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«I big di internet si occupano sempre di più dei sistemi di pagamento. Si tratta di intermediari che in questo settore vogliono rubare il posto alle banche. La battaglia per il controllo della finanza si gioca qui, in questo posto, oggi». A dirlo è uno che di finanza se ne intende, e a certi livelli, o almeno negli ambienti che hanno a che fare con la grande evasione fiscale. Si tratta di Hervé Falciani, informatico, ex dipendente della banca Svizzera Hsbc, divenuto noto grazie alla sua “Lista Falciani”, che tra il 2006 e il 2008 è riuscito a compilare e poi a rivelare alle autorità francesi, ricopiando su cd i dati dei clienti dell’istituto di credito elvetico per cui lavorava.

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La lista che aveva inchiodato migliaia di evasori fiscali

Grazie a questa fuga di informazioni, che ha dato vita all’operazione Swissleaks, sono stati scoperti i nomi di migliaia di evasori fiscali (qui alcuni di quelli italiani) ma Falciani si è anche preso una richiesta di condanna dal tribunale di Bellinzona per cessione di informazioni economiche, sottrazione di dati e violazione del segreto bancario che gli potrebbe costare anche sei anni di carcere.

Oggi però la sua vita è molto diversa rispetto a quella che conduceva da semplice informatico (probabilmente anche grazie alla grossa cifra che avrà ricavato dalla vendita delle informazioni di cui era in possesso). Falciani ora si occupa di sistemi di pagamento alternativi, è consulente anti-evasione di Pomedos e in Italia collabora con il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, con cui sta partecipando alla creazione di un nuovo sistema di pagamenti.

Pagamenti smart (locali) contro la corruzione

«Più intermediari ci sono negli strumenti di pagamento, più buchi ci sono nel sistema del prelievo fiscale». Ha detto Falciani durante un convegno organizzato alcuni giorni fa alla Camera dei Deputati dal Movimento 5 Stelle, lasciando intendere che il progetto a cui sta lavorando tenderà proprio ad evitare il più possibile che le imprese multinazionali vengano coinvolte nella gestione dei pagamenti e di conseguenza anche delle tasse dei cittadini. «Abbiamo un progetto – ha continuato Falciani – che vuole creare un sistema di pagamento libero, pubblico e  trasparente che preserva l’anonimato delle persone in modo controllato. Questo significa non lasciare le nostre informazioni nelle mandi dei grandi gruppi internazionali».

L’intenzione dell’informatico italiano naturalizzato in Francia è di creare un sistema gestito esclusivamente a livello locale, «così lo controlleremo noi stessi, con attività locali, senza far sì che le imprese conoscano meglio di noi queste info». Secondo lui si può e si deve partire dalla comunità civile, sviluppare questa attività a livello locale facendo sì che tutte le città possano partecipare a questa rete di sistemi di pagamento pubblici. L’attività italiana si unirà poi a quelle degli altri paesi che stanno svolgendo lo stesso lavoro (ad esempio, Falciani ha parlato di un progetto a cui si sta dedicando in Argentina).

Prima di Falciani c’era lo Scec

Non 2012, sempre a Parma, si era già parlato di un progetto di “moneta locale”, con un funzionamento molto simile a quello dei buoni sconto: lo Scec (acronimo di “Solidarietà che cammina”). Esteticamente somigliavano molto alle banconote, avevano un rapporto di 1:1 con l’ euro, non erano convertibili e potevano essere utilizzati solo con la moneta ufficiale negli esercizi commerciali e artigianali, esclusa la grande distribuzione.

Mariachiara Furlò
@mariachiarafur