Qual è la banca delle startup italiane? Il credito cooperativo, lo dicono i numeri

I finanziamenti medi più alti vengono dalle banche “minori”, dice un report dello Sviluppo economico. Addirittura 1/3 dei finanziamenti arriva dalle BCC, che superano per facilità di finanziamento i colossi bancari

I prestiti a “garanzia pubblica” per le startup si sono raddoppiati (ampiamente) in meno di un anno. Negli ultimi 10 mesi il numero di finanziamenti concessi alle startup innovative attraverso il Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese (un fondo governativo che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari) è aumentato del 133%. Se infatti ad aprile del 2015 – a un anno e mezzo dalla partenza della policy – erano stati concessi 526 finanziamenti, a dieci mesi di distanza, a febbraio 2016, il contatore del Mise è arrivato a quota 1.229.

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Il ruolo centrale del credito cooperativo per finanziare le startup

Ma c’è un dato che più di tutti dovrebbe far riflettere. Dell’ecosistema bancario italiano chi si è assunto maggiormente il rischio di finanziare le startup innovative sono quelle che la classificazione della Banca d’Italia vuole come banche minori. Per chiarire, si tratta per la stragrande maggioranza di banche di credito cooperativo e popolari. Da loro infatti arriva quasi 1/3 dei finanziamenti, che lo ricordiamo in caso di insolvenza sono coperti fino all’80% dallo stato. Una forchetta che spacca le banche a metà: i primi 5 gruppi bancari finanziano per 2/3 le startup. Il resto lo fa quasi esclusivamente il credito cooperativo.

Ogni 300 milioni di finanziamento 100 li mettono le BCC

Dalle piccole banche infatti sono arrivati quasi 100 milioni di euro (99,7) secondo i dati del MISE. 209 milioni dai maggiori gruppi bancari. In mezzo c’è tutta una galassia di popolari e altre grandi banche (qui la lista completa). In più, in media, le banche minori prestano più soldi delle grandi banche (i finanziamenti in media sono di 700mila euro). Un trend che è destinato a crescere, visto che pochi giorni fa il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha firmato un decreto che estende l’accesso a questo fondo anche alla categoria delle Pmi innovative.

Forse startup (del registro) sono un più Pmi giovani che startup

Quello che emerge è a nostro avviso una conferma che l’ecosistema italiano delle startup sta gradualmente ricalcando i vizi e le virtù delle piccole e medie imprese. E dei distretti industriali, che tanto hanno beneficiato proprio dal credito cooperativo. Questa particolare istituzione bancaria, le vecchie casse rurali, ha origine in Europa nell’800. In Italia hanno ricalcato la struttura industriale del paese, contribuendo al suo sviluppo.  Apprezzabile la capacità di queste piccole banche di prendersi più rischi. Molto di più di banche più strutturate e grandi gruppi, al netto di una  Difficile pensare che la maggioranza delle startup non abbia provato a rivolgersi ad altre banche prima, anche se non ci sono dati a suffragare questa tesi. Ma di fatto con il Credito cooperativo è più facile ottenere i prestiti.

I dati: le startup finanziate continuano ad aumentare

E’ utile ricordare che la garanzia di cui stiamo parlando copre ben l’80% del credito erogato dalla banca alla startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario (il Medio Credito Centrale non opera alcuna due diligence ulteriore rispetto a quella già effettuata dalla banca).

Anche il numero di startup finanziate è aumentato. Se infatti nell’aprile del 2015 si parlava di una startup finanziate su dieci esistenti, ora siamo arrivati al 15% (sulle attuali 5.264 giovani imprese innovative iscritte al Registro Imprese, in 804 hanno ricevuto un finanziamento).

Diminuisce l’ammontare medio dei finanziamenti -20%

L’unico dato in discesa riguarda l’ammontare medio del finanziamento, calato quasi del 20%. Sebbene il totale dei fondi erogati sia quasi raddoppiato, passando da 172 a 325 milioni, il finanziamento medio è sceso da 327 mila a 264 mila euro. Un calo che, analizzando la distribuzione dei prestiti dal punto di vista delle banche coinvolte, è da addebitare soprattutto al coinvolgimento delle banche minori.

Un dato interessante, infatti, riguarda proprio il ruolo svolto in questo settore dalle banche. Se la stragrande maggioranza dei finanziamenti concessi arrivano dai 40 istituti di credito appartenenti ai 5 grandi gruppi bancari italiani (ossia quelli che – secondo la definizione Abi – includono banche appartenenti ai gruppi UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, UBI Banca, Banco Popolare), in entrambi i periodi presi a riferimento, quelle che mettono, sempre in media, più soldi sono le banche minori.

Le banche minori mettono in media più soldi delle grandi

Probabilmente per motivi legati allo stretto rapporto che c’è tra le banche del territorio e le imprese che sorgono sul posto (ma potrebbero rientrare nel ragionamento anche dinamiche contabili legate alla garanzia statale che copre l’80% del finanziamento), in media i finanziamenti più “sostanziosi” vengono proprio dalle banche regionali e dalle Bcc (che fanno appunto parte dei 461 istituti di credito definiti “minori” dal codice Abi riportato in questo glossario della Banca d’Italia).

Se infatti nell’aprile del 2015, a fronte di un finanziamento medio delle grandi banche di 246 mila euro, quello concesso dalle banche minori toccava quota 715 mila euro, ancora oggi (nonostante un calo del 40%…forse dovuto alle difficoltà attraversate da questi istituti bancari) c’è una bella differenza fra gli apporti medi dati dai due diversi istituti di credito. A febbraio 2016, i dati segnalano che in media i finanziamenti concessi alle startup dai grandi gruppi bancari si fermano a 229 mila euro, mentre quelle che arrivano dalle banche minori in media superano i 435 mila euro. Quasi il doppio del valore, a fronte di un quarto del numero di prestiti concessi (da grandi banche ne arrivano 891, da minori solo 228).

Regioni: Lombardia sempre al top, sale la Campania

Continuando ad analizzare la geografia dei finanziamenti, si scopre l’ovvio. La Lombardia resta, anche in questo caso, la regione più attiva con 320 prestiti concessi e oltre 126 milioni di euro finanziati (ad aprile del 2015 erano 187 per poco più di 80 milioni di euro). La Basilicata è ancora l’unica regione non pervenuta, mentre l’ex fanalino di coda, la Sardegna, che 10 mesi fa contava solo 4 finanziamenti, ora ne vanta 11 (di non grandissima entità, visto che dal punto di vista degli importi il contatore si è alzato “solo” di 500 mila euro). Quasi triplicato il numero dei prestiti concessi alle startup Campane (da 25 a 61) con un incremento di ben 7 milioni di euro in più di importo finanziato. Buoni anche i risultati dell’Emilia Romagna passata in dieci mesi da 58 a 142 finanziamenti, con un incremento di valore di 19 milioni di euro. In salita anche le Marche, con 32 prestiti concessi in più in 10 mesi e 10 milioni di euro superati.

Mariachiara Furlò
Arcangelo Rociola

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