Hanno dovuto vendere in mezzo mondo prima di convincere l’Italia. La pugliese Niteko

Nata da uno spin off universitario, oggi Niteko è un’azienda che opera nel campo dell’illuminazione stradale led (soprattutto all’estero) e fattura 3 milioni di euro.

Oltre 100 lampade sono state installate sul nuovo asse nord-sud di Bari per illuminare il ponte e la strada sottostante. Dietro questa grande opera non c’è il nome di una multinazionale o di un colosso della tradizione illuminotecnica italiana, bensì un’azienda appena uscita dalla fase di startup.

Asse Nord Sud Bari, NitekoNiteko nasce a Montemesola (Ta) da uno spin off universitario avviato all’Università di Lecce dagli ingegneri Giuseppe Vendramin, Emiliano Petrachi e Alessandro Deodati. Nel 2011 con l’aiuto dei soci finanziatori Pietro Vito Chirulli e Carmelo Marangi, 100 mila euro di capitale sociale permettono a questi neolaureati di dare il via a un’azienda che oggi fattura 3 milioni di euro.

Come si dice, nemo profeta in patria

Prima di ricevere commesse in Italia, Niteko ha faticato a convincere quei tecnici locali che avevano tra le mani un pezzetto di futuro della loro azienda. Ma parallelamente all’insensibile e tradizionalista mercato italiano, l’azienda salentina ha consolidato la propria immagine all’estero.

Ha fornito le proprie lampade a led in Europa e in Medio Oriente, dove il Made in Italy ha un valore e quest’azienda ha imparato a sfruttarlo, competendo con i colossi mondiali dell’illuminazione. «Siamo presenti anche nel mercato israeliano, uno dei mercati più complicati e severi a livello mondiale.

Lì il Made in Italy funziona. Niteko sfrutta la scia di eccellenze italiane come Ferrari o Guzzini», spiega Giuseppe Casale, direttore commerciale dell’azienda. Ad oggi per realizzare il suo core business – progettazione e realizzazione di illuminazione stradale, industriale e indoor basate su tecnologia led – può contare su 17 dipendenti e oltre 25mila lampade vendute.

La luce che guida al successo

Di polvere, ne hanno mangiata. E tanta. Ma grazie alla testardaggine (“le corna”, come dice scherzosamente Casale) Niteko si è conquistata una credibilità solida. La strategia seguita si rifà a quattro elementi. Il primo è nel dna dell’azienda. «Siamo nati operando già su una tecnologia innovativa, su cui i big player erano impreparati».

Poi è venuta la credibilità: «Abbiamo conquistato la fiducia dei clienti, dei distributori, degli installatori elettrici e soprattutto dei multiservice E.s.co. In parallelo investiamo su nuovi prodotti, lo sviluppo e la ricerca si ampliano, così come l’offerta che oggi siamo in grado di proporre».

Poi ci sono i prezzi: «Non abbiamo i grandi costi dei nostri concorrenti, quindi siamo più agili». In più c’è la velocità della consegna: Niteko è in grado di consegnare i propri prodotti in 2-3 settimane, «per come vanno le cose in Italia è un vantaggio competitivo».

Niteko

Il chiodo fisso: combattere la diffidenza italiana

Già, l’Italia. Impiantare un’azienda non è un problema: è riuscire ad affermarsi sul mercato interno la vera sfida. In più Niteko ha scelto di lavorare al Sud, in una regione – la Puglia – dove l’idea di industria è associata per lo più a colossi venefici come l’Ilva.

«Volevamo trasmettere un messaggio: la Puglia non è fatta solo di aziende che avvelenano i propri operai, ma è fatta anche di realtà che mettono in atto la vera rivoluzione tecnologia, riuscendo a vincere anche a livello internazionale».

L’Italia non è un paese di campanilisti, come ha dimostrato la vicenda legata al comune di Salve, già raccontata sul nostro blog. Tuttavia oggi Casale sottolinea: «Ci scontriamo spesso contro alcuni pregiudizi, per i quali un’azienda straniera offre prodotti o servizi migliori di una locale.

E questo non è assolutamente vero, tanto che a Salve ci siamo poi tornati per metter riparo ad alcuni guasti proprio alle lampade scelte. Non è l’unico episodio, ma ogni volta restiamo sorpresi”.

Il futuro di Niteko

Apprezzati all’estero, meno in Italia: alla Niteko però non si respira un clima di persecuzione, ma si persegue sempre l’innovazione. Si guarda al futuro, con fiducia: «Quest’anno abbiamo concluso la fase di startup dell’azienda. Siamo cresciuti nel fatturato.

Possiamo vantare opere importanti come l’impianto di illuminazione dell’ambasciata italiana in Serbia o l’lluminazione architettonica della facciata del Castello Aragonese di Taranto. Vogliamo puntare ancora di più sul mercato estero e lavorare su nuove lampade».

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