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Cdp: perché la nomina di Costamagna è una buona notizia per il Fintech

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Cdp: perché la nomina di Costamagna è una buona notizia per il Fintech

Il neo presidente della Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna è uno dei fondatori di Advise only, fra le prime startup Fintech italiane.

Il neo presidente della Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna è uno dei fondatori di Advise only, fra le prime startup Fintech italiane.

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“Troppe volte presidente”. Lo diceva lui stesso, scherzandoci sopra, un anno fa quando la Cassa Depositi non era (forse) ancora nei suo pensieri. Claudio Costamagna, fra pochissimo al vertice della Cdp al posto di Franco Bassanini, è un uomo trasversale. Non gli è bastato ricoprire ruoli di altissimo livello in banche, costruzioni, settore farmaceutico e telecomunicazioni.  Ha sempre avuto il pallino dell’innovazione tecnologica, tanto da concretizzare nel 2011 questa sua passione fondando una delle prime startup Fintech italiane, Advise only.

La storia di Advise Only

Costamagna ha lasciato già da un po’ la presidenza di Advise only, restandone però azionista. Il portale, definito spesso come il primo social network italiano dei risparmiatori, è nato nel 2011 con la startup Virtual B, che fino all’estate del 2013 è stata anche un Sim (società di intermediazione mobiliare) che forniva consulenza finanziaria personalizzata.  La scelta di fondare una società del genere proprio in un momento di crisi fu strategica, come diceva lo stesso Costamagna: “più aumentava lo spread, più aumentavano gli accessi al nostro sito”. Due anni fa però, a seguito di perdite superiori al mezzo milione di euro (a fronte di più di 2 milioni già investiti), la Sim venne liquidata, facendo iniziare così il nuovo corso del portale che punta interamente sulla “community di risparmiatori e sulla condivisione di informazioni semplici per avventurarsi nel mondo degli investimenti e calcolare i rischi”.

“Il futuro delle banche è nella tecnologia”

In un’intervista rilasciata a Class Cnbc lo scorso anno, sul futuro delle banche italiane Costamagna diceva: “devono cominciare a investire nei talenti del mondo tecnologico, questo è un settore in cui la tecnologia e internet sono entrati ancora troppo poco ma non possono essere ignorati”.  Secondo lui in quest’ambito le banche avrebbero già iniziato a muoversi, “ma bisogna spingere sempre di più perché il futuro non è quello delle filiali”, il vero problema per lui è che tutte le banche europee hanno  un numero di sportelli che oggi non ha più senso.  “Il canale di distribuzione web sarà sempre più importante perché  i ventenni di oggi non metteranno mai in piedi in una banca”.

Una visione che non può che far sperare in buone notizie per il futuro delle startup Fintech italiane, visto che la Cassa Depositi e Prestiti, attraverso il Fondo italiano di investimento,  ha creato un fondo da 50 milioni di euro (estendibile a 150 milioni) da investire nel mercato del venture capital per rivitalizzarlo. L’obiettivo è addirittura quello di portare sul settore delle startup 600 milioni di euro.

Contrario alla patrimoniale

Quando un anno fa gli chiesero un primo commento sul governo da poco in carica, Claudio Costamagna rispose diplomaticamente che era ancora “troppo presto per poter dare un voto”, ma anche che “Renzi parla molto bene, dice la cose che vanno dette e vuol fare tutte quelle che vanno fatte per disincrostare un paese che è palesemente incrostato ….poi farle però è un’altra cosa”.

E anche sulle allora fresche nomine ai vertici di Eni, Enel, Poste, Terna e Finmeccanica si espresse positivamente: “si tratta di nomi estremamente presentabili e sono molto contento della promozione di De Scalzi all’Eni”.

Tornando indietro ai momenti più profondi della crisi che investì il governo Monti, Costamagna già proponeva di rivedere le rendite catastali e di convergenza economica fra i Paesi europei e soprattutto parlava dell’Italia come di un “paradiso fiscale” perché “le rendite finanziarie sono tassate ad aliquote completamente diverse da quelle delle imposte sul reddito, una cosa che non succede in nessun altro Paese europeo”. Ipotizzando allora un rialzo della tassazione sui beni mobili che “sarebbe molto più efficiente della patrimoniale e raccoglierebbe molti più quattrini”.

Il superconsulente bancario

Quello del neo presidente della Cassa Depositi e Prestiti non è un nome nuovo nei salotti dei talk show e nemmeno per chi è abituato a leggere le pagine economico-finanziarie dei giornali. Come riporta questo articolo d’archivio di Repubblica, Costamagna uscì da Goldman Sachs nel 2006, appena cinquantenne,  è diventato subito un “superconsulente” accompagnando – fra le altre cose – Capitalia nel processo di fusione con Unicredit. Come scriveva Adriano Bonafede, sulle banche nessuno può mettere in dubbio la grande competenza di Costamagna e anche la sua capacità di guardare lontano, a dimostrarlo c’è un intervista in cui disse che avrebbe voluto per l’Italia la nascita di almeno un paio di banche di grossa stazza, come accaduto in Spagna con il Santander e il Bbva, “cosa che poi è puntualmente avvenuta con la nascita di Intesa Sanpaolo e il definitivo consolidamento di Unicredit con l’ operazione Capitalia, in cui proprio Costamagna ha agito da consulente di Geronzi”, riporta l’articolo.

Il ruolo di Costamagna negli affari delle Tlc

Non ci sono solo le banche però nella storia del “Costamagna consulente”, ma anche importantissime società di telecomunicazioni. Fra il 2005 e il 2006 ha assistito Rupert Murdoch nei contatti con Marco Tronchetti Provera per l’ ingresso del primo in Telecom (se ne parlava già dal 1998) , ipotesi poi non concretizzata o comunque presto tramontata fra le polemiche tra il presidente di Telecom e l’allora presidente del consiglio Romano Prodi. Addirittura, proprio nell’aprile del 2015 l’ipotesi è tornata in auge con l’accordo tra Sky e Telecom per portare i canali di Murdoch in Italia attraverso la fibra ottica.

Come riportato in un pezzo di Stefano Sansonetti, il nuovo presidente Cdp è stato poi fino a poco tempo fa anche consulente di Vodafone, quando si trattava di discutere dell’opportunità per la società di tlc di acquistare da F2i (fondo controllato per il 16,5% dalla stessa Cdp) la quota di maggioranza di Metroweb, la controllata di Cassa Depositi (tramite l’altro fondo Fsi) deputata allo sviluppo della banda ultralarga in Italia. “Il quadro adesso è cambiato –  sostengono sempre da Vodafone – perché F2i non ha più intenzione di vendere e perché è stato individuato in Metroweb Sviluppo il veicolo per portare avanti il progetto. Proprio intorno a Metroweb Sviluppo, nelle scorse settimane, si sono coagulati gli interessi di Vodafone e Wind”, scrive La Notizia.

La partita della banda ultralarga

Tutto questo discorso sul passato di Claudio Costamagna è molto importante alla luce di quello che sarà il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti nella partita della banda ultralarga, dove ormai si corre una corsa contro il tempo e ci sono sul campo 6,6 miliardi di euro di soldi pubblici. Il nuovo corso della Cdp dovrebbe infatti portare a “una collaborazione tra pubblico (Metroweb) e privato (Telecom)   – riporta Dario Di Vico sul Corriere della Sera – che dovrebbe vedere in una prima fase un apporto simmetrico di circa 5-700 milioni e successivamente il passaggio ai privati dell’intera proprietà della rete”.