Raccontare Palermo per non dimenticare le “storie” di mafia. Con la realtà aumentata

22 storie sulle strade di Palermo, luoghi di attentati mafiosi. NoMa vuole diventare un format di educazione alla legalità e alla memoria

A partire dagli anni ’70, gli attentati mafiosi hanno attraversato le strade di Palermo e dintorni, generando paura e silenzi, facendo crescere le nuove generazioni nella quasi indifferenza. Si passava davanti alle lapidi delle vittime della mafia con “distrazione” e senza voler ricordare. Dopo quasi 40 anni, persone e idee hanno iniziato a incontrarsi per reagire a quella distrazione e trasformarla in memoria, come è successo con NoMa, acronimo di “No Mafia”. È l’applicazione che, attraverso la realtà aumentata e le voci di personaggi dello spettacolo di origine siciliana, permette di visitare Palermo “alla scoperta” dei luoghi in cui sono avvenuti gli attentati mafiosi. C’è, inoltre, una sezione che propone degli itinerari nei locali “pizzo-free”.

L’idea è venuta a Tiziano Di Cara, architetto palermitano e organizzatore di eventi: nel 2014, in occasione della nona edizione della festa di “Addiopizzo”, rincontra Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, che gli parla di un suo progetto.

«Pif voleva realizzare un museo dell’antimafia – racconta Tiziano – e, considerando il mio passato da curatore di mostre d’arte e allestimenti, la proposta mi incuriosì. Era però un periodo in cui ero particolarmente interessato alla realtà aumentata e così, un istante dopo, sono stato io a proporre a Pif un nuovo progetto: perché pensare a un solo luogo fisico e chiuso quando Palermo è un museo a cielo aperto, dove si trovano, per le strade, lapidi di vittime della mafia? Perché non sviluppare un’app che guidi cittadini, turisti e ragazzi in quei luoghi, per far sapere loro cosa è successo?»

Così è nata l’associazione culturale “sulle nostre gambe” fondata da Pif, Emanuela Giuliano, figlia del capo della Squadra mobile di Palermo Giorgio Boris Giuliano, Roberta Iannì, figlia dell’imprenditore alberghiero Carmelo Iannì – entrambi uomini vittime della mafia – e, naturalmente, Tiziano. E da lì, parte il progetto di NoMa, patrocinato dal Comune di Palermo e il cui sviluppo tecnico è stato curato dal TiLab, laboratorio di ricerca e sviluppo di Tim.

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Pif, Emanuela Giuliano, Tiziano Di Cara e Roberta Iannì, fondatori dell’associazione “sulle nostre gambe”

La realtà aumentata per raccontare Palermo

«La partnership con TIM e Teche Rai ha permesso di realizzare l’app che immaginavo: è infatti basata su tecnologie di realtà aumentata, ottimizzate per la fruizione su mobile, che consente di sovrapporre immagini a 360° ad animazioni digitali che raccontano le dinamiche dell’attentato mafioso; ma anche materiale audiovisivo di repertorio che completa le storie. NoMa – spiega Tiziano – permette inoltre di consultare note biografiche, fotografie d’epoca e interviste inedite ai familiari delle vittime. Ogni storia ha una voce narrante d’eccezione: quella di Pippo Baudo, Paolo Briguglia, Ficarra&Picone, Donatella Finocchiaro, Giuseppe Fiorello, Nino Frassica, Leo Gullotta, Luigi Lo Cascio, Teresa Mannino, Isabella Ragonese, Francesco Scianna, Giuseppe Tornatore».

L’app è stata lanciata il 5 febbraio 2016 al Senato e le prime 15 storie, a cui se ne sono aggiunte altre 7 il 20 giugno, in occasione della prima presentazione a Palermo, “NoMa cammina”, presso il teatro Biondo.

22 storie e 100 mila dowload

«NoMa raccoglie attualmente 22 storie: Antonino Agostino, Filadelfo Aparo, Paolo Borsellino, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Gaetano Costa, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Mauro De Mauro, Giovanni Falcone, Mario Francese, Peppino Impastato, Paolo Giaccone, Giorgio Boris Giuliano, Libero Grassi, Carmelo Iannì, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Beppe Montana, Giuseppe Puglisi, Pietro Scaglione, Cesare Terranova, Calogero Zucchetto. Siamo arrivati ad oltre 100mila download e quello che spinge l’associazione ad andare avanti – sottolinea Tiziano – è il coinvolgimento che vediamo tra i ragazzi. NoMa è nata proprio per loro: dovevamo parlare il loro linguaggio e sfruttare la familiarità con i dispositivi mobile per fargli conoscere le vittime della mafia. Alcuni genitori mi raccontano che i propri figli, dopo aver “giocato” con l’app, chiedono altre informazioni sulle storie. NoMa vuole fare proprio questo: non è esaustivo al 100% perché non è un documentario ma vuole “incuriosire” per stimolare a informarsi, leggendo libri o guardando film come “I cento passi” o “La mafia uccide solo d’estate”».

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NoMa racconta l’attentato a Dalla Chiesa

Portare il progetto in altre città

Ma NoMa diventerà un vero e proprio progetto imprenditoriale? «Tutti i componenti dell’associazione nella vita fanno altro – dice Tiziano – e hanno portato avanti questo progetto mettendoci del proprio e grazie a donazioni di aziende o attività di fundraising. L’obiettivo adesso è crescere, portando NoMa in altre città e proponendo una ventina di storie all’anno. Sarà necessario strutturare una vera e propria redazione e l’unico motivo per cui cercheremo delle entrate economiche, magari anche attraverso crowdfunding, sarà per pagare la gente che ci lavorerà e che contribuirà a rendere NoMa un format di educazione alla legalità e alla memoria».

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