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Dieci anni di Like, da FriendFeed al pollice alzato di Facebook

Economia Digitale
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Dieci anni di Like, da FriendFeed al pollice alzato di Facebook

L’esordio sulla piattaforma poi acquistata da Menlo Park e il ruolo centrale nella grammatica dei social (e nella profilazione pubblicitaria)

L’esordio sulla piattaforma poi acquistata da Menlo Park e il ruolo centrale nella grammatica dei social (e nella profilazione pubblicitaria)

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Il like compie dieci anni. Un elemento ormai divenuto ubiquo, utilizzato dalla maggior parte delle piattaforme (perfino Netflix ha sotituito le stelline con i pollici all’insù o all’ingù), il Mi piace è diventato paradigma di un mondo tutto in crowdsourcing dove tuttavia non sembra esserci spazio per le sfumature, i distinguo, i giudizi ponderati. Eppure pochi sanno che l’esordio ufficiale non avvenne sulla piattaforma di Mark Zuckerberg ma su un’altra che molti ancora piangono e commemorano: quella FriendFeed in cui un Like sotto forma di mero collegamento ipertestuale esordì il 30 ottobre 2007.

L’origine su FriendFeed

FriendFeed è stata successivamente acquistata da Facebook nel 2009 e definitivamente chiusa due anni fa. E proprio nel 2009 il pollice ha fatto il suo esordio su Facebook. Anche se Andrew Boswirth, un ingegnere del social blu, sostiene che in realtà qualcosa di simile esistesse già dai primissimi passi del sito più popolare del mondo. In ogni caso, è fuori dubbio che il concetto di “Mi piace” e l’associato pollicione alzato – che ormai da troppo tempo aspetta il suo corrispettivo negativo sulla bacheca principale – siano stati popolarizzati e diffusi su scala mondiale proprio da Zuck e i suoi.

Lo stesso meccanismo. Ovunque

Nonostante Facebook abbia arricchito negli ultimi anni le possibilità espressive con altre icone, le cosiddette Reactions, il Like rimane di gran lunga la preferita e ha di fatto ribaltato la logica dell’apprezzamento online. E non solo, anche offline. Da tempo tutti i siti offrono una simile reazione – o integrano gli strumenti messi a disposizione da Facebook, collaborando per altro al tracciamento degli utenti – ma anche le altre piattaforme social hanno negli anni ideato varianti che, fra cuori e stelline, di fatto ricalcano lo stesso meccanismo. Un apprezzamento semplice, immediato, veloce, non troppo impegnativo. Ma che fa vedere che ci siamo.

Modificato, risistemato, ridisegnato negli anni (gli ultimi due interventi plastici nel 2013 e poi nel 2016), il Like rimane di fatto il tassello centrale delle strategie del colosso di Menlo Park. Intorno a ciò che ci piace, alle pagine di cui siamo fan, ai post su cui clicchiamo, si costruisce buona parte della profilazione dei nostri atteggiamenti e dunque proprio dichiarando ciò che ci affascina diventiamo target precisi per le campagne pubblicitarie sulla piattaforma (i parametri sono moltissimi, ovviamente, ma tutto parte dal nostro coinvolgimento). Per un pugno di like abbiamo cioè svenduto la privacy. Ma intorno ai Mi piace si è anche ristrutturata la nostrfa socialità: a seconda di cosa e quanto clicchiamo, infatti, segnaliamo agli “amici” il loro e il nostro peso all’interno delle dinamiche che si costruiscono sulle piattaforme.