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Apr 20, 2016

Di cosa parla la direttiva europea sui diritti d’autore che l’Italia non vuole recepire

Una direttiva europea del 26 febbraio 2014 ha chiesto all'Italia di adeguare la legge sul diritto d'autore del 194. Ma in Italia non si vuole recepire in toto, di fatto favorendo la SIAE

Una direttiva europea del 26 febbraio 2014 ha chiesto all’Italia di adeguare la legge sul diritto d’autore del 194. Nei fatti, liberalizzarla. Impedire l’esistenza di un monopolio legalizzato. Permettere, cioè, a autori ed editori italiani di scegliere a quale società di intermediazione affidarsi per la gestione dei propri diritti. Il Parlamento italiano in due anni non è riuscito ad elaborare una normativa nazionale per seguire le indicazioni di Bruxelles. La legge di recepimento si è arenata alla Camera e il termine per approvarla era il 10 aprile. E così ora si è generato un cortocircuito di diritti che potrebbe addirittura portare a una procedura di infrazione per l’Italia.

La liberalizzazione dei diritti

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La direttiva europea è in teoria applicabile in alcune sue disposizioni. Questo significa che dovrebbero esistere «la possibilità per i titolari dei diritti di scegliere liberamente il loro organismo di gestione collettiva, la parità di trattamento delle categorie di titolari dei diritti e l’equa distribuzione delle royalty» (art. 6 della direttiva 2014/26/Ue). E nulla vieta che i singoli autori si possano rivolgere a società europee per farlo, indipendentemente dallo stato membro. È proprio in questo che Soundreef, la startup italiana che ha pensato un metodo alternativo di gestione dei diritti d’autor, si pone in rottura con il monopolio Siae (qui una lunga intervista al fondatore di Soundreef Davide D’Atri dove spiega bene la questione)

Il passo indietro del ministro Franceschini

 

BTO 2014

Il governo non sembra essere intenzionato a cambiare di molto le regole. A parlare è stato il ministro della Cultura Dario Franceschini. Dopo essersi dichiarato a favore di una radicale trasformazione della Siae, si è poi espresso in maniera più prudente sull’argomento: «Pur partendo da una propensione per una liberalizzazione, ho verificato che in Europa si guarda con invidia alla situazione italiana».

Il governo, quindi, si accontenterebbe della riforma dell’ente iniziata dal presidente Filippo Sugar. Il 12 aprile è stato anche approvato in Commissione un emendamento per una maggiore trasparenza nella ripartizione delle royalty e nei pagamenti, senza distinzione tra i big e gli artisti indipendenti. Nessun accenno all’abbattimento del monopolio che dura ormai da 134 anni.

I conti della Siae

L’ultimo bilancio di esercizio della Società italiana autori ed editori pubblicato è del 2014. I costi per la gestione della società riportati nei prospetti contabili ammontano a 182 milioni di euro. Il valore della produzione è di 155 milioni di euro. La differenza tra le due parti del conto economico è quindi negativa.

Secondo l’azienda il dato è fisiologico visto il periodo di tempo necessario per la ripartizione dei proventi agli associati. Il fatturato per la riscossione del diritto d’autore ha raggiunto 524 milioni di euro. E la caratteristica della Siae che più sta stretta agli iscritti è proprio la lentezza nell’assegnare agli autori quello che gli spetta.

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