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Cos’è Rumble, il social dei video a cui si è appena iscritto Trump

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Cos’è Rumble, il social dei video a cui si è appena iscritto Trump

La piattaforma canadese è stata fondata nel 2013 per fare concorrenza a YouTube

La piattaforma canadese è stata fondata nel 2013 per fare concorrenza a YouTube

Dopo il buco nell’acqua del suo social network – anche se in molti lo avevano paragonato a un blog – Donald Trump torna a far parlare di sè con l’iscrizione al social network canadese Rumble. Pochi giorni fa, alla vigilia del suo discorso in Ohio con il quale è tornato a scagliarsi contro l’amministrazione Biden rivendicando la vittoria alle presidenziali dello scorso novembre, l’ex presidente USA si è infatti registrato su questo portale in voga tra i conservatori statunitensi. Fondato nel 2013 da Chris Pavlovski, attuale amministratore delegato, Rumble è una piattaforma nata per fare concorrenza a YouTube.

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Donald Trump

Rumble, l’alternativa

Al momento sul profilo ufficiale di Donald Trump su Rumble è stato caricato soltanto un video di oltre due ore con il suo intervento in Ohio. «È un ottimo modo per raggiungere il popolo americano in un momento di assalto senza precedenti alla libertà di parola nel nostro paese da parte dei tiranni delle Big Tech», ha dichiarato un portavoce del tycoon alla Reuters. A inizio anno Trump aveva perso tutti i propri account a seguito dei fatti di Capitol Hill, con l’irruzione di una folla di suoi supporter al Campidoglio.

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Dopo anni di grande attivismo sui social network, spesso con un linguaggio fuori dalle righe, Twitter e le altre piattaforme hanno preso una decisione storica, prima bannando temporaneamente Trump e poi estendendo la misura fino a tempo indeterminato (almeno nel caso di Twitter). Nelle settimane successive al 6 gennaio si era parlato anche di Parler, social network che gli store di Apple e Google avevano poi oscurato. Sono mesi che negli USA i conservatori e supporter di Trump hanno deciso di migrare da YouTube a Rumble dal momento che i video più incendiari rischiano di subire molto più spesso la demonetizzazione di Google.

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