«La musica esprime ciò che non può essere detto e su cui è impossibile rimanere in silenzio». Con queste parole, Victor Hugo ci ricorda il potere universale della musica: un linguaggio capace di parlare a tutti, superando barriere e differenze. È proprio su questa idea che nel 2000 il Maestro Tommaso Liuzzi ha fondato l’Associazione Euterpe a Ladispoli, in provincia di Roma. Con l’ambizione di creare un “conservatorio per tutti”, Euterpe è diventata un punto di riferimento per l’inclusione sociale attraverso la musica, sviluppando un metodo innovativo che combina arte, neuroscienze e pedagogia per garantire che la musica possa essere un’opportunità per chiunque.
Una scuola che valorizza tutti
Si tratta di una scuola “sui generis”, che, oltre a prevedere classi e laboratori con i vari strumenti musicali, è aperta a persone di ogni età, ciascuna con le proprie abilità: una vera fucina di attività culturali che ha portato a risultati straordinari. Negli anni si è andata sviluppando una vera e propria metodologia con i suoi principi di applicazione che porta il nome dell’associazione stessa: “Metodo Euterpe”, il quale ha permesso di conseguire a ragazze e ragazzi i diplomi di laurea, ai più piccoli l’educazione al suono e la guida all’ascolto e agli anziani l’apprendimento di uno strumento.
Inizialmente questo metodo si è configurato come una metodologia psicopedagogico-musicale strutturata, evolvendosi successivamente in un approccio clinico attraverso una rigorosa sperimentazione empirica, rivelando che l’apprendimento musicale specializzato è accessibile anche in presenza di significative compromissioni cognitive e neuromotorie.

Cogliere le potenzialità inespresse e nascoste
“Un conservatorio per tutti” rappresenta un paradigma innovativo nell’approccio all’inclusione sociale attraverso la musica, dove il concetto di accessibilità trascende le tradizionali barriere di età, condizione, o provenienza. Questo modello si fonda su una visione olistica dell’individuo, dove l’apprendimento musicale diventa strumento di sviluppo personale e sociale.
«L’orgoglio maggiore è aver visto tante ragazze e ragazzi, che nella nostra società vengono considerati disabili, imparare uno strumento musicale ed integrarsi in una scuola che sa valorizzarli», racconta a Startupitalia il Maestro Tommaso Liuzzi, fondatore e direttore.
«L’assenza di metodologie specifiche per l’apprendimento musicale nelle persone con fragilità ha rappresentato il punto di partenza per sviluppare un approccio innovativo e personalizzato. La costante attenzione ai linguaggi non convenzionali di ogni individuo, in particolare di bambini e ragazzi con bisogni specifici, ha rivelato potenzialità inespresse che le metodologie tradizionali non riuscivano a cogliere. Il concetto “Beyond the Language” è emerso proprio dall’osservazione di come ogni persona possieda un proprio universo espressivo unico, che trascende le strutture convenzionali dell’apprendimento musicale. Questa scoperta ha aperto nuovi orizzonti di ricerca, rivelando come le infinite modalità espressive nascoste nelle potenzialità della mente potessero essere raggiunte attraverso percorsi personalizzati e multisensoriali».
Integrazione delle competenze musicali con gli obiettivi riabilitativi
Successivamente l’evoluzione degli studi ha progressivamente evidenziato correlazioni sorprendenti tra la stimolazione musicale e lo sviluppo di capacità latenti, dimostrando come di questo approccio possano beneficiare non solo le persone con fragilità specifiche, ma potenzialmente chiunque desideri esplorare le proprie potenzialità artistiche ed espressive.
«Questa universalità del metodo – sottolinea Liuzzi -, che supera categorizzazioni e classificazioni, rappresenta il cuore pulsante della nostra visione: un’arte che si integra e viene integrata da ogni individuo, rispettandone l’unicità e valorizzandone le peculiarità. Ma la metodologia continua a evolversi attraverso la formazione continua di professionisti e la ricerca clinica sistematica, mantenendo come focus centrale l’integrazione delle competenze musicali con gli obiettivi riabilitativi specifici, in un’ottica di medicina personalizzata».
Nessuno è senza talento, bisogna ripensare anche la didattica
La rivoluzione concettuale del Metodo Euterpe sta nel capovolgere radicalmente il paradigma tradizionale dell’educazione musicale. «Non sono le persone a “non essere portate” o “non avere talento musicale” – concezioni antiquate e scientificamente infondate – ma sono le istituzioni educative e di ricerca che non hanno sviluppato gli strumenti metodologici adeguati a rispondere alle diverse modalità di apprendimento».
Come chiarisce il maestro, la mancanza di approcci didattici e clinici integrati ha creato barriere artificiali nell’accesso all’educazione musicale. «Il metodo dimostra, attraverso evidenze cliniche e risultati documentati, che l’apprendimento musicale è accessibile a tutti quando vengono forniti gli strumenti metodologici appropriati».
Questo richiede un ripensamento fondamentale della didattica musicale, dove l’integrazione tra competenze pedagogiche, cliniche e neuroscientifiche crea nuovi paradigmi di insegnamento centrati sulla persona. «Ogni bambino, ragazzo o adulto che ho incontrato, senza retorica alcuna, mi ha insegnato qualcosa di fondamentale. Non sono io a guidare il processo terapeutico, ma sono loro che, attraverso le loro specifiche necessità neurocognitive ed emotive, mi indicano la strada da seguire».
L‘orchestra come ecosistema inclusivo
La promozione dell’inclusione sociale attraverso la musica costituisce quindi un paradigma innovativo nella trasformazione delle dinamiche socio-relazionali contemporanee. «La musicoterapia orchestrale, attualmente oggetto di ricerche scientifiche con prestigiose istituzioni accademiche nazionali e internazionali, evidenzia come l’esperienza musicale collettiva stimoli sinergicamente i network neurali preposti alla cognizione, all’elaborazione emotiva e al controllo motorio, generando inedite connessioni sinaptiche».
L’orchestra si configura come un ecosistema inclusivo dove le peculiarità individuali si sublimano in preziose risorse per l’ensemble. La semantica musicale facilita interazioni significative che trascendono le limitazioni convenzionali, mentre l’esperienza performativa collettiva genera un modello di inclusione empiricamente validato.
«Le evidenze scientifiche documentano come questo approccio metodologico produca incrementi quantificabili nelle competenze sociali e cognitive dei partecipanti, attestando che l’esperienza musicale rappresenta un catalizzatore di trasformazione sociale. Attraverso questa metodologia, ogni individualità trova la propria dimensione espressiva e evolutiva all’interno della comunità, contribuendo con le proprie specificità all’eccellenza dell’insieme», conclude Liuzzi
L’approccio multidisciplinare sviluppato permette così di superare le tradizionali limitazioni istituzionali, creando un modello educativo che risponde effettivamente ai bisogni di apprendimento di ogni individuo, indipendentemente dalle sue caratteristiche specifiche.