Cosa muove la creatività e la voglia di rompere gli schemi in azienda, una tesi già cult negli USA

Sono le persone non convenzionali, quelle dalla mente davvero creativa, il motore del cambiamento e della creatività. Un libro ne rivela le origini, qui di cosa parla in breve

L’originalità muove il mondo. Sono le persone non convenzionali, quelle dalla mente davvero creativa, il motore del cambiamento. «Gli originali», secondo l’appellativo scelto da Adam Grant, autore di best-seller e il più giovane professore della Wharton University of Pennsylvania, che gli ha dedicato un libro Originals: How Non-Conformists Move the World.

Il volume, che è uscito all’inizio di febbraio ed è già tra i best seller del New York Times, è un insieme di studi, esperienze e best practices dedicato alle persone che vogliono emergere dalla massa e fare dell’originalità la chiave del proprio successo. Non solo gli aspiranti imprenditori che seguono le sue lezioni a Wharton, ma anche «le persone che si chiedono come innovare un’azienda da dentro o come combattere il conformismo delle idee, il pensiero unico e come riconoscere quando si ha tra le mani un’idea originale e di valore».

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Chi diventa un creativo ha valori morali molto forti, e genitori che li lasciano fare

Grant ha parlato del libro in un’intervista al sito americano TechCrunch, dicendo che il suo scopo era soprattutto quello di affrontare una serie di falsi miti legati al successo. Dall’eccessiva pratica e disciplina, per esempio – «10000 ore di pratica sono ottime per padroneggiare un’abilità, ma possono anche rendere ciechi di fronte a novità radicali», all’educazione migliore per crescere dei bambini creativi. In questo caso Grant non consiglia di essere severi e impassibili sulle regole da osservare e i risultati da ottenere, ma di dare libertà e focalizzarsi sui valori morali. «Quei bambini che diventano adulti creativi tendono ad avere punti di riferimento morali molto forti»: il dialogo, l’eccellenza come valore e l’attenzione alle conseguenze delle proprie azioni sugli altri. I genitori «hanno lasciato grande autonomia per decidere come vivere sulla base di questi valori». A differenza di chi consiglia di esporre i bambini a più stimoli possibili per sviluppare la loro creatività – un altro dei “miti” del successo – Grant sostiene che ci debba essere un giusto equilibrio: «bisogna arrivare ad un certo livello di abilità per far sì che una nuova attività sia il più divertente possibile. Se sei un principiante ovunque è difficile che qualcosa appassioni davvero. Se volete esporre i bambini a più cose allora lasciate che scelgano cosa vogliono fare davvero».

Fare impresa, senza lasciare il proprio lavoro

Lo stesso tipo di libertà vale anche per la scelta del proprio percorso formativo e della strada da fare per arrivare al successo. Gli “originals” del libro di Grant non pensano tutti di dover imitare i grandi del business mondiale, come Steve Jobs, Boll Gates o Mark Zuckeberg. Pensano a ciò che è meglio per se stessi: «Un tempo tutti si buttavano a capofitto» con l’idea di diventare imprenditori, anche a costo di dover mollare tutto; oggi molti preferiscono coltivare un progetto imprenditoriale senza dover lasciare il proprio lavoro. «Chi comincia» in questo modo «ha il 33 per cento di possibilità di fallire in meno rispetto a chi si licenzia per fondare un’azienda». Forse perché avere la sicurezza di un lavoro alle spalle consente di prendere tempo per fare le cose nel modo giusto. «Se la tua startup comincia per hobby è più facile dire: “Quello non ha funzionato, lavoriamo su un’altra idea”».

Imparare a procrastinare, la chiave

La capacità di darsi del tempo è un aspetto tipico delle persone creative, che non hanno paura di procastinare. «Ci sono un po’ di ricerche», spiega Adam Grant a TechCrunch, «che dimostrano come cominciare un progetto subito e finirlo in fretta porti a idee poco originali. Mettendoci più tempo, invece, si ha la possibilità di sfruttare meglio il pensiero laterale e fare connessioni tra le idee». E, sempre a proposito di falsi miti, non serve più essere i first-mover. «I pionieri devono usare molte energie per creare il mercato, mentre i secondi o i terzi che arrivano devono fare un prodotto migliore e perciò hanno più possibilità di successo». Chi vorrebbe essere più creativo, quindi, deve imparare a procastinare e vincere la tentazione di fare sempre la prima mossa. Per quanto riguarda le idee, invece, per distinguere ciò che è originale da ciò che non lo è, consiglia Grant, meglio chiedere a chi vi sta intorno e collabora con voi: conosce il contesto, ha interesse in nuove possibilità di successo e perciò saprà dirvi perché un’idea è forte o è da buttare. Se, invece, siete dei manager e volete imparare a valutare bene le idee degli altri fate così: «Prima di valutare un’idea pensatene tre di vostre. Sarà più facile vedere il potenziale» che avete di fronte.

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