Diego Banovaz

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Giu 26, 2016, 8:39am

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Startup Life – Che cos’è veramente un Investor Day?

Che cos’è un “Investor Day”? Ecco, tecnicismi a parte, cercherò di spiegarlo in questo breve articolo. Immaginate di aver avuto un’idea. Fico. Che avete un team completo o forte. Fico. Che avete trovato un acceleratore che vi da un micro seed e vi guida per i primi mesi. Fichissimo. L’accelerazione ha un solo scopo: avere... Read more »

Che cos’è un “Investor Day”? Ecco, tecnicismi a parte, cercherò di spiegarlo in questo breve articolo.

Immaginate di aver avuto un’idea. Fico.
Che avete un team completo o forte. Fico.
Che avete trovato un acceleratore che vi da un micro seed e vi guida per i primi mesi. Fichissimo.

L’accelerazione ha un solo scopo: avere in mano la dimostrazione che la vostra idea è una macchina nella quale, inserendo 10€ di benzina, ne escono almeno 11€ indietro. Una volta che avete questo, sapete che potete affacciarvi al mercato degli investitori e domandargli quei 200.000/700.000€ necessari per continuare a lavorarci su. A questo livello, solitamente la valutazione delle startup oscilla tra 1.3M€ e 1.8M€ e, nell’immaginario collettivo, in questo momento i founder perderanno circa il 20% di quote nella società. Niente di strano, niente di nuovo sul fronte occidentale.

Ma di nuovo, che cos’è dunque un Investor Day? È un evento organizzato per permettere alle startup accelerate di chiudere i propri round di investimento nel minor tempo possibile. La struttura è piuttosto semplice: un’aula gremita, le startup che fanno il pitch che preparano da mesi davanti alla platea e poi un rinfresco con strette di mani, delucidazioni, informazioni e soft commitment. Solitamente, se una startup riesce a far bene in questa giornata, tempo una settimana o due i soft commitment diventano hard commitment, si va dal notaio, si fa l’aumento di capitale e si inizia a spiccare il volo.

Questo è l’Investor Day visto da fuori, ma com’è viverlo da startup che non sta cercando fondi? È una sensazione surreale in quanto vedi il mondo con una prospettiva completamente diversa dagli altri. Innanzitutto al buffet il supplì vince sul networking. Mentre gli investitori cercano di mangiare e bere in santa pace, assillati da chi sta cercando investimenti, tu sei lì che cerchi di infilarti per ingozzarti un po’. Mentre il mondo sorseggia amabilmente calici di vino, tu bevi qualunque cosa passi sotto mano, rischiando di bere anche i “bicchieri-posacenere” improvvisati.
E poi, una volta sfamato, ti rendi conto di quanto tutti si stiano affannando per essere al 100%, di quanto, ad ogni discorso finito tra startup e investitore, negli occhi dello startupper passi sempre quell’ombra di speranza, malcelata autocritica per le cose appena dette e fame di fama.

E, soddisfatto dall’ecosistema che ti circonda, provi di nuovo quel senso di comunione e famiglia che un acceleratore riesce a darti. Ti avvicini a coloro che vedi più bisognosi di supporto, scambi quattro chiacchiere, ti complimenti con loro, scherzi sulle cose più divertenti che avete condiviso assieme. Forse è proprio quello il momento in cui realizzi che il nuovo batch è già partito, che il percorso di accelerazione è terminato, che non ci saranno più demo day ai quali presentare i risultati, non più seminari, confronti, supporto per la preparazione dei propri interventi. Capisci anche che in meno di cinque mesi sono successe migliaia di cose, speso le notti sul computer, i weekend in ufficio e, cazzo, hai creato qualcosa di fottutamente figo. Ma non è solo il prodotto o il servizio, non solo la startup ma anche a livello personale. Ti rendi conto di essere cresciuto, di aver imparato e aver aperto ancora di più la mente. Ti sembra di aver fatto il miglior master al quale potevi prender parte. Hai conosciuto persone incredibili ed incredibilmente matte, con le quali hai speso domeniche a lavorare e serate a bere. Hai acquisito metodo, approccio, struttura, velocità. E hai anche messo alla prova il tuo team, quella squadra che hai creato passo dopo passo ha retto agli stress, ai fallimenti, ai ritardi, ai successi. E sei anche riuscito a non esaurire la ormai infinita pazienza dell’insostituibile Kodo che c’era sempre, ad ogni birra, ogni riga di codice, ogni pitch, ogni riunione… Sempre con la sua tranquillità, intelligenza e capacità di sintesi…

E così, mentre tutti “gli esterni” iniziano ad andarsene alla spicciolata, mentre sei seduto con gli altri in quello che sembra un “processo di Biscardi” dell’Investor Day, mentre si ride, si scherza, ci si incazza, ci si scarica, lasci tutti per andare a casa e lanciarti sul letto.

Domani si lavora e, lo sai, il meglio deve ancora venire!

That’s all Folks!

 

(so far!)

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