Come trovare lavoro in una startup: il modello Landing.Jobs (e la Serendipity)

Il lavoro sta cambiando e molto velocemente: un incontro a Roma negli spazi di Luiss Enlabs dove Landing.Jobs ha raccontato il suo modello. E un’ora di matching vero: niente cravatte, niente colloqui formali, niente giacca

Negli ultimi tempi mi sono interessato molto alla tematica del lavoro, soprattutto in ambito startup e, più in generale, digital. Tutto ha avuto inizio dopo un post per CheFuturo! dove esponevo la situazione problematica italiana nella quale, da un lato le startup non trovano programmatori in gamba, e dall’altro i programmatori dicono di non trovare lavoro.

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Da quel momento in poi ho preso la questione molto a cuore e ho iniziato a scrivere diversi post sul tema del lavoro, segnalando piattaforme e strumenti che facilitano la ricerca del lavoro nel mondo tech. Durante le ricerche per uno di questi post mi sono imbattuto nella piattaforma Landing.jobs. Il payoff sul loro sito rende bene l’idea di che tipo di servizio offrano:

Don’t just look for a tech job. Find the right fit for you!

Si tratta di una piattaforma specializzata in lavori nell’ambito tech, con una quantità enorme di “filtri” utilizzabili nella ricerca della posizione lavorativa preferita.

A differenza di molti siti dove si può scegliere solo città e ruolo, in Landing.jobs potrai impostare lo stipendio minimo che desideri, le modalità di lavoro (remoto, in sede, ecc.), la tipologia di contratto (full-time, part-time, ecc.), le città nelle quali ti piacerebbe lavorare e tanto altro.

Le startup tra cui scegliere sono centinaia e, giusto per tranquillizzarti, per startup intendo aziende del calibro di Booking, Spotify, Prezi, ecc.

Chiamala coincidenza o serendipity, fatto sta che qualche mese fa ho contattato il team di Landing.jobs, abbiamo parlato a lungo della piattaforma e del mondo del lavoro e, tra una cosa e l’altra, mi hanno detto che stavano organizzando un evento a Roma per “sbarcare” ufficialmente sul mercato italiano.

Quando ho scoperto che non si trattava di una conferenza stampa o di una banale presentazione ho intuito subito il perché del successo della piattaforma. L’evento in sé sarebbe già stato un momento di recruiting, preceduto da un panel sul tema del lavoro nel mondo delle startup. Appena scoperto che indosso il “doppio cappello” di imprenditore e di blogger sulla scena italiana, i ragazzi di Landing.jobs hanno deciso di invitarmi come speaker all’evento “What do Italian tech pros want from their employers in 2016?“.

L’85% vuole lavorare da casa, il denaro? Importa poco.

L’evento, come accennato sopra, è stato strutturato in tre parti: una mini introduzione sulla piattaforma; un panel di un’ora circa sul tema del lavoro; un paio d’ore di matching tra startup e candidati.

L’introduzione è stata molto rapida: hanno presentato velocemente la piattaforma e hanno mostrato alcuni dati sul lavoro tech in Italia raccolti tramite un sondaggio. Qualche risultato era abbastanza scontato (ad es. l’85% degli intervistati è a favore del lavoro da remoto) mentre qualcun altro mi ha abbastanza sorpreso (ad es. il denaro è all’ultimo posto nei fattori di scelta di un lavoro).

Poi siamo passati al panel. Tre speaker si son passati il testimone sul palco, moderati da David Bento (Head of Operation di Landing.jobs). Oltre al sottoscritto sono intervenuti Simone Terranova (CTO di Moovenda) e Jamahl McMurran (Head of Talent di Seedcamp). Il contenuto del panel è stato molto pragmatico: dagli errori da non fare durante il processo di assunzione all’importanza delle soft skill nei lavori tech, passando per il lavoro da remoto e tanto altro.

Ultima parte dell’evento, la più interessante, era il matching tra startup e candidati.

Niente curriculum vitae. Niente colloqui formali. Niente giacca e cravatta.

Il tutto si è svolto tra un tramezzino e un bicchiere di vino rosso. Ad occhio e croce, c’erano una dozzina di startup presenti con l’intenzione di assumere e un centinaio di partecipanti come pubblico. Le startup erano tutte facilmente riconoscibili dall’adesivo “hiring” appiccicato sulle t-shirt, grazie al quale chiunque poteva individuarle, avvicinarsi e scambiare due chiacchiere per avere più informazioni sulle posizioni aperte.

I candidati mi sono sembrati molto attivi e, soprattutto, molto entusiasti. La qualità delle conversazioni tra founder e candidati è stata sintomatica.

Molti ragazzi si sono avvicinati per porre domande sul tema del lavoro e la non banalità di queste domande è stata un ottimo segnale. Nessuno mi ha chiesto “Quale framework Javascript mi consigli di studiare?”, ma tutti hanno voluto approfondire i temi delle soft skill, della lingua inglese, delle esperienze all’estero, e così via.

Semi e piantine

Che dire? Un post del genere è difficile da concludere, forse perché una conclusione vera e propria non c’è. La crescita di piattaforme di recruiting di nuova generazione, la diffusione del lavoro da remoto e l’introduzione dei perks anche da parte delle startup nostrane sono tutti piccoli passi in una direzione nuova e importante. In un contesto nel quale si tende solo a lamentarsi, per la mancanza di lavoro (da un lato) o di persone in gamba (dall’altro), è stato molto interessante e stimolante partecipare a un evento di questo tipo.

Abbiamo lanciato qualche semino, adesso aspettiamo di vedere se spunta qualche piantina.

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