A cosa serve il Business Plan, in 3 minuti

Prima di iniziare a redigerlo, ci si dovrebbe chiedere a cosa serve il business plan, quando utilizzarlo e perché. Michele Di Blasio di Lacerba.io spiega questi concetti in un breve video

“Mi spieghi come fare un business plan? Quali dati dovrei inserirci?“

Queste domande sono tra le più comuni per chi come noi di Lacerba.io si occupa di formazione legata al fare startup. Molti imprenditori in erba, spesso alla ricerca del primo finanziamento, si scontrano infatti per la prima volta con il termine business plan senza davvero capire cosa significhi redigerne uno. Tutti partono dal “come si fa?”, ma forse per molti sarebbe utile fare un passo indietro, e capire prima di tutto: che cos’è un business plan? A cosa serve nella pratica? Quando e perché un imprenditore dovrebbe redigerne uno?

Prima di tutto, un business plan è in estrema sintesi un documento all’interno del quale un’impresa spiega:

  •      i suoi obiettivi futuri,
  •      perché sia ragionevole raggiungere proprio quegli obiettivi,
  •      le strategie che intende porre in atto per raggiungerli,
  •      come intende finanziare il piano di sviluppo e quali risultati economici si attende di raggiungere.

Questo insieme di informazioni è ovviamente di grande valore per chiunque valuti un investimento in una startup, e per questo è spesso richiesto da acceleratori e fondi, ma non per i motivi che gli startupper meno esperti pensano.

Nessun finanziatore si aspetterà infatti che un piano presentato, soprattutto quando l’azienda è in fase di creazione, possa essere “credibile”. Ogni startup si muove per definizione in un mercato molto instabile, e cambierà mille volte prima di trovare una sua profittabilità. È quindi scontato che al 99,9% non rispetterà esattamente le previsioni numeriche fatte (del resto scaricando i piani di qualsiasi grande azienda molto più consolidata si vede subito come negli anni nessuna abbia mai azzeccato tutte le proprie previsioni).

Piuttosto chi finanzia vuole vedere la capacità dei founder di programmare, di dare degli obiettivi al team realistici ma ambiziosi, e di porre in piedi strategie plausibili che lo mettano in grado di raggiungere quanto prefissato. Più in generale, quanto gli stessi soci si aspettano l’attività possa crescere e diventare un’azienda profittevole.

L’attività di pianificazione che il business plan spinge a fare infatti fissa internamente una serie di obiettivi, permettendo ai founder di prendere maggiore coscienza di quanto potranno far crescere la propria attività, e quanti soldi avranno bisogno per farlo.

Per questo redigere un business plan per applicare a un bando non è un processo naturale. Piuttosto, si dovrebbe applicare perché analizzando il piano ci si è accorti di aver bisogno di un tot di risorse per realizzarlo.

In questo breve video estratto dal corso “Business Plan – Il modello economico-finanziario”, Michele Di Blasio spiega questi concetti. Semplici, ma allo stesso tempo necessari per chiunque stia per iniziare a mettere mano al proprio primo piano.

 

[youtube id=”4SpRXetydn8″]

Il “ricatto” cinese che ha fatto crollare bitcoin di 100 dollari in 1 minuto, spiegato

Bitcoin era tornato sopra i mille dollari e in un minuto è sceso di 100. Per colpa dei cinesi e, soprattutto, di un paradosso: i governi non possono controllare bitcoin ma possono, con le loro scelte, influenzarne l’andamento. Abbiamo cercato di capire il perché con il founder di Euklid, Antonio Simeone

Questa app sviluppata da Prospeh (H-Farm) ti dice da dove viene il cibo. OriginTrail

Prospeh è una startup di origini slovene ha sviluppato un’applicazione che mostra le informazioni sulla provenienza dei prodotti alimentari. Fa parte della seconda edizione del Food Accelerator, il programma di H-Farm

Il futuro di Internet non è nella fibra. Così Elon Musk ci farà connettere dallo spazio

Mentre Facebook ci prova con i droni, Space X vuole lanciare in orbita più di 4mila satelliti per portare internet ovunque. L’impresa è titanica se si pensa che ad oggi ci sono solo 24 satelliti nello spazio per il GPS e che le aziende che ci hanno provato prima hanno fallito

F-Secure compra la (ex) startup italiana fondata dall’hacker Andrea Barisani

Exit per la startup di sicurezza informatica di Trieste, comprata dal gruppo del colosso finlandese degli antivirus. Con l’ingresso nel gruppo, Barisani diventa nuovo capo della Sicurezza hardware di F-Secure