I soldi dei venture capital: ma servono?

Un post di Fabrizio Capobianco, ceo di Tok.tv, che racconta a cosa serve davvero il venture capital per una startup, e perché a molte aziende che in Italia chiamiamo startup forse non serve. Sono Lifestyle companies.

Oggi abbiamo annunciato che TOK.tv ha chiuso un round di investimento da Venture Capital (il primo istituzionale, quello che in gergo si chiama Series A) da 5 milioni di dollari. Non e’ la prima volta per me, perché il mio primo Series A (di Funambol) risale al 2005. Sono passati oltre 10 anni e diversi altri round, e ogni tanto mi trovo a dover rispondere alla domanda: ma questi soldi dei Venture Capital servono?

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C’e’ anche chi dice (ma solo in Italia): ma vuol dire che senza soldi non ce l’avreste fatta? Avete fatto $5M di debiti? Senza sareste morti? Eccetera eccetera.

I soldi dei Venture Capital non sono il fine, sono il mezzo.

Quello che succede, appena presi i soldi, è che la salita si inclina di più (non di meno). Se prima eravamo in quattro a pedalare, adesso siamo in quindici. Magari ho anche la bici in carbonio e non la Graziella di prima, e mi sono fatto una pera di doping, però la salita è molto più dura. La faccio in gruppo, e forse qualcun altro ogni tanto tira, ma nelle startup chi fa l’andatura è il CEO.

Prendere soldi dai Venture Capital aumenta la fatica, non la diminuisce.

Lo so che la narrativa romantica spinta dalla Silicon Valley parla solo di pranzi gratis in azienda, piscine e parrucchieri, juke box e altre cose amene. La realtà è che si fa una fatica bestia. Con i primi soldi arriva il primo Consiglio di Amministrazione, e qualcuno a cui rispondere. E si comincia a perdere il controllo.

Allora la domanda è lecita: perchè prendere $5M di investimento (che baiteuei non è un debito, è un investimento per cui il VC si prende una quota in azienda, e rischia con noi)?

Ci sono due tipi di aziende, dicono qui in Silicon Valley:

le Lifestyle Companies e le Startup.

Le Lifestyle Companies sono quelle che crescono in modo sensato, potenzialmente diventano grandi (ma ci mettono spesso decine di anni), rimangono nelle mani dei fondatori che se le tengono tutta la vita (e le passano ai figli). Sono tutte le aziende italiane del passato, quelle di cui andiamo fieri. Sono aziende sane, che hanno clienti che pagano la crescita. Ovviamente, sono purtroppo anche tante Piccole e Medie Imprese, che non crescono e danno lavoro a pochi, e poi soccombono alla concorrenza internazionale.

Poi ci sono le Startup, che crescono in modo drogato (e non sensato). Hanno un potenziale enorme, prendono capitali per correre come i matti, i fondatori perdono controllo e spesso vengono cacciati via, ma in casi minuscoli diventano Google, Facebook, Apple, eccetera. Sono le aziende che cambiano il mondo. E in fretta.

Non tutte le aziende possono essere Startup. Le Lifestyle Companies non dovrebbero mai prendere capitali perchè non hanno la possibilità di crescere davvero e diventare Google, Facebook, Apple, eccetera. Però quelle che possono e vogliono cambiare il mondo, senza capitali non ce la possono fare. Una volta, forse (Microsoft è un esempio). Oggi, no.

Perché in Italia ci sono più Lifestyle companies che Startup

La stragrande maggioranza di quelle che chiamiamo Startup in Italia probabilmente dovrebbero accorgersi che sono Lifestyle Companies, che il mercato che attaccano non è grande a sufficienza, e non dovrebbero mai prendere capitali. In quel caso, i soldi dei Venture Capital non solo non servono, ma sono un disastro che alla lunga porta alla chiusura (anche se in Italia le aziende non muoiono mai, perché piuttosto si tira avanti e ci si rovina la vita per sempre, ma ammettere di aver sbagliato non si può).

A TOK.tv vogliamo cambiare il mondo. Nel nostro piccolo, vogliamo che fra dieci anni nessuno guardi mai la TV da solo. Che le persone passino le ore di rilasso con gli amici vicini e lontani a chiacchierare della loro vita, invece di spistolare su un cellulare a guardare i gattini.

Nel mezzo, pensiamo di poterci fare dei miliardi di dollari, perché chi guarda la pubblicità in TV nell’intervallo delle partite potrà anche cliccarci sopra (se gli interessa). E chi fa pubblicità in TV sogna un mondo in cui la componente emotiva del video si sposi con quella transazionale di Internet.

Possiamo farcela senza Venture Capital? No.

Questo mondo si muove troppo in fretta.

Abbiamo fatto già un miracolo a convincere Juventus, Barcellona, Real Madrid e TIM a darci retta, perché il prodotto ha dei numeri fenomenali (e qui ci facciamo i complimenti da soli, o meglio ce li hanno fatti quelli che ci hanno dato i cinque milioni). Ma lo scopo e’ prendere tutto il calcio, e poi tutti gli sport e poi tutta la TV. Non sono cose che si possono fare in 10 anni, perché Whatsapp non sta fermo, Facebook si muove, Twitter deve lottare, Microsoft non dorme. E poi ci sono le altre startup…

Lo scopo qui è fare una azienda grande come Facebook, ma fatta da italiani. E cambiare il mondo. Da italiani.

Se va male? Beh, almeno ci abbiamo provato. Mi e’ andata bene con Funambol, ma stavolta voglio fare anche di piu’. Di sicuro ho imparato tante cose e qualche vaccata in meno la sto facendo. Pero’ poi dipende da un sacco di fattori, la maggior parte dei quali fuori dal mio controllo.

I soldi dei Venture Capital servono per correre piu’ degli altri. E’ puro doping, ma la salita si inclina di bestia e di sicuro non si fa meno fatica. Se ne fa di piu’. Di romantico c’e’ poco.

Scusate, ma adesso torno a pedalare che il gruppo si e’ alzato sui pedali, e devo tirare la salita.

Fabrizio Capobianco,
Ceo di Tok.tv
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