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Cos’è Campus Party

Un raduno di migliaia di giovani innovatori, dai 18 ai 25 anni, sensibili alle tematiche sociali, preoccupati per le emergenze ambientali e desiderosi di divenire la versione migliore di sé stessi. Campus Party è tutto questo e molto altro: un grande laboratorio delle possibilità, dove tutti possono sentirsi liberi di sperimentare, creare e inventare.

Come illimity, abbiamo voluto essere presenti perché condividiamo la stessa passione per innovazione e imprenditorialità, che sono le chiavi per attivare il potenziale delle persone e degli ecosistemi in cui viviamo. Nei giorni passati, abbiamo avuto la possibilità non solo di raccontare e di aprire il nostro progetto di neobanca alle idee dei campuseros con hackathon e workshop, ma anche di ascoltare testimonianze, obiettivi e desideri dei tanti giovani che hanno reso vivo questo appuntamento.

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Un tema è emerso più volte: l’importanza che il progresso tecnologico venga indirizzato in modo tale da abbattere barriere, a partire dai soffitti di cristallo, e dare centralità al merito, che è alimentato da forti competenze tecniche corroborate da capacità “gentili”, quali il saper giocare in squadra, utilizzare l’intelligenza emotiva, guardare oltre, valorizzare l’empatia. Tutte caratteristiche del “femminino” che è in ciascuno e che le donne portano naturalmente in dote.

La dittatura del rosa

Donne e tecnologia, donne e mestieri scientifici. Tematiche che vanno affrontate dall’infanzia e a partire dai contesti educativi e scolastici, che sono “abilitanti” di potenzialità e dove permangono stereotipi di genere.

La campagna britannica Let Toys be Toys ha evidenziato come, sin dalla tenera età, le bambine vengano bombardate dalla cosiddetta “dittatura del rosa” (pinkification): nei negozi, i giocattoli non vengono organizzati per temi e funzioni, ma secondo una divisione dei ruoli che incoraggia i bambini a interessarsi a giochi scientifici e tecnologici, costruzioni e macchinine. Allo stesso tempo, bambole da truccare, mini cucine ed elettrodomestici in miniatura, piuttosto che kit di produzione di monili e smalti – offerti con accattivanti foto di modelle in erba con packaging rosa o glitterati – sembrano destinati esclusivamente alle bambine, tracciando implicitamente una linea di demarcazione netta tra scienza e arte, ingegneria e cura degli altri, se non vanità.

Il quadro italiano

Intanto, i figli crescono e le studentesse sono nettamente sottorappresentate nei percorsi di studio scientifici: oggi, le ragazze rappresentano solo il 18% del totale degli iscritti alle facoltà Stem Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (Osservatorio Talents Venture; Il Gender Gap nelle lauree Stem; 2019): il dato più alto mai registrato in Italia, ma ancora basso. Eppure, le ragazze che si orientano verso questi campi di studio ottengono generalmente risultati migliori della media: il loro percorso di studi è spesso più regolare rispetto agli studenti e il voto medio di laurea più elevato.

Si entra nel mondo del lavoro e, di nuovo, i numeri ci indicano quanto sia importante mettere a fuoco un gap che si allarga. In assoluto, l’Italia ha uno dei tassi di occupazione femminile più bassi in Europa, 49,5% contro 63,4%, e stime hanno evidenziato in molti punti di PIL il gender gap (Eurostat; Database, Employment and activity by sex and age; 2018).

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Nelle professioni Stem, il 55,6% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, ma questa percentuale sale al 62,5% tra gli uomini, mentre scende al 45,1% tra le donne. Inoltre, a cinque anni dalla laurea, il divario di genere rimane evidente anche nella retribuzione mensile netta media, con oltre il 20% a favore degli uomini (Almalaurea; Rapporto 2018 sul Profilo e sulla Condizione Occupazionale dei laureati).

Il mondo dell’imprenditoria

Anche nel mondo dell’imprenditoria, ci sono ampi spazi di miglioramento. Solo un’impresa su cinque è guidata da donne e nelle startup innovative la proporzione scende a una su otto mentre diminuisce l’accessibilità al credito.

