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Continua lo sviluppo di Hyperledger, il software che punta a creare una blockchain scalabile. Il progetto nasce da una partnership tra alcuni big del tech (IBM, Intel, Cisco) e gruppi bancari come J.P. Morgan, Wells Fargo e altri. Ospite al Wired Business Conference di New York, Arvind Krishna, responsabile di ricerca in IBM traccia alcuni scenari sull’uso della tecnologia: «La forza reale del sistema è che non sei costretto a fidarti di nessuno e potrai fare affari con tutti», ha spiegato il manager.

arvind krishna

Hyperledger, la blockchain per i grandi affari

La filosofia alla base del progetto vuole spingersi laddove la blockchain non è ancora arrivata: creare un modello scalabile, utile alle big company e ai governi nello scambio di azioni o di altri titoli. I vantaggi che Hyperledger potrà garantire li spiega lo stesso Krishna: «Tramite il network potrai fare affari con persone che non hai mai incontrato prima, senza temere che possano imbrogliarti. Questo avviene perché la proprietà di un titolo sulla blockchain non passerà da una mano all’altra, senza che tutta la Rete avrà controllato l’operazione». Qui Krishna sottolinea uno degli aspetti più apprezzati della Rete p2p, ovvero la possibilità cioè di registrare, come su un libro mastro, tutte le trattative e prima ancora di verificare se gli utenti coinvolti sono i reali possessori della merce che vogliono scambiare. Secondo Wired, Hyperledger si spingerà oltre aggiungendo alle feature classiche della blockchain, nuovi processi per una verifica più accurata dell’identità delle persone coinvolte.

Come IBM vuole usare la sua nuova blockchain

Come è noto IBM vende software e servizi di supporto ad alcune delle più grandi corportation nel mondo. E Hyperledger potrebbe diventare un mezzo per ampliare l’offerta di software che l’azienda offre oggi. Eppure la multinazionale ha intenzione di usare la tecnologia all’interno e non solo di offrirla all’esterno. Khrisna ha dichiarato che IBM gestisce milioni di transazioni (l’acquisto di beni per sé e per terze parti dalle aziende fornitrici): «I problemi sono all’ordine del giorno sul carico fiscale, come sulle spedizioni (merce persa o consegnata male. Conflitti che richiedono anche 40 giorni per essere affrontati e risolti nel migliore dei modi», ha raccontato Kirshna, che è convinto che Hyperledeger ridurrà drasticamente il numero delle dispute, creando un sistema trasparente nel quale verificare chi ha pagato realmente e per ottenere cosa. E se saprà funzionare per IBM potrà essere utilizzato da tutti.

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Chi c’è dentro Hyperledger

Oltre ai big che abbiamo citato sono circa una trentina le aziende che partecipano allo sviluppo del progetto promosso dalla Linux Foundation, con lo scopo di “sviluppare  una blockchain per il business”.  Partito a dicembre del 2015, ha subito diversi cambiamenti nel corso del tempo. Il più recente è stata la formazione di un comitato direttivo guidato da Tim Ferris, CTO di IBM Cloud. Tra gli 11 membri Emannuel Viale (Accenture), David Voell (JP Morgan), Mic Bowaman (Intel), come riporta CoinDesk.