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Oggi si occupano del mobile banking di alcune delle maggiori banche italiane, ma la loro storia è iniziata più dieci anni fa e il successo lo devono anche ad un angelo custode speciale di nome Facebook.

21525d2Opentech è stata fondata nel 2003 da Stefano Andreani, attuale amministratore delegato e azionista di controllo. Oggi è un’azienda italiana leader a livello internazionale nel settore dei pagamenti mobili con 40 dipendenti e un fatturato di 4,5 milioni di euro. Lo scorso mese la società ha raggiunto i 10 milioni di euro di capitale sociale. “Il denaro è una utile convenzione, indicatore di fiducia tra attori del mercato che non si conoscono”, così Stefano Andreani, intervistato da SmartMoney ha commentato il traguardo appena conquistato.

Da ricercatore per Hp a fondatore di una startup 

Stefano è un cervello di ritorno, nel 2001 – dopo gli studi in ingegneria informatica a Bologna – vola a Bristol per lavorare come ricercatore in HP Labs. Un anno dopo rientra in Italia per cogliere l’opportunità di far parte dello startup di H3G, come consulente freelance, su problematiche di  interoperabilità tra dispositivi mobili 3G e infrastrutture di rete e applicative. “La prospettiva del consulente freelance, seppur di soddisfazione, non mi realizzava appieno”, racconta Stefano sottolineando il suo desiderio di costruire qualcosa di duraturo insieme ad altri compagni di viaggio. “Questo mi ha portato a mettere assieme un team, inizialmente impegnato nella consulenza, con l’obiettivo di poterci dedicare alla nostra passione, il design e lo sviluppo di prodotti software utilizzando tecnologie open”. Proprio la libertà di lavorare come consulente freelance gli ha dato quindi la possibilità di portare avanti il suo progetto, che un anno dopo è diventato realtà con la costituzione di Opentech, quella che può essere a tutti gli effetti definita una startup innovativa ante litteram.

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L’intuizione sulle app

“L’anno in cui H3G ha ridotto le attività di consulenza in cui eravamo coinvolti ha portato in realtà un’opportunità: ci ha costretti a guardarci attorno per mettere a frutto ciò che avevamo imparato sul mobile”. Era il 2007, non era ancora uscito l’iPhone, ed erano convinti che nel futuro il paradigma delle app avrebbe dominato il mercato, superando il web. Così, hanno scelto un settore che sembrava loro promettente e sfidante, il mobile banking, “perché univa esigenze di usabilità e problematiche di sicurezza”, spiega Stefano, “abbiamo così iniziato il nostro percorso nel Fintech, realizzando nel 2008 le app per Webank”. I riscontri positivi degli utenti per le app Webank hanno aperto a Opentech il mercato del mobile banking, e l’hanno portata a realizzare soluzioni per BPM, UBI Banca, UniCredit, ING Direct, Banco Popolare e, più recentemente, per Bank Austria e BNL/Hello bank!.

Non paghi dei successi sul mobile banking, negli ultimi tre anni il team di Stefano Andreani ha investito molto del suo tempo nello sviluppo di un servizio di mobile payment, chiamato OpenPay, sulla base del quale ha realizzato prima YouPass per BNL e poi l’app Wow per CheBanca!.

La sfida dei pagamenti mobili

Tipicamente, secondo Stefano Andreani, per mobile banking si intende l’app o il sito mobile per l’accesso alle funzionalità di Internet banking tramite smartphone, mentre per mobile payment si intende il ripensamento dei servizi di pagamento esistenti e l’estensione a nuovi servizi specifici per l’uso in mobilità, utilizzando gli smartphone. “La sfida del mobile payment è estremamente affascinante perché ci spinge a valorizzare il ruolo della banca nel quotidiano”,  continua Stefano, aggiungendo che “la standardizzazione sui pagamenti, guidata dai circuiti, in primis MasterCard e Visa apre più facilmente a prospettive di internazionalizzazione dell’offerta”.

L’Italia non conosce il valore del software

Non sempre tutto è stato facile e liscio come l’olio. Stefano ricorda infatti come alcuni uffici acquisti italiani siano abituati a valutare il software proprietario in giorni-uomo consumati per realizzarlo e non per il valore che genera alla banca. Un sistema che secondo lui “distorce il mercato e porta alcune società IT, soprattutto quelle che lavorano in consulenza presso il cliente, a generare attività non sempre produttive”.  In generale, i clienti più a nord dell’Italia hanno un approccio decisamente pragmatico: “Sono interessati a capire nel dettaglio le funzionalità del prodotto, confrontano il valore portato dalla soluzione con quanto offre il mercato e difficilmente si instaurano dinamiche di negoziazione sul prezzo”

L’incontro con Facebook

Tutto è cominciato nell’aprile del 2009 quando Opentech è stata contattata da Lg, per realizzare un’app Facebook da pre-installare su un telefono in esclusiva per Tim, l’Lg InTouch, che doveva uscire sul mercato a giugno. Il fornitore dell’app, una società americana, era in ritardo con la consegna, quindi Lg Italia ha chiesto alla allora ancora piccola società italiana di fare un miracolo: realizzare l’app e farla certificare in tempo per il lancio del telefono.

“Utilizzando l’infrastruttura che avevamo costruito per le app di mobile banking e lavorando anche nei fine settimana siamo riusciti a rispettare i tempi, ma non solo. L’app è piaciuta così tanto a Facebook da essere sponsorizzata verso i maggiori produttori di device”, racconta con orgoglio Stefano. Grazie a Facebook nei due anni successivi Opentech ha lavorato con team internazionali di Samsung, Motorola, Sony Ericsson, Huawei e Alcatel, localizzando l’app in 36 lingue. L’applicazione è stata pre-installata su oltre 35 milioni di telefoni distribuiti in tutto il mondo, con contratti di royalty per unit.

“Facebook è stato un Angel nel senso che ci ha permesso di avere visibilità internazionale e distribuire un prodotto premiato sulla base dei risultati, e non dei giorni uomo spesi per realizzarlo, aiutandoci a costruire una grande solidità finanziaria, che abbiamo reinvestito nell’azienda”, spiega Stefano.

Il contribuito all’identità digitale

Oggi Opentech è una società solida, che guarda con grande ottimismo al futuro. Attualmente stanno certificando la loro soluzione di pagamento HCE,  lavorano sul ticketing e contribuiscono alla standardizzazione dell’identità digitale SPID (Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale), ma con un occhio all’interoperabilità a livello europeo.