La situazione si complica nelle progressioni di carriera, con una piramide rovesciata che vede sempre meno donne riuscire a salire in cima e riguarda un fenomeno più generale dovuto a ben noti fattori: dai meccanismi di cooptazione che persistono tra soggetti simili e i pregiudizi inconsapevoli (unconscious bias), alla difficile conciliazione tra vita familiare e lavorativa, fino a percezioni autolimitanti. E molto altro.

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Un quadro fosco? Certo, ma brillano molti fari, che vanno collegati sino a farne una luce potente che squarci il buio. I fatti rappresentano il segnale più forte e sempre più aziende tecnologiche, e non, valorizzano il merito e il talento portando ai vertici manager, che sono donne, mamme e molto altro.

Mi piace citare il caso di Microsoft, dove l’empatia, sostantivo femminile e a noi molto cara, è una parola chiave e dove, non a caso, hanno trovato spazio ai vertici e casa delle professioniste che sono role model importanti per tante giovani.

Il Centro Europeo di Ricerca Nucleare è guidato da una scienziata, manager, fisica con studi classici, italiana, di cui essere fieri. Role model come astrosamantha sono un esempio per tante bambine, che possono ora giocare con Lego, rappresentativo di professioni scientifiche finalmente considerate anche al femminile. Milioni di italiani hanno seguito per la prima volta il calcio femminile e le gesta di nuotatrici e schermitrici che hanno scardinato tanti stereotipi.

L’importanza dei modelli di riferimento

Far emergere, raccontare e vivere il talento femminile in modo fattuale è fondamentale per un’equa rappresentazione della diversità della società contemporanea. Serve a incoraggiare le adulte di domani a scegliere secondo le proprie attitudini e non per pregiudizi inconsapevoli. Le role model rappresentano per le ragazze modelli di riferimento positivi che, grazie ai loro trascorsi professionali e personali, testimoniano come il successo, nel lavoro e nelle questioni personali, dipende da competenza, resilienza, soft skill. Anche nelle materie scientifiche e in ambiti tecnologici.

È importante per le giovani trovare, e se possibile scegliere, oltre a modelli di riferimento anche una figura di mentore che possa essere pungolo, confronto, conforto e agisca con l’esempio. Ci sono molte donne (e ovviamente uomini), che hanno ruoli di leadership consolidata, pronte a mettere a disposizione tempo ed esperienza per le più giovani. Ed è una responsabilità di chi è ai vertici della piramide impegnarsi per far scendere l’ascensore e far salire giovani talenti. In questo spirito è stata lanciata Angels 4 Women la prima rete di donne business angel che investono e sono mentori di startup al femminile.

Leggi anche: Perché dobbiamo creare un nuovo modello di leadership (anche al femminile)

Il tema dei network e degli ecosistemi di riferimento è ugualmente peculiare e comporta tempo e credibilità nella loro costruzione e alimentazione, nella consapevolezza che le donne devono imparare a fare meglio rete tra loro. Non solo dai ruoli apicali, ma anche dalle reti si plasmano gli indirizzi strategici e la dimensione valoriale del mondo tecnologico.

Una metafora adatta a descrivere la sfida femminile è quella del triathlon, dove serve forza (gentile), resistenza e velocità e dove si sfidano ogni volta i propri limiti. Le nuove tecnologie e gli strumenti digitali possono essere un enabler nel tenere in equilibrio gli impegni professionali con quelli della vita privata, nel ribaltare i pregiudizi e respingere le pressioni sociali e nel raggiungere i nostri obiettivi professionali.

Unstoppable Women, la rubrica di StartupItalia

Occorre convincersi di essere assolutamente in grado, con il giusto allenamento, di superare da sole piccoli e grandi ostacoli del mondo del lavoro, imparando al contempo cosa significa davvero fare squadra e lottare per un ideale comune, per tagliare insieme il traguardo della nostra “Ironwoman”: la strada più lunga, quella che porta alla parità vera.