La startup degli universitari che vogliono fare qualche lavoretto: Taskhunters

Mettere in contatto domanda e offerta facendo incontrare studenti universitari disposti a fare piccoli lavori e professionisti pronti a pagare qualcuno che li svolga. L’idea è semplice e pare funzionare. Taskhunters

Mettere in contatto domanda e offerta facendo incontrare studenti universitari disposti a fare piccoli lavori e professionisti pronti a pagare qualcuno che li svolga. L’idea è semplice e pare funzionare.  Taskhunters è un’app che fa proprio questo ed è stata ideata da Lorenzo Teodori e Francesco Piovesan. Entrambi trevigiani e ventinovenni, il primo ha studiato informatica specializzandosi poi in economia ad Anversa con un passato da consulente nell’IT e attualmente project manager per una società che sviluppa sistemi di pagamento innovativi; il secondo dopo aver lavorato a Dublino per Google si trova a Dubai dove cura il digital marketing di una società di Real Estate. A completare il team di sviluppo: Marco Premier, Alberto Mota e Jessy Conroy. 

Lorenzo Teodori

Come nasce l’idea di Taskhunters?
Siamo stati studenti fino a qualche anno fa e siamo, da non troppo, lavoratori. In queste fasi della nostra vita abbiamo avuto sia la voglia di cercare dei lavoretti per autofinanziarci sia la necessità di delegare mansioni a terzi. Confrontando le nostre esperienze personali, ci siamo accorti che con una piattaforma capace di mettere in contatto gli studenti con dei privati cittadini oberati di lavoro avremmo potuto creare un modello di business funzionante, oltre che migliorare sensibilmente la vita a un po’ di persone. Si tratta di un servizio dedicato agli studenti e non a chi è disoccupato. Soltanto gli studenti di cui sono state verificate le credenziali tramite l’account email dell’ateneo di appartenenza, possono accedere alla piattaforma e, ci tengono a sottolineare gli ideatori, Taskunters  non vuole in nessun modo alimentare il mercato del lavoro precario, ma fornire un mezzo di autofinanziamento a chi, magari studente fuori sede, non vuole gravare sul bilancio famigliare.

Da quanto tempo lavorate al progetto e come state programmando l’ingresso sul mercato? 

Abbiamo iniziato un anno e mezzo fa e a maggio è partito il test su Milano con il rilascio dell’app con le funzioni basic; nei prossimi mesi seguirà una nuova versione con cui sarà possibile pagare online. Tra il 2017 e il 2020  ci espanderemo nelle città italiane coi poli universitari più sviluppati come Roma, Bologna e Torino e poi ci testeremo anche in Europa. Nel frattempo, è notizia di pochi giorni fa, la Bocconi ha inglobato la piattaforma facendola entrare, come start up più promettente, all’interno di Speed me up, l’incubatore gestito dall’università insieme alla Camera di commercio di Milano. Nei due mesi di test che hanno preceduto l’ingresso in Speed me up, Taskhunters ha registrato circa 300 utenti e sono stati postati 35 task, tutti andati a buon fine e con ottimi feedback sia da lato studente sia da lato professionista.

Come funziona esattamente la piattaforma?

Il professionista pubblica un task, ovvero una commissione, che per motivi di tempo non riesce a fare o a portare a termine e indica un compenso. Dall’altro lato ci sono degli studenti universitari che hanno del tempo libero. La piattaforma li fa incontrare, li mette in contatto e a lavoro ultimato rilascia automaticamente una ricevuta di collaborazione occasionale tra due privati.

E il pagamento?

Per ora non siamo ancora pronti per una transazione online e il pagamento avviene in contanti. Non appena saremo pronti inizieremo a guadagnare anche noi, trattenendo allo studente una piccola percentuale sulla transazione. Quando sarà a pieno regime Taskhunters avrà davanti a se un mercato europeo ben disposto ad accogliere la piattaforma: nelle città dove si effettueranno i test gli studenti sono oltre 2,7 milioni (650mila in Italia), mentre il bacino di professionisti è di 37 milioni (di cui circa sei in Italia). Al momento non esistono app o piattaforme che offrano un servizio simile e l’unico vero competitor si trova oltreoceano, ma si tratta di un servizio più simile a un centro per l’impiego online che offre quindi lavori pur sempre saltuari ma più strutturati, come, per esempio, richieste e offerte di servizi di giardinaggio e idraulica.
Le premesse perché Taskhunters cresca  e affermi il proprio modello di business ci sono tutte, non resta che tenere d’occhio i prossimi test sul suolo nazionale e attendere i prossimi rilasci dell’app.

Federico Vergari

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