I numeri di Twitter Italia nel momento in cui il suo futuro in Europa è incerto

Tutti i numeri di Twitter in Italia. Fatturato, utenti, margini. Con i dati forniti a Startupitalia.eu da Modefinance, startup fintech che negli anni si è accreditata come società di rating

Non cresce. Nessuna la compra. E il suo prezzo è troppo alto per quello che gli investitori (finora tutti potenziali) sono disposti a versare. Gli ultimi 12 mesi sono stati i più difficili per Twitter. Li abbiamo riassunti qui, una sintesi di interessi, disinteressi e crolli in borsa. I numeri della casa madre di San Francisco sono arcinoti. Crescita lenta, troppo, e perdite anno su anno. Sono quelli che sono circolati in questi mesi su tutte le testate. E che hanno fatto da sostrato alle speculazioni sulla sua vendita impossibile, e sul suo crollo. Ipotizzato, previsto, per qualcuno dietro l’angolo (una buona sintesi delle ragioni dei pessimisti è riassunta in questo grafico di Business Insider).

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Ma se la casa madre non se la passa bene, come vanno le sue filiali? E quella italiana? La domanda è più che legittima visto che secondo indiscrezioni pubblicate da Recode Twitter starebbe progettando la chiusura di diverse filiali in Europa. E la chiusura ci sarà. Anche se non si sa quando. Si parla di Olanda. Di Germania. Ma in questi giorni si sono rincorse voci che starebbe per chiudere anche la filiale italiana di Twitter. Voci smentite più volte dallo staff italiano.

I numeri di Twitter in Italia

A guidare Twitter Italia S.r.l. è da aprile 2014 Salvatore Ippolito. Era l’anno uno della sede di Twitter in Italia. Da allora la società è cresciuta. E tanto. Anche se a guardare il conto economico, elaborato per StartupItalia.eu da dalla fintech Modefinance,  la sua dipendenza da San Francisco è piuttosto evidente. Qui alcuni numeri che abbiamo evidenziato.

  1. Per Twitter Italia lavorano oggi 17 persone. La sede legale è Milano. Il suo account Twitter è registrato a dicembre 2013.
  2. Il bilancio 2015 dell’azienda racconta di una società piccola ma in salute. 3,9 milioni di euro di fatturato. Più 256% sull’anno precedente, il primo d’esercizio, quando era 1,1 milioni.
  3. I margini della gestione operativa sono stati di 294 mila euro. Con un utile di 292 mila euro, netto di 179 mila.
  4. I bilanci evidenziano una totale assenza di debiti bancari. Cosa piuttosto scontata visto la pressoché totale dipendenza finanziaria dalla casa madre.
  5. Modefinance, che di fatto è una società che dà il rating alle aziende, valuta Twitter Italia con una “A”. Il rating delle aziende sane (il rating delle società va in 10 step da “D” il più basso a “AAA” il più alto, ndr)
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Twitter Italia, dati elaborati da Modefinance

I numeri di Twitter.com

Curioso a questo punto è prendere gli stessi dati, sempre elaborati da Modefinance, a proposito della casa madre. Twitter.com. La differenza è evidente, anche se scontata. Per non dimenticare. Nel mondo conta 1,3 miliardi di iscritti e 320 milioni di utenti attivi al mese, in Italia secondo le stime più recenti (non esistono dati ufficiali) Twitter vanta circa 8 milioni di utenti (erano 9 nel 2014).

  1. La twitter americana, a differenza di quella italiana, presenta qualche problema di redditività. Ha una buona capitalizzazione (11 miliardi), ne brucia il 10% ogni anno.
  2. Il fatturato è di 2 miliardi l’anno. 1,5 lo scorso anno e 482 nel 2013, anno della quotazione al Nasdaq.
  3. I costi operativi  sono di 2,450 miliardi. Con una perdita nel 2015 di 478 milioni.
  4. In definitiva possiamo dire che la società italiana pesa poco nella logica dei ricavi del gruppo. 0,2%. E senza i costi di staff e struttura difficile pensare che possa comunque cambiare più di tanto.
  5. Modefinance valuta Twitter con un rating “B”

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Come in tutta la storia recente di Twitter, fatta di rumor e smentite, come abbiamo scritto qualche settimana fa, anche questa volta è difficile sapere se davvero Twitter Italia chiuderà. Per non parlare del futuro prossimo di Twitter, in generale. Anche tra gli utenti ormai serpeggiano umori contrastanti. Quasi a scongiurare l’evitabile. Provate a fare un giro su #quandoTwitterchiudera. E’ un hashtag che di tanto in tanto fa capolino in questi giorni tra i trending topic. Un mondo. Che poi difficilmente chiuderà. Ma il bello di Twitter è il suo payoff. Twitter è quello che sta accadendo.

Arcangelo Rociola
@arcamasilum