea un logo design e l’immagine visiva di un brand.

Ad esempio per Martini, ho realizzato una colonna sonora registrando i suoni estratti dal tocco della bottiglia Martini e armonizzandoli alla frequenza 432 Hz, la frequenza che equilibra il nostro stato d’animo, infondendo tranquillità. In questo senso il suono è anche una terapia che ci fa sentire  più liberi.

Tanti brand e tanti progetti, uno in particolare che ti ha sorpreso?

Ogni progetto porta a fare un viaggio e per ogni suono ci vuole un microfono per captarlo, per esempio per Nivea ho creato il microfono per sentire il suono della pelle. E quando per la prima volta l’ho percepito è stato incredibile. Ogni microfono, che è una membrana che vibra, si salda e si fa delle dimensioni più adatte a ciò che si deve captare e registrare: è come un pennello per il pittore.

Ma non solo, da diversi anni porti avanti anche il progetto THE SOUND OF CITY, in cui giri letteralmente le città armata dei tuoi strumenti per acchiappare i rumori.

Le città hanno bisogno di essere ascoltate, riconosciute, e i loro  suoni per me  sono la migliore interpretazione. È importante sensibilizzare la persone a questo senso intimo che è l’udito, poter riconoscere e visitare una città ad occhi chiusi.  Fino ottobre 2021 sarò in giro con partner importanti in un viaggio in solitaria che mi farà “suonare” diverse città. Per adesso non posso anticipare molto di più, ma tra queste c’è anche Cagliari, dove saremo il 21 maggio per questa nuova tappa di SIOS21 Sardinia Edition.

Abbiamo parlato di come acchiappare i rumori, e di come in realtà il silenzio sia esso stesso parte di un rumore, ma che suono ha per te l’innovazione?

Dal mio punto di vista, umano e professionale, il suono dell’innovazione è il suono stesso. Siamo stati per anni incantati dai dispositivi, senza permetterci mai il lusso di ascoltare. Perché ascoltare è una scelta attiva, che chiunque può e deve prendere. Nei giorni futuri vedremo un incremento di suoni, audio loghi, attenzione al dettaglio come nutrimento all’udito, proprio perché è qualcosa, paradossalmente, di ancora inesplorato dove il potenziale di azione è infinito. Per catturare la preziosa attenzione del nostro interlocutore, con la vista ci vogliono dai 10 ai 15 secondi.  Grazie al suono, in 3 secondi, possiamo già esprimere un mondo di emozioni, e guadagnare, non solo attenzione, ma anche un forte nodo di memoria nel suo cervello.