Calexit, un venture capitalist vuole portare la California lontana da Trump

Shervin Pishevar, fondatore di Sherpa Capital, sta promuovendo New California, un movimento che punta a una secessione temporanea. Progetto poco fattibile, che però serve per tradurre il peso economico in politico

Se Trump vince le elezioni, fonderò un movimento per rendere la California indipendente”. Parola di Shervin Pishevar, co-fondatore di Sherpa Capital, un venture capitalist cha ha nel proprio portafoglio Uber, Slack, AirNnB e HyperloopOne. Detto, fatto: ha messo su New California. Per ora è l’abbozzo di una campagna, partita dai social. Ma dovrebbe dotarsi presto di un programma e di una piattaforma.

E allora sarà Calexit? Difficile (molto). Però l’impegno politico di Pishevar racconta il malcontento che si respira dalle parti di Los Angeles, San Francisco e dintorni. Non solo per l’esito della votazione ma anche per come è arrivato.

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La delusione delle tech company

Che sia possibile o meno la Calexit, quello di New California non è un giochino. Dietro ha un uomo pieno di risorse, con il portafogli pieno e i contatti giusti. E soprattutto si gioca in uno Stato che può far sentire tutto il suo peso. Lo si capisce sin dalla descrizione del profilo Twitter del movimento: “La sesta maggiore economia al mondo”. Questo sarebbe la California se non apportasse il suo Pil al conto di Washington. Con gli stessi abitanti della Polonia e un prodotto interno lordo superiore a quello dell’Italia.

Sulla mappa elettorale degli Usa ci sono solo poche macchie blu. Sono gli Stati nei quali ha vinto Hillary Clinton. Una è proprio la California, che ospita il più grande polo tecnologico del pianeta. I protagonisti della Silicon Valley non hanno preso bene la vittoria di Trump. Salvo pochissime eccezioni (Larry Ellison di Oracle e Peter Thiel), il favore andava ai democratici. Un po’ perché Clinton aveva un programma favorevole al settore (incentivi fiscali in ricerca e sviluppo, carta verde più semplice per startupper e talenti digitali, coding nelle scuole). E un po’ perché l’immobiliarista Trump non ha mai nascosto il suo scetticismo per la net economy. La conferma arriva anche dalle borse. Se il Dow Jones cresce, il Nasdaq (dove sono quotati i titoli tecnologici) viaggia piatto. Con Netflix (-7,17%), Amazon (-5,76%), Microsoft (-2,93%), Apple (-2,94%) e Facebook (-2,75%) in rosso dall’8 novembre a oggi. Sarà anche una reazione emotiva, ma tant’è.

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La Calexit è davvero possibile?

New California, ha specificato Pishevar in un tweet, “non ha nulla a che fare con YesCalifornia”, altro movimento (nato da tempo) che punta a un referendum nel 2019. Con lo stesso obiettivo: la Calexit. Pishevar mira a tempi più stretti. Il che rende la cosa ancora più complicata. L’iniziativa è legata a Trump, come dimostra il fatto che punta a “un’uscita temporanea durante l’oscura presidenza, per poi rientrare” dopo una riforma del sistema costituzionale. Dovrà quindi essere operativa in un arco più ristretto rispetto al mandato: meno di 4 anni.

Altro elemento negativo per New California: i precedenti. Un movimento che voleva il Texas indipendente si è risvegliato nel 2012, subito dopo la rielezione di Barack Obama. Niente di fatto. Terzo: una sentenza della Corte Suprema del 1868 indica due sole strade possibili per una secessione: concessione da parte di Washington o rivoluzione”. La prima è fuori discussione; la seconda non è contemplata da nessuno. A scanso di equivoci e visto il clima teso, Pishevar lo ha anche scritto chiaramente: “L’esempio da seguire è quello di Martin Luther King e Ghandi. Tutte le proteste contro Trump devono essere pacifiche e non violente”. Anche se poi paragona il presidente eletto a Hitler (“Anche lui è stato eletto legittimamente”), definendolo “un uomo pericoloso che le persone dovrebbero boicottare”.

Il programma: più soldi, più potere

Ma se la secessione non è realizzabile (o comunque non lo è nei tempi di un mandato presidenziale), a cosa serve New California? A oggi è un collettore di proteste. Potrebbe diventare un gruppo di pressione, con alcuni obiettivi precisi, già elencati in punti dal suo fondatore. “Abbiamo bisogno di un dialogo su cultura, valori, sessismo, razzismo”. Poi diventa più concreto. In qualità di sesta economia del mondo “la California deve avere più peso”. Come? Serve un cambiamento del sistema elettorale, che metta in discussione la divisione in Stati. Ed ecco il punto chiave: “Rimuovere i collegi elettorali”, cioè quel sistema di rappresentanza basato sui grandi elettori chiamati a scegliere l’inquilino della Casa Bianca. Perché “i piccoli Stati con scarsa diversità non dovrebbero determinare la presidenza”. Più rappresentanza alle coste e meno al centro. Una versione geografica di quel “gruppo di deplorevoli” con il quale Hillary Clinton ha definito gli elettori di Trump.

In fondo i pilastri del programma (che sarà) di Shervin Pishevar si riassumono in un solo obiettivo: reclamare un potere politico proporzionato al peso economico della California.

@paolofiore

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