Alessio Nisi

Alessio Nisi

Lug 27, 2016, 1:00pm

I notai si difendono: «Le startup devono capire che stiamo facendo i loro interessi»

Le contestazioni giuridiche, ma anche la ragioni politiche che hanno spinto il Consiglio Nazionale del Notariato ad opporsi all'Investment Compact e la possibilità di costituire una startup con la sola firma digitale

Vogliono l’annullamento del provvedimento, ma prima ancora chiedono la sospensione in via cautelare (la “sospensiva”) di una disposizione che potrebbe causare forti rischi per la certezza del diritto e per la stabilità delle situazioni giuridiche che potrebbero derivare dalla loro applicazione.

Stiamo parlando del ricorso al Tar contro il D.M. 17 febbraio 2016. A ricorrere è il Consiglio Nazionale del Notariato contro la norma contenuta nell’Investment Compact che contiene le “Modalità di redazione degli atti costitutivi di società a responsabilità limitata startup innovative”. Quello entrato in vigore il 20 luglio, che prevede la costituzione di una startup senza passare dal notaio. Appuntamento il 30 agosto al Tribunale Amministrativo del Lazio.

Sarà sospensiva o no? In attesa della decisione dei giudici, il Consiglio Nazionale del Notariato sceglie di chiarire la ragioni dell’opposizione ad un provvedimento che, secondo l’organo dell’ordine professionale della categoria, presenta prima di tutto vizi di forma. Ne abbiamo parlato con Giampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato.

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Giampaolo MarcozGiampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato

Le carenze giuridiche del provvedimento

«Si è fatta molta confusione nel commentare il nostro intervento  – ha detto proprio il consigliere – si è detto che siamo contro le startup, che vogliamo ostacolarle e guadagnare da tutto questo. Chiariamo subito: il ricorso ha solo carattere esclusivamente giuridico. Il procedimento che ha portato ad ammettere la startup con la firma digitale e senza l’intervento dell’atto pubblico è stato un procedimento che non ha tenuto conto di una serie di passaggi giuridici necessari per un decreto di questo tipo». Contestazioni giuridiche insomma. Prima che politiche.

«Abbiamo impugnato il provvedimento perché ci sono carenze sotto il profilo giuridico». In particolare nel mirino dell’impugnazione la creazione del «modello standardizzato che ha di fatto eliminato la possibilità di costituire la startup dal notaio. Il disegno di legge iniziale prevedeva le due ipotesi».

Contrario alla Costituzione

Secondo il Consiglio Nazionale del Notariato la procedura che ha portato al varo del provvedimento non rispetta  la gerarchia della fonti. «Che trova la sua origine nella Costituzione. Le decisioni – spiega Marcoz – le prende il Parlamento e un decreto attuativo non può stravolgere le direttive iniziali date dal Parlamento stesso».

Presidio della legalità

Oltre ai vizi di forma, ci sono anche contestazioni sulla scelta politica di abolire l’utilizzo del notaio da parte delle startup, «elementi questi che non attengono al profilo del ricorso. Possiamo impugnare un atto della PA solo per eccezioni di carattere tecnico-legislativo, per difformità ad una normativa, perché violano una disposizione di legge».

Nel merito «sono particolarmente preoccupato – ha aggiunto Marcoz – Sono anni che siamo vicino alle startup, abbiamo fortemente voluto L’arancia – il progetto del Consiglio Nazionale del Notariato per chi fa impresa – abbiamo detto sì alle società semplificate gratis (unica categoria professionale) pur di esserci a presidio».

Le preoccupazioni del Consiglio Nazionale del Notariato si concentrano anche sulla certezza del diritto e sulla chiarezza. «A oggi non sappiamo cosa succederà fra pochi mesi se le startup così costituite venissero ritenute illegittime da un giudice – spiega Marcoz – che potrebbe sollevare le stesse eccezioni che abbiamo sollevato noi».

Il modello standardizzato

A suscitare preoccupazione anche «il modello standardizzato per la costituzione della startup». Per il Consiglio Nazionale del Notariato  il modello predefinito non tiene conto della varietà dei soggetti coinvolti. «Inoltre – spiega sempre Giampaolo Marcoz – con il modulo precompilato non si può avere la certezza di chi l’ha firmato, di chi mette i capitali e di tutta una serie di indagini che i notai fanno. La nostra presenza è percepita come un baluardo di sicurezza